Fibre di amianto nel Das usato dai bimbi italiani tra il 1963 e il 1975

dasLa notizia è stata riportata ovunque: nel Das usato dai bambini fra il 1963 e il 1975 sono state ritrovate fibre d’amianto.
Il Das è la più conosciuta pasta per modellare con cui da decenni hanno “creato” e creano tutt’ora bambini ed insegnanti e sapere che un prodotto così usato e apparentemente innocuo possa essere addirittura mortale deve aver fatto tremare e non poco, molti. E in effetti anche a me sono venuti i brividi nel pensare che sia io che papàchef abbiamo incominciato l’asilo solo un anno dopo l’annata incriminata; ricordiamo entrambi benissimo tutti i lavoretti fatti con tanto amore per le varie feste. Speriamo che non avessero ancora di scorta qualche confezione degli anni precedenti!
Lo studio sulle fibre di amianto nel Das è stato pubblicato sulla rivista ‘Scandinavian Journal of Work Environment and Health’, firmato dai ricercatori italiani dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo), dell’Asl e dell’Università di Firenze. Il lavoro ha rilevato la presenza, tra il 1963 e il 1975, di amianto nel Das, a suo tempo prodotta dalla ditta Adica Pongo di Lastra a Signa, chiusa dal 1993. La ricerca è stata resa possibile grazie al contributo fornito da alcuni ex dipendenti e al ritrovamento  delle fatture dell’acquisto dell’amianto, oggi depositate nell’Archivio di Stato di Torino insieme alla documentazione del produttore, l’Amiantifera di Balangero. Sofisticate analisi di laboratorio sui prodotti originali hanno confermato la presenza della sostanza.

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Mangiare lentamente aiuta a non ingrassare

tavolaAdesso ho capito perché i miei bambini sono così snelli: perché sono lenti nel mangiare. Lo scrivo sorridendo anche se quando a tavola passano 2 ore esatte proprio da ridere non mi viene.
Leggo la notizia
prendendola come al solito “con le pinze”. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Pediatric Obesity e condotto da un team di ricercatori della University of California a San Diego aspettare 30  secondi tra un boccone e il successivo aiuterebbe i bambini ad avvertire la sazietà e a non mangiare troppo.
Per un anno è stato seguito un gruppo di bambini di età compresa fra 6 e 15 anni. a metà di loro è stato chiesto di mangiare lentamente, aspettando 30 secondi tra un boccone e l’altro aiutandosi con una clessidra che scandisse il tempo e da girare ad ogni boccone. L’altra metà del campione, invece, doveva semplicemente mangiare al proprio ritmo, senza clessidra.

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Quanto latte in formula deve bere un neonato?

biberon

Nel neonato allattato esclusivamente con latte in formula (quindi senza latte materno) è possibile calcolare la dose di latte per ciascuna poppata in 2 modi differenti, ma egualmente validi e semplici:
1) Si prende il peso del proprio bimbo espresso in grammi (ad esempio se il neonato pesa kg 3,900 si considera la cifra 3900 grammi) e si divide per 10. Al risultato ottenuto si somma il numero fisso 250: si otterrà così la quantità di latte necessaria nell’arco delle 24 ore. Ottenuto questo quantitativo giornaliero si divide per il numero di poppate che si è soliti dare al piccolo e si ottiene la dose di latte approssimativa a poppata.

2) con il secondo modo si prende invece il peso del neonato espresso in kg, lo si moltiplica x 160 e lo si divide per il numero delle poppate.
Se ad esempio il neonato pesa 4 kg lo si moltiplica per 160, il risultato va diviso per il numero delle poppate.     

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Come effettuare l’ urinocoltura in un lattante

pipìUna delle operazioni più complicate è effettuare a domicilio ad un lattante questo esame che per fortuna non è richiesto propriamente di routine.
Innanzitutto cos’è l’urinocoltura?
È un esame microbiologico che si esegue su un campione di urine per rilevare l’eventuale presenza di batteri responsabili di infezioni a carico delle vie urinarie e isolarli. Grazie all’antibiogramma è possibile poi valutare la sensibilità e la resistenza dei microrganismi presenti nelle urine, agli antibiotici.
Come fare per eseguire un’urinocoltura?

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Indagini radiologiche e allattamento al seno

radiologiaSpesso le mamme  che devono sottoporsi a esami di diagnostica per immagini durante l’allattamento, si pongono il dubbio se questi possano essere dannosi per il bambino.
E’ bene ricordare che i raggi ionizzanti utilizzati in radiologia, così come gli ultrasuoni in ecografia o i campi magnetici della risonanza magnetica nucleare, non danneggiano il latte materno e quindi sono sicuri per il piccolo.
Diverso potrebbe essere il caso dell’esame da effettuarsi con il mezzo di contrasto che può filtrare nel latte materno; per questo motivo, in passato, si consigliava di gettare il latte materno prodotto subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto. Ma una recente indagine, condotta da medici delle Aziende Sanitarie di Trieste, ha dimostrato che non c’è alcuna incompatibilità tra allattamento ed esecuzione di esami con mezzi di contrasto.

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