7 anni

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7 anni di entusiasmo

7 anni di abbracci e di baci

7 anni di amore puro, ma anche di scatti d’ira

7 anni di autonomia. Perché “lo fa supernano, lo faccio anche io”

7 anni di piste da sci, di tuffi in piscina, corse in bicicletta,  di arrampicate in montagna che dovresti essere soprannominata Heidi dato che microba ormai non ti si addice più.

7 anni e la I elementare quasi finita con quaderni perfetti e bellissimi voti, ma anche tanti “ma quanto chiacchiera”…

7 anni di parole, parole, parole, fino allo sfinimento

7 anni di canzoni non certo dello zecchino d’oro e “tanto mamma le parolacce le conosco”

7 anni di femminilità, orecchini, abbinamenti di colori e “mamma stai così bene con i tacchi, perché non li metti mai?”

7 anni di vita da femmina, di amiche, segreti, confidenze, litigi e lagne che non tollero

7 anni di giochi con i maschiacci e da maschiaccio. Ora ti sopportano, domani ti cercheranno

7 anni e ormai sei una bambina grande. Lo continui a ripetere e io non so se crederci o no.  

Poi ti tengo stretta fra le mie braccia, cerco nella memoria il ricordo della vera microba quella “bebè pannolina” che con supernano amiamo ricordare, ti guardo e vedendo una splendida principessa che si avvia a diventare ragazzina, penso che forse hai ragione. Sei una bimba che sta diventando grande

Auguri mia bambina grande per i tuoi splendidi 7 anni!

 

Le leggende di Andor

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Supernano è uno sportivo, in casa nostra non mancano palle di tutti i tipi e misure e quando partiamo in particolare quella da basket lo accompagna sempre. Quando arrivano le ricorrenze è difficile dare consigli sui regali dato il suo interesse molto settoriale. A parte lo sport si butta sulla tecnologia che però subisce i limiti materni.
I problemi si presentano quando si trova con ragazzini meno sportivi di lui. Dopo un po’ è tutto un “non so cosa fare, mi annoio…”, che  sottintende il voler usare tablet e smartphone e conseguenti mie arrabbiature: non concepisco che nonostante abbiano giochi di ogni tipo nulla sembra interessarli.
Tanto è stato dunque il mio stupore quando in un pomeriggio primaverile dopo essersi distrutti sui campetti supernano e combriccola si sono ritrovati davanti ad un gioco in scatola.
Si trattava delle “Leggende di Andor”. Continua a leggere: Le leggende di Andor…

Le uova di Pasqua

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Pasqua alle porte e il solito dilemma soprattutto per i più piccoli: cioccolato si o no? Le nonne minimizzano e regalano uova giganti perché la gioia di strappare un sorriso ai nipoti supera qualsiasi divieto. Ma al di là delle diatribe famigliari come ci si deve comportare?
La maggior parte dei pediatri è d’accordo sul fatto che il cioccolato faccia bene a tutti e di conseguenza anche ai più piccini. Ma per ogni cosa c’è un’età, ed anche il cioccolato rientra in questa regola. Gli specialisti affermano che si può iniziare a far assaggiare il cacao dopo il primo anno, quando lo svezzamento dovrebbe essere già concluso.
E sfatiamo qualche falso mito.
Non è vero che fa male ai denti perché la polvere di cacao ha azione anticariogena contenendo tannini, che inibiscono lo sviluppo di batteri, riducono il processo di demineralizzazione alla base della carie e riducono la formazione della placca, fluoro e fosfati.
Non è vero che fa aumentare il colesterolo: non vi è traccia di colesterolo in quello fondente, mentre in 100 gr di quello al latte ne contengono 16 mg, la stessa quantità contenuta in 200  gr di yogurt naturale parzialmente scremato. Continua a leggere: Le uova di Pasqua…

Fumare in gravidanza assottiglia le fibre della retina del bambino

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Ho scritto tanto sul fumo, e continuerò a scrivere soprattutto quando si tratta di convincere mamme e future mamme a non fumare in presenza dei lori piccoli, a maggior ragione se questi sono ancora nel loro grembo.
I danni sono tanti, tantissimi e continuano a scoprirsene sempre di nuovi. L’ultima notizia è che fumare in gravidanza assottiglierebbe le fibre della retina del nascituro, Assottigliamento che, successivamente, potrebbe aumentare il rischio di problemi alla vista e glaucoma. In uno studio danese sono stati esaminati  i dati di esami oculistici di 1323 bambini di 11-12 anni. Nella ricerca, l’80% delle madri non aveva fumato durante la gravidanza; il 2% aveva smesso mentre il 18% aveva continuato a fumare per tutti i nove mesi. Circa il 4% dei bimbi alla nascita era sottopeso. Gli esami oculistici di tutti i bimbi hanno riscontrato che presentavano uno spessore medio delle fibre nervose retiniche di 104 micrometri.
I figli di madri che avevano fumato durante la gravidanza presentavano fibre nervose retiniche 5,7 micrometri più sottili di quelli nati da donne che non lo avevano fatto. Gli autori non hanno osservato una differenza significativa tra figli di madri non fumatrici e figli di madri che avevano smesso durante la gravidanza. Nei bimbi nati sottopeso la fibra nervosa retinica media era 3,5 micrometri più sottile rispetto a quelli nati normopeso

La sindrome di Rett

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È recentemente trascorsa la giornata delle malattie rare. Solo chi ha un figlio affetto da una di queste patologia sa come spesso ci si sente impotenti sia per le diagnosi tardive di malattie spesso misconosciute sia per  la sensazione di “sentirsi abbandonati” proprio a causa del ridotto numero di soggetti affetti dalla stessa
patologia e la mancata progressione degli studi scientifici.
La Sindrome di Rett è una di queste: è una grave patologia progressiva dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine e compare nella prima infanzia, con un’incidenza di circa 1 caso su 10000, il che la colloca al secondo posto fra le cause di ritardo mentale femminile.
Fu riconosciuta da Andreas Rett, medico austriaco, dopo l’osservazione casuale di due piccole pazienti in attesa nel suo studio che presentavano gli stessi movimenti stereotipati delle mani. Riesaminando poi le schede di alcune pazienti già seguite, Rett individuò altri casi con caratteristiche comportamentali simili e pubblicò un articolo. Era il 1966. L’articolo rimase completamente ignorato fino al 1983, quando un gruppo europeo di neurologi infantili presentò uno studio su 35 pazienti dimostrando, di fatto, l’esistenza della malattia.
Per molti anni la malattia è stata classificata come neurodegenerativa, ma nel 2007 il genetista britannico Adrian Bird ha dimostrato che è reversibile. I neuroni non muoiono, come si pensava, ma soffrono di problemi di comunicazione al livello delle sinapsi. Dal punto di vista genetico, dopo il 1999, anno in cui è stato identificato il gene MECP2 che si trova sul cromosoma sessuale X, come causa della forma classica, dalla dottoressa Huda Zoghby e dai suoi collaboratori a Houston, in Texas, sono stati fatti numerosi passi avanti. Auttalmente sono stati scoperti altri due geni responsabili della Sindrome di Rett:  CDKL5 e FOXG1 .

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