10 anni. Buon compleanno microba!

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10 anni, il primo compleanno tondo. Il primo compleanno da grande. Un compleanno strano, uno di quelli che mai avresti pensato di vivere. In nessuno dei peggiori incubi.

Tu così solare, così entusiasta, così amante della compagnia, del fare, del disfare, del progettare, chiusa in casa hai visto svanire due mesi di sogni, di progetti e sai che molti altri svaniranno. Non avrai la tua festa di compleanno, a maggio non ci sarà la Comunione, non potrai andare al mare con i centri estivi né fare quel lungo viaggio che tanto avevamo sognato.

Ti mancano i baci e gli abbracci della mamma, sei preoccupata perché “da quando lavori in un reparto covid non sorridi più”.

Ma hai dimostrato una maturità inaspettata. Tu, in passato con la lamentela in tasca, hai saputo reinventarti.
Non puoi incontrati con le amiche? Il pomeriggio lo passi comunque con loro in video chiamata a studiare, giocare o semplicemente chiacchierare.

Non puoi avere una festa reale? E allora mi convinci ad averne una virtuale con la classe pronta a soffiare le candeline con te.

Le pasticcerie sono chiuse? La torta la facciamo in casa, con la mamma a caccia di fecola e farina introvabili.

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Codogno nel mio cuore

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Ho sperato fino all’ultimo che fosse una montatura, una lotta politica fra “aprire e chiudere” che i mass media come sempre ingigantissero, che questo virus fosse come i precedenti, tutto sommato innocuo. Ricordo ancora quando giovane medico di ps alle prime armi mi insegnarono la vestizione/svestizione per quello che sarebbe dovuta essere emergenza nazionale. Ma nel piccolo ps di Codogno quei kit di indumenti protettivi non furono mai aperti.

Quel 21 febbraio ero come sempre in ambulatorio, concentrata sui miei pazienti, e non mi capacitavo dei continui bip del mio cellulare. Avevo letto di sfuggita le notizie online. Del primo casi di coronavirus in Italia, ma distrattamente non avevo dato peso alla cosa.

Ma amici e conoscenti no. Si ricordavano del mio lavoro in ps e chiedevano come stessi. Qualcuno non sapeva neppure che io avevo lasciato il pronto soccorso qualche anno fa.

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La mamma casalinga

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“Mamma, che lavoro fa la mamma della mia amica S?”

“nessun lavoro”

“? come nessuno? “

“Non lavora nel senso che intendi tu. Sta a casa. Si dice fare la casalinga”.

Seguono tanti punti di domanda negli occhi di microba. E incalza: ” Ma anche quando i bambini sono a scuola? E cosa fa tutto il tempo?”.
Le mamme delle sue amiche di Milano lavorano tutte fuori casa. Per lei non è facile capire. 

Per altro io stessa non avevo risposte concrete.
Non potevo dirle che pulisce la casa, lava o stira perché lo vede fare anche dalla sua mamma che invece ha un lavoro impegnativo.
Non potevo dirle “fa la mamma” perché microba ha una mamma che cerca di fare comunque la mamma a 360°. Certo la sua amica è al lago, in vacanza, dalla fine della scuola. Microba da una settimana. Le ferie della sua mamma. Prima è andata all’oratorio, al mare nelle case vacanza del comune di Milano (e prima di partire si era raccomandata che scrivessi un post…), ad un centro sportivo. E “mi sono divertita tantissimo, mamma”. Il mio portafoglio meno, ma pazienza…

S ha due fratelli, uno più grande ed uno più piccolo. E la sua mamma a casa, è sempre in affanno. È sempre stanca, non concepisce le richieste di piccole autonomie, le piccole libertà che qui, in questa isola felice, possono essere concesse.

Per me qui è sempre stata vacanza per tutti e le regole sono ridotte all’osso. Ho sempre pensato che fossero le loro vacanze, ma anche le mie.
Anche la mamma di C non lavora. E anche lei appare stanca. Anche lei è rigida, anche lei controlla tutto. La mamma di S e di C mi ricordano la mia.

Mia mamma era a casa, ed era rigida anche in vacanza. Microba ogni tanto commenta “meno male che non sono vissuta ai tuoi tempi”.  Continua a leggere: La mamma casalinga…

8 anni: auguri alla mia signorina

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A te che oggi compi 8 anni, a te la mia bambina sempre più ragazzina, a te così difficile dura e spigolosa ma contemporaneamente così facile, affabile, dolce.
A te così entusiasta,  a te così propositiva.
A te che sei l’unica ad accorgerti di un mio vestito nuovo, se sono scarpe poi non parliamone, se ho rifatto lo smalto o se qualcosa non va.
A te, che mi riempi di “sei bellissima mamma” perché gli insulti ormai sono diminuiti e quando capitano mi dici che quelle cose non le pensi, ma ti escono solo perché sei arrabbiata.
A te che adori il rosa e il glitter e dici che da grande ti comprerai i vestiti da sola perché io ti compro abbigliamento più soft.
A te che brillano gli occhi per la nuova gonnellina finalmente “superfashion”
A te che sei bravissima a scuola, che non studi anche se mi dici il contrario, ma poi quando prendi 10 me lo confessi. E allora non posso più arrabbiarmi.
A te che sei una sportiva, che ti butti sulle piste da sci come nell’acqua fonda della piscina, ma associ il mare allo smalto ai piedi.
A te che brami di crescere ma poi mi abbracci e dici che vuoi tornare nella mia pancia.
A te che ami leggere, ami il teatro, ami le mostre.
A te che vuoi diventare un’artista e che “mamma mi spiace ma forse non farò la dottoressa”.
A te che tifi Juve, ma poi aggiungi l’Italia, il Milan e anche il Genoa e il Barcellona, per non fare torto a nessuno.
A te che amo ogni giorno di più
a te che sei la mia grande  gioia e la mia grande soddisfazione
a te  buon compleanno,  amore mio!

Donne: l’importanza della prevenzione

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Sono una fifona. Una mamma medico fifona ed anche ipocondriaca. Ecco, l’ho scritto …
E anzi, aggiungo che proprio per questo quando si tratta della mia salute metto spesso la testa sotto la sabbia e cerco di stare il più possibile lontano dai miei colleghi medici.
Ma quando 3 anni fa, passati i 40, ho accusato dei fortissimi dolori al seno mi sono spaventata moltissimo e ho fatto la mia prima ecografia mammaria. Per fortuna non era nulla di patologico e in quell’occasione chiesi al collega se fosse il caso di fare la mammografia e mi fu consigliato, in assenza di problemi, dato il mio seno ancora giovane (come tessuto) e la precisione dell’ecografo, di continuare con un’ecografia annualmente.

Che io ligia ogni gennaio faccio. Vivo con l’ansia dal giorno della prenotazione al giorno dell’esame. Il dottore, sempre lo stesso, ormai lo sa e ne sorride con me.
Ed anche questo gennaio è andato.  Continua a leggere: Donne: l’importanza della prevenzione…