Farmaci a base di codeina e tosse nei bambini

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La tosse argomento caldo, anzi caldissimo e dolente di ogni inverno, e non solo, di molti genitori. La tosse, di per sé non pericolosa, preoccupa sempre sia perché talora è l’anticamera di patologie respiratorie più serie, sia perché è molto disturbante, soprattutto di notte.
E allora che fare? Spesso vengono somministrati a bambini, anche molto piccoli, prodotti non proprio adatti. Ne ho già parlato, diverse volte, ma mi sento ancora dire dai genitori che per far riposare i piccoli sono soliti dare qualche goccia di prodotti a base di codeina. Prodotto io che uso poco sugli adulti, figuriamoci per i bambini…
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“Nessuna correlazione tra vaccinazioni e autismo”

vaccinazioni Nessuna correlazione tra vaccinazioni e autismo

Sono sempre stata favorevole ai vaccini, ho scritto diverse volte che sono l’unica arma di prevenzione nei confronti di malattie mortali, che sono una tutela per il singolo ma anche per la comunità perchè debellare malattie serie e potenzialmente letali soprattutto per le fasce di popolazione più debole è un dovere etico per tutti. La stessa malattia infatti può non dare complicanze su individui sani ma avere un esito letale su pazienti immunocompromessi, su bambini, su donne in gravidanza. E ora finalmente si sfata il falso mito della correlazione fra vaccini e autismo. 

A tal proposito riporto  il testo del nostro Ministro della Salute:
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Polmoniti nell’infanzia e rischio di malattie respiratorie croniche da adulto

ospedale Polmoniti nellinfanzia e  rischio di malattie respiratorie croniche da adulto

Quando si raccoglie accuratamente l’anamnesi di un paziente non si dovrebbero trascurare le domande riguardanti le patologie dell’infanzia, che non vuol dire solo le malattie esantematiche, ma nel mio caso, da pneumologa, la nascita pretermine e soprattutto polmoniti e pleurite avute da bambini. Spesso però non si ottengono risposte utili perché l’ottantenne non ha certo memoria di quanto successo tanti anni prima e anzi crede che ad avere problemi mentali sia io che faccio domande apparentemente assurde. Apparentemente appunto, perché spesso vi è una correlazione fra le malattie respiratorie avute da piccoli e le patologie respiratorie dell’età adulta.
A confermarlo un articolo pubblicato su Pediatrics, scritto da medici del Respiratory center alla University of Arizona di Tucson, secondo cui la polmonite contratta precocemente potrebbe essere un importante fattore di rischio per sviluppare una malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) in età adulta.
I bambini piccoli hanno un rischio più alto di sequele post-infettive, il che suggerisce la possibilità che la polmonite possa danneggiare lo sviluppo dei polmoni in termini di deficit ostruttivo o restrittivo, con un rischio più elevato tra chi ha avuto necessità di ospedalizzazione.
Nella ricerca del Tucson children’s respiratory study, già condotta anni fa, per la prima volta era stato segnalato che una polmonite radiologicamente accertata nei primi 3 anni di vita si associa alla comparsa di asma e di ostruzione persistente delle vie aeree fino all’età di 11 anni, ma ora sono stati pubblicati i risultati del follow-up sulla medesima popolazione fino a 29 anni. Una spirometria è stata eseguita all’età di 11, 16, 22, e 26 anni, e l’eventuale comparsa di asma e respiro sibilante è stata accertata all’età di 11, 13, 16, 18, 22, 24, 26 e 29 anni. I  dati raccolti indicano che, rispetto ai partecipanti allo studio senza infezioni polmonari precoci, quelli colpiti da polmonite nei primi tre anni di vita hanno sviluppato una successiva compromissione dei volumi spirometrici nell’età dagli 11 ai 26 anni. Si è visto inoltre che la polmonite precoce si associa anche a un aumento del rischio di asma e respiro sibilante nella stessa fascia di età. Poiché purtroppo gli studi di follow up sono ancora pochi, rimane il dubbio se il danno polmonare sia direttamente causato dalla polmonite, se quest’ultima si verifica in polmoni la cui crescita è già compromessa prima dell’episodio infettivo o se invece vi sia un deficit immunitario che favorisce il danno polmonare a lungo termine.
Al di là di queste ragionevoli domande, poiché vi sono prove che la limitazione al flusso aereo che può appunto essere una conseguenza di infezioni polmonari precoci, è un fattore di rischio per lo sviluppo futuro di Bpco, la prevenzione sia delle polmoniti nei primi anni di vita sia dei fattori che determinano una compromissione della funzione polmonare (ad esempio evitare il fumo di sigaretta sia attivo che passivo) è l’unica arma a nostra disposizione.

 

 

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19 mila nuovi casi di malattie rare: il 20% sono bambini

mal rare 19 mila nuovi casi di malattie rare: il 20% sono bambini

Il 27-28  febbraio a Milano si è tenuto il 6° Congresso Internazionale sulle malattie polmonari rare ed i farmaci orfani; ho fatto di tutto per parteciparvi perché si trattavano argomenti di cui non si parla tutti i giorni e per cui le mie conoscenze mediche risalenti al tempo della specialità sono state ampiamente superate. Perché quelle date? Perché il 28 febbraio era la giornata delle malattie rare.  In Italia ogni anno sono circa 19 mila i nuovi casi segnalati di malattie rare, malattie che nel 20% riguardano i bambini colpiti da malformazioni congenite. L’ Istituto Superiore di Sanita’ ha precisato che i casi diagnosticati sono 20 ogni 10 mila abitanti. Per quanto riguarda  gli adulti le malattie piu’ diffuse riguardano il sistema nervoso centrale e gli organi di senso (29% dei casi) e le  regioni in cui le patologie sono maggiormente segnalate si trovano al nord soprattutto perché almeno il 18% dei casi segnalati si rivolge a strutture sanitarie diverse da quelle della regione nella quale risiede.
Dietro ad ogni malattia rara c’è una persona, la storia di una famiglia, affetti, sogni e speranze, proprio per questo la campagna per la Giornata delle Malattie Rare, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, i politici, le autorità pubbliche, i rappresentanti dell’industria, i ricercatori e i professionisti del settore sanitario sul tema delle malattie rare. L’aumento della sensibilità all’evento negli anni,  ha fatto si che oggi sia un evento celebrato in 84 Paesi del mondo con il riconoscimento della Comunità Europea. 

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La dermatite atopica: una nuova terapia per una patologia multifattoriale

derm La dermatite atopica: una nuova terapia per una patologia multifattoriale

È noto da sempre il detto “il genitore è il mestiere più difficile del modo” e nello scriverlo mi sento anche un po’ vecchia. Sento infatti ancora la voce dei miei:”vedrai, sarai genitore anche tu e comunque la farai sbaglierai”.
Ecco tutto questo mi è tornato in mente nel leggere il titolo di un articolo “con mamme chiocce tante dermatiti nei bimbi”.
E sul momento mi sono anche un po’ adirata: microba ha la dermatite atopica, faccio fatica a curarla, ma io mi sento tutt’altro che una mamma chioccia.
Poi ovviamente sono andata avanti nella lettura.
Secondo gli esperti le madri iperprotettive lavano i figli più volte al giorno anche con saponi aggressivi, per paura dei raffredori usano maglie di lana oppure trasformano la cameretta in un forno rovente o troppo umido. Queste piccole ossessioni  di molte mamme italiane nel tempo finiscono  per danneggiare la pelle sensibile dei piccoli causando un boom di dermatiti atopiche; io punterei il dito anche su additivi disinfettanti, il separare i vestitini dei piccoli da quelli degli adulti nel lavaggio in lavatrice, l’abitudine a “tenere i bimbi in una campana di vetro”, impedendo di toccare questo o quello. Indubbiamente queste non sono le uniche cause di una patologia multifattoriale.

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