Il primo giorno di scuola

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Oggi a Milano è il primo giorno di scuola, Supernano inizia la  III elementare, in un attimo ci siamo trovati a metà del percorso della scuola primaria;  ho consegnato un cucciolo un pò impaurito, mi sto ritrovando un vero ometto con cui colloquiare quasi come con un adulto, ha appreso e sta apprendendo molto anche se ogni estate gli ripeto che ha un black out nel cervello. Ma si sa, spesso le mamme sono un pò pretenziose…
Ho letto questa poesia di Gianni Rodari, autore che da piccola ho amato molto e che continuo ad amare,  e ve la “regalo” in quanto molto adatta alla giornata. E  un grosso “in bocca al lupo” a tutti gli studenti, soprattutto ai piccolini all’inizio di questa nuova avventura

Il primo giorno di scuola


Suona la campanella
scopa scopa la bidella,
viene il bidello ad aprire il portone,
viene il maestro dalla stazione
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…
Viene il sole nella stanza:
su, è finita la vacanza.
Metti la penna nell’astuccio,
l’assorbente nel quadernuccio,
fa la punta alla matita
e corri a scrivere la tua vita.
Scrivi bene, senza fretta
ogni giorno una paginetta.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.

Gianni Rodari

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Certificati per l’attività sportiva: le linee guida del ministero

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Settembre tempo di re-iscrizione alle varie attività sportive. Si, lo so ne ho già parlato, e non farò la solita “tiritera” su quanto lo sport sia importante etc etc… Torno invece su un argomento anche esso già noto, ma su cui si fa ancora molta confusione, ovvero la necessità o meno del certificato medico, il famoso certificato da molti medici definiti “di sana e robusta costituzione”.
Lo scorso 8 agosto Il ministro Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto contenente le ‘Linee guida di indirizzo in materia  di certificati medici per l’attività sportiva non agonistica’.
Il certificato medico è obbligatorio per chi pratica attività non agonistica, mentre non è necessario per l’attività ludica e amatoriale. Per quest’ultima categoria il certificato resta infatti facoltativo e non obbligatorio, come stabilito dal Decreto legge 69 del 2013.

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Riflessioni…

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Il mio post di oggi si basa su una breve conversazione avuta con la maestra di microba.
Oggi microba ha ripreso la scuola materna. Sono giorni che le ricordo l’evento, le parlo di compagni e insegnanti e lei, ferma, a ripetermi sempre le stesse parole: “non ci vado, lo capisci o no?”.
Credevo fosse solo un atteggiamento, la voglia di proseguire le vacanze, un attacco di mammite. Invece ieri sera è crollata. Continuava a singhiozzare quasi in silenzio nel lettino, trovava ogni scusa per chiamarmi, avrà fatto 10 volte pipì e bevuto altrettanti bicchieri d’acqua. Durante una delle varie “tappe” mi ha confidato:”sono in crisi, io proprio non voglio andare a scuola”. Ha addotto molti motivi, non so quanto validi ma le sue parole hanno messo in  crisi me.
Questa mattina è rimasta sulla sua posizione ma non ha apposto resistenza alle varie tappe di preparazione.
Ho accennato appunto alla sua maestra la mia perplessità: microba, pur essendo attaccatissima a me non mi lesina i “vattene, non ti voglio più” quando si arrabbia o i “vai, vai, che faccio/vado da sola”, per non parlare del “sono grande, io”.
Ma al di là delle espressioni verbali in effetti è grande anche per ragionamenti, comportamenti e spesso le si darebbe un anno in più.
La sua educatrice mi ha bloccato. “Sono bambini grandi”-mi ha detto- “sempre più grandi, sia nel modo di ragionare che di fare e continuano a crescere sempre più in fretta, ma tanto quanto apparentemente crescono tanto invece sono fragili. E la difficoltà sta appunto nel capire la loro fragilità. Spesso vogliono fare cose da grandi, da più grandi proprio per nascondere le loro difficoltà. Il difficile non è capire un atteggiamento, interpretare un disegno, un gioco, quanto cosa ci sia dietro tutto questo”.
E in effetti ha ragione. Ho sempre considerato microba una “tosta”, cocciuta e spesso sono dura con lei. Ma ieri sera era proprio piccola, ancora la mia piccola; sul momento ho pensato solo a consolarla (alle 11 di sera la psicologia infantile era l’ultimo dei miei pensieri), non so se in futuro riuscirò a capirla o a interpretare i suoi comportamenti ma da oggi ho sicuramente un’arma in più.

Per la cronaca quando nel pomeriggio sono andata a prenderla giocava tranquilla, ha esitato a uscire tanto era impegnata, è rientrata in classe diverse volte a salutare le amiche.
Interrogata su come fosse andata la giornata la risposta è stata “male”. Ho riso dentro di me. Microba è tosta e tosta rimarrà.

 

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Scuola materna: l’inserimento

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Finalmente è arrivato il momento tanto atteso da numerosissimi genitori: la riapertura di nidi e materne. Le vacanze sono belle ma sono pochi i genitori che hanno le stesse dei loro figli, e allora parte il gioco di incastri: i nonni, il centro estivo, qualche giorno di ferie in più conquistato a fatica da papà e mamma, un’amica disponibile; in tal modo si arriva a settembre più stremati che a giugno.
Chi poi ha figli maggiori alla scuola primaria ha da attendere ancora 10 giorni. E proprio per questo molti figli minori allungano le vacanze. Microba è fra questi. Sono in ferie forzate e chiaramente non ha senso andare via solo con uno dei due. Sto però già facendole il” lavaggio del cervello” sulla ripresa, sul fatto che arriveranno dei bambini nuovi più piccoli e tutto ciò non la entusiasma particolarmente; è inoltre diventata una vera “peperina”, per non dire altro, quindi temo che dia del filo torcere alle maestre.
Mi sembra ieri che ero alle prese con l’inserimento e già un anno è volato.
L’inserimento è uno di quei momenti cruciali nella scolarità. In verità più per le mamme che per i bambini perché spesso loro risentono del nostro stato d’animo e delle nostre ansie.
L’ingresso alla scuola dell’infanzia è un momento particolarmente delicato ed importante nel processo di crescita: dal rapporto esclusivo con la mamma o i famigliari  il bambino viene a trovarsi da solo in un nuovo contesto ambientale e sociale in cui è un individuo autonomo in grado di stabilire relazioni con altri individui estranei, coetanei ed adulti.
Questo momento così delicato può far paura ed è pertanto indispensabile che i genitori siano pronti a rassicurare e sostenere il piccolo senza a loro volta farsi prendere dall’ansia.

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I cosidetti “dolori di crescita”

notte I cosidetti dolori di crescita

Quanti bambini almeno una volta hanno lamentato dolori spontanei soprattutto alle gambe? Credo un’infinità e l’atteggiamento dei genitori va dal “non è niente, passerà come ti è venuto” (la sottoscritta), al “corriamo in PS anche se sono le 3 di notte”. Aiutooo, no, dai, vi prego….
Generalmente i pediatri li classificano come “dolori di crescita” e si riferiscono a dolori che i bambini accusano, soprattutto alle gambe, sempre nella stessa sede, di sera o di notte, di solito per più giorni consecutivi.
Sono conosciuti in tutto il mondo ma la causa è sconosciuta; probabilmente sono “mialgie”, dolori muscolari magari dovuti da un eccesso di attività diurna.

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