L’alimentazione dopo l’anno d’età

cibo

I principali cambiamenti nell’alimentazione, dopo l’anno di età, riguardano soprattutto il progressivo inserimento di tutti gli alimenti in forma solida nella dieta ma anche l’adattamento alla frequenza dei pasti dell’adulto. Mentre durante il primo anno di vita le mamme si rivolgono al pediatra anche per l’alimentazione, dopo il primo anno in genere si dà al bambino quello che mangiano i  genitori  e ciò che la famiglia è abituata a mangiare. Da qui le ansie genitoriali in quanto spesso a questa età il bambino non mangia o rifiuta i cibi proposti. Spesso infatti è interessato e distratto dal mondo che lo circonda, ed il cibo non è più il suo interesse principale. Inoltre in questo periodo cala la velocità di crescita, e quindi può ridursi anche l’ appetito. Il passaggio poi ad una alimentazione diversa può richiedere un certo periodo di adattamento.
Questa “inappetenza” di solito non lascia conseguenze, ed infatti la crescita continua ad essere regolare. Durante il primo anno di vita il neonato triplica il suo peso alla nascita. È sbagliato aspettarsi la stessa velocità di crescita dopo il compimento del primo anno di vita in quanto tra i 12 e i 24 mesi il peso deve aumentare poco più del 20%.
L’alimentazione deve essere variata e ben bilanciata alternando quotidianamente tutti i principi nutritivi in quantità adeguate per evitare carenze. Continua a leggere: L’alimentazione dopo l’anno d’età…

La prevenzione delle allergie inizia già in gravidanza

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Proprio nei giorni in cui è stato pubblicato il nuovo decreto per cui alcuni (molti) esami (tra cui i test allergologici) non possono essere più mutuabili se i pazienti non hanno determinate caratteristiche o patologie,  viene pubblicata la notizia che negli ultimi 20 anni la percentuale di bimbi allergici, in Italia, è più che triplicata.
Ci si ammala di più, pretendiamo, giustamente, un’ ottima sanità, poi non riusciamo a prenotare in tempi ragionevoli o ad avere la prestazione per motivi burocratici.
E qui si ferma la mia polemica…
Tornando alla notizia, un bambino italiano su 4 in età prescolare soffre di allergie, ben il 25%. Erano il 7% nel 1995. Non ho ricordi di bambini allergici quando andavo a scuola io.
Le  forme più diffuse sono la rinite allergica, che interessa un bambino su 4, seguita dall’asma (circa il 10%) e dalle allergie alimentari che colpiscono il 3% nei primi 2 anni di età. L’impennata maggiore di casi si è avuta però nella dermatite atopica, che in meno di un decennio è aumentata del 6%e oggi interessa oltre un milione di bimbi.
Le cause: l’inquinamento ambientale e gli eccessi di igiene.
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Allattamento al seno: vecchi miti da sfatare

seno

La mamma che allatta è spesso subissata da dubbi in merito a comportamenti da tenere o cibi da assumere o evitare, ma molto spesso le informazioni che riceve sono solo frutto di vecchie credenze popolari.

  • la neomamma può mangiare seguendo le proprie abitudini e solo se nota che il consumo di certi cibi determina disturbi al bambino, potrà provare ad eliminarli dalla sua dieta. Detto questo non c’è motivo che si privi neppure del caffè, se lo desidera. E lo dico per esperienza. Mamma di due figli che hanno sempre dormito tutta la notte nonostante io bevessi caffè a qualsiasi ora. Poi rompevano per altri motivi, ma questa è un’altra storia…
  • Le spezie e i cibi piccanti non sono affatto dannosi per il bebè (basti pensare che esistono paesi in cui questi alimenti sono alla base della dieta senza per questo impedire alle mamme di allattare i loro piccoli). Il motivo per il quale, invece, se ne sconsiglia l’assunzione (come succede anche per cavoli, broccoli, asparagi, aglio, cipolla…) dipende dal fatto che tali alimenti possono alterare il gusto del latte rendendolo poco gradito al bambino. Anche su questo, però, le opinioni sono discordanti e sono in tanti a ritenere che una precoce abitudine a sapori anche molto forti ne rende meno problematica l’accettazione nel periodo dello svezzamento. 
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Quando il bambino si ammala troppo spesso

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È un argomento “trito e ritrito”, ma praticamente sempre attuale ogni anno. Non sono pochi infatti i bambini che nel periodo invernale presentano numerosi episodi di infezioni respiratorie talora anche a distanza molto ravvicinata.  Il bambino sta sempre male e la febbre si può presentare anche ogni 2 o 3 settimane e con essa il raffreddore e la tosse. Questa situazione si verifica più facilmente nei bambini che frequentano l’ Asilo Nido o la Scuola dell’Infanzia, mentre diventa via via meno frequente nei bambini più grandi che hanno ormai sviluppato un elevato numero di anticorpi utile a proteggerli contro numerosi germi. La maggior parte delle infezioni respiratorie del bambino piccolo è dovuta ai virus e contro questi, è ormai noto, non vi sono terapie efficaci. L’unica soluzione è aspettare che passino da sole. Banale? Forse. Ma comunque un bel problema e per i genitori che lavorano e che non possono contare sull’aiuto dei nonni nella gestione del piccolo costretto a casa.

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Criptorchidismo

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Il criptorchidismo  è la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli all’interno della borsa scrotale, poiché ritenuti nel canale inguinale o all’interno della cavità addominale (caso più raro), già prima dello sviluppo. E’ la notizia che possono apprendono, con ansia, i genitori alla dimissione dal nido, dopo la nascita del loro bambino o dal pediatra durante le prime viste. Ma di cosa si tratta e cosa fare?
Il criptorchidismo rappresenta l’anomalia più frequente dell’apparato urogenitale in età pediatrica e colpisce il 3-5% dei nati a termine ed il 9-30% dei pretermine. Un fattore di rischio importante è rappresentato dal peso alla nascita: piu’ basso è il peso piú alta è l’incidenza di criptorchidismo. In seguito il 75% dei testicoli criptorchidi di nati a termine ed il 95% dei testicoli criptorchidi di nati prematuri discende nello scroto entro il primo anno di vita e la maggior parte dei testicoli discesi entro il primo anno completa questo processo nei primi 3 mesi di vita. Dopo tale periodo una discesa completa è eccezionale. La sua incidenza sembra essere aumentata in questi ultimi 30 anni, verosimilmente a causa di anomale esposizioni ambientali, soprattutto agli estrogeni.

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