Riflessioni

adolescenti

C’è un fatto di cronaca della scorsa settimana che continua a turbarmi e farmi riflettere: il suicidio di una ragazzina diciassettenne. Ma non è tanto l’episodio in sé che pur sconvolge, quanto il motivo che ha portato a tale gesto, ovvero le incomprensioni con i genitori. Sembrerebbe che la ragazzina modello, brava a scuola, sempre obbediente e servizievole, sia scoppiata. Sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che i genitori le impedissero di fare le cose che facevano i coetanei, e da ultimo le avessero impedito un soggiorno studio in Cina. Tutto questo appreso da numerosi biglietti lasciati ovunque. I genitori sarebbero indagati. Mah…
Solo qualche giorno dopo sulla rubrica di posta di un settimanale femminile la lettera di un’altra diciassettenne che chiedeva consigli su come “far ragionare” i genitori: anch’ella brava a scuola, “assennata”, ma assolutamente incompresa, non gratificata e a suo dire“tenuta segregata” perché non le venivano concesse uscite serali e vacanze con le amiche. Concludeva dicendo “io faccio quello che mi dicono di fare, ma loro non sanno quello che voglio realmente io”.
Sono due facce dello stesso problema. Nel primo caso ha vinto la disperazione e forse la solitudine, nel secondo c’è il tentativo di chiedere aiuto ad un estraneo. Continua a leggere: Riflessioni…

Il bello delle piccole cose

fiori

Son le piccole cose belle che fanno bella la nostra vita. Quando accadono all’improvviso un sorriso spunterà. Sono le piccole cose belle che regalano felicità e ti cambiano la giornata se le vivi con semplicità

Questa è una delle canzoni cantate dal coro della scuola primaria di supernano alla festa di fine anno. È dello zecchino d’oro 2008 ed ammetto che ne ignoravo l’esistenza.
L’ho ascoltata con attenzione e non solo perché catturata dall’entusiasmo dei bambini. Era lì in un angolo della mia mente ma prepotentemente uscita in questi giorni. Perché? Perché sono in fase riflessiva. O forse depressiva. È il tempo più autunnale che estivo o lo stress? O entrambi?
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Depressione post-partum: parte il progetto in Lombardia

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Parliamo sempre di bambini, ma mai, o quasi di mamme, dimenticandoci spesso che dietro il benessere dei nostri cuccioli c’è una mamma che a sua volta deve stare bene. Ma non sempre è così. E spesso queste mamme non hanno problemi fisici, forse ben più facili da curare, gestire o riconoscere, bensì problemi psichici, quelli che io definisco i nostri buchi neri.
Qualche giorno fa un’infermiera del nostro ospedale raccontava di aver speso fior fior di soldi, buttandoli al vento,  qualche mese dopo la nascita del suo primogenito, per sentirsi dire che non aveva “elaborato” la morte del padre. Girò nel tempo numerosi specialisti per arrivare a trovare un equilibrio. Ne parlò oggi, a distanza di molti anni, perché allora era un tabù essere infelici con un bimbo piccolo.
In realtà il problema è abbastanza frequente e si stima che di depressione o ansia in gravidanza e nel post-partum ne soffra  circa il 16% della popolazione femminile.
Visto l’impatto che questo disturbo può avere sulla madre, sul bambino e su tutta la famiglia, è un problema che non andrebbe sottovalutato e che richiede un’attenzione sanitaria specifica e accurata.
Per questo è partito da poco in Lombardia un progetto finanziato dalla Regione, e svolto dall’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano con lo scopo di creare un percorso di assistenza e cura per le donne che soffrono di tale patologia.
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Il trauma cranico nel bambino

trauma

Tratto oggi di un “evergreen”, ovvero del trauma cranico nel bambino,  perchè, a parte riprendere i soliti, ma non scontati consigli, vorrei raccontare un’esperienza di così detta vita vissuta.
Qualche giorno fa un amichetto di microba all’inizio della sua avventura con la bici senza rotelle, ha fatto il primo volo. Caso ha voluto che io mi fossi allontanata dal parco giusto i 5 minuti dell’evento e quando, dopo una telefonata allarmata, arrivai di corsa, mi trovai di fronte ad una scena che da medico ma  soprattutto da mamma mi urtò parecchio. Era stata chiamata l’ambulanza (e fin qui nulla da dire, le ferite del capo, anche le più banali, sanguinano parecchio e il sangue fa sempre molta paura), trovai un ambulanziere che stava medicando il piccolo (che per fortuna stava benone), e dava alla madre informazioni alquanto scorrette su quello che sarebbe accaduto dopo, su chi avrebbe visitato il bambino, su che esami avrebbe fatto.
Ecco questo è il primo punto che vale per questo episodio ma per tutte le chiamate delle ambulanze: nessuno  può dire quale sarà il comportamento che terrà il medico del pronto soccorso,  per non spaventare ulteriormente gli interessati,  perchè quello che si valuta in una strada è ben diverso da quanto si evince da una visita in ambiente ospedaliero ma soprattutto perchè è solo un medico che può decidere degli esami e delle visite da effettuare.
Tornando al “nostro” trauma cranico, è fondamentale precisare che

Cosa fare se si “picchia la testa?” la maggior parte delle cadute dei bambini non ha risvolti negativi, poiché le ossa della testa sono robuste ed elastiche: si limitano a lesioni del cuoio capelluto, che essendo una zona ricca di vasi può sanguinare molto o a  bernoccoli e lividi.
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A volte ritornano…

estate

Excusatio non petita, accusatio manifesta…
Perché inizio con questa “frasona”?
Per fare ammenda della mia assenza dal blog. Potrei elencare mille motivi, ma alla fine su tutti ha prevalso la pigrizia.
L’ultimo mese è stato una girandola di impegni, di cose da organizzare, da fare, di persone da vedere…
In primis c’è stata  l’organizzazione di 3 mesi e passa di vacanze di supernano. Il lavoro è stato meno fonte di stress rispetto allo scorso anno sia perché ormai sapevo quali fossero le alternative, sia perché supernano è uno che tutto sommato si lamenta poco e ha bisogno di poco: ovvero un pallone.
Il difficile non è pertanto scegliere, quanto incastrare le settimane dei vari centri con qualche giorno di ferie extra, il tutto in tempi brevissimi.
Giugno è sistemato con  il centro estivo organizzato dal comune di Milano che per fortuna, per quanto ci riguarda, è all’interno della stessa scuola primaria; centro estivo che però è iniziato qualche giorno dopo la fine della scuola…
Sono presenti gli stessi compagni di scuola e quindi i gruppi sono omogenei per età; la giornata è ben strutturata con varie attività e uscite per cui i bambini non si annoiano, mentre gli educatori, per quanto giovanissimi, sono ragazzi preparati e attenti.
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