La scelta della scuola primaria

scuola

A settembre microba comincerà la I elementare. E a giorni dovrò fare l’iscrizione.
Scusate, io sono vecchia, sig sig, in realtà si chiama scuola primaria.
Indipendentemente dal nome mi dovrete sopportare a lungo con questa storia.
E si, perché per me è un vero colpo. Microba è microba, la mia cucciola, che proprio cucciola ormai non è più, ma non riesco ad immaginarmela con lo zaino.
Sono riuscita a scamparla lo scorso anno, ma questo, giustamente, proprio no.
Microba è nata in aprile, avrebbe potuto essere un’anticipataria e sono dovuta andare a firmare per rinunciarci. Perché nonostante lei abbia una voglia matta di andare alla scuola di suo fratello, io ho preferito farle percorrere le giuste tappe.
Ovviamente per dimostrarmi che avevo sbagliato tutto microba si è ostinata a voler scrivere, un mese fa, da sola, ha iniziato a leggere e per ora ha accantonato la matematica (“mamma, dai, fammi fare i conti”- diceva-), altrimenti saremmo arrivati alle tabelline.
Comunque, dicevo, ormai ci siamo.

Sui gruppi di mamme di facebook è un continuo domandare di queste “benedette” date; scriviamole una volta per tutte: a partire dal 22 gennaio e fino al 22 febbraio saranno aperte le iscrizioni per gli alunni che iniziano il primo ciclo di studi. Se si tratta di scuola privata c’è molto poco da dire: ci si informa in sede, si iscrive il bambino, si paga la retta e il gioco è fatto.
Per la scuola pubblica invece,  come gli anni scorsi, le procedure di iscrizione della scuola primaria, secondaria di I e II grado si effettuano on-line accedendo al sito del ministero dell’istruzione ove è possibile trovare tutte le informazioni utili.
L’iscrizione alla scuola dell’infanzia, invece, resta cartacea.

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Arriva il bebè. Cosa mettere nella valigia per l’ospedale

valigia

 

Non sono certo la persona adatta a dare consigli sulla valigia per l’ospedale quando si va a partorire, sia perché con supernano ho preparato le ultime cose proprio pochi secondi prima di uscire, fra una contrazione e l’altra, sia perché ormai i miei ricordi dell’ultimo parto risalgono a oltre 5 anni fa. Non che nel frattempo sia cambiato molto, i neonati si vestono sempre nello stesso modo e anche alla mamma servono le stesse cose.
In genere, durante i corsi preparto, alle gestanti viene fornita una lista di elementi, oggetti e indumenti utili per il ricovero in ospedale, sia per il bebè sia per la futura mamma. Questa lista è variabile a seconda della struttura: per esempio in alcuni ospedali i pannolini sono forniti dall’ospedale stesso, in altri no.  Per una corretta organizzazione, si consiglia di cominciare i preparativi almeno a partire dal settimo mese di gravidanza, e di prediligere un borsone morbido, più adatto agli spazi degli armadi di un ospedale.
Ma cosa mettere in valigia? È bene preparare una lista distinta per la mamma e per il bebè.

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Appendicite nei bambini: i 10 sintomi sospetti

 

mal di pancia

Uno dei sintomi con cui i genitori sono abituati a convivere e a tentare una diagnosi è il dolore addominale. Ma quando temere che dietro un dolore addominale si nasconda un’appendicite? Non esistono sintomi che in maniera sicura confermino o escludano la presenza di appendicite, ma esistono 10 sintomi d’allarme dell’appendicite.

  1. Sede del dolore addominale: l’appendicite inizia in genere con un dolore vago a livello dell’ombelico; nell’arco di 48 ore (ma spesso anche meno)  il dolore si sposterà verso la parte inferiore destra dell’addome, sarà più intenso  e individuabile con molta più precisione. 
  2. Età: per quanto l’appendicite si possa presentare a tutte le età, è molto più frequente dai 10 ai 30 anni. Nei bambini più piccoli (al di sotto dei 3 anni) è una patologia rara ma possibile e di difficile diagnosi vista la presentazione clinica molto atipica.
  3. Vomito preceduto da dolore addominale: l’appendicite, rispetto ad altre patologie, è più probabile nei casi in cui il vomito è successivo all’insorgenza del dolore addominale.     
  4. Rifiuto dell’alimentazione: il dolore e la sensazione di malessere del bambino saranno così intensi da rifiutare di mangiare o bere qualsiasi cosa.
  5. Posizione immobile: solitamente il bambino con appendicite tende a stare il più possibile immobile perché ogni movimento gli causa accentuazione del dolore. In altre più comuni patologie invece  il dolore avrà caratteristiche diverse e il bambino tenderà a girarsi più volte su se stesso (“si contorce”).
  6. Assente o scarso miglioramento del dolore in seguito a vomito o diarrea: il dolore dell’appendicite non viene alleviato da episodi di vomito e dalle scariche di diarrea; la risoluzione anche temporanea, del dolore dopo vomito o diarrea ci farà pensare ad una gastroenterite.
  7. Difficoltà a camminare e a saltare: il bambino con un’infiammazione dell’appendice avrà difficoltà a camminare e proverà maggior dolore se saltella.
  8. Febbre: non è indicativa perché un’appendice infiammata si può avere anche in presenza di basse temperature o addirittura in assenza di febbre
  9. Alvo chiuso a gas: l’infiammazione può causare un blocco o un rallentamento della motilità dell’intestino, con conseguente difficoltà o impossibilità al passaggio di gas e feci. Talora però nelle prime fasi dell’appendicite può esserci anche diarrea.
  10. irritabilità: a causa del dolore continuo e molto intenso, il bambino sarà molto sofferente e con un pianto difficile da consolare

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Il piede piatto

piedi

Il piede piatto è l’assenza dell’arco plantare, cioè dell’incavo che la pianta del piede dell’adulto presenta sul lato interno. In pratica, il piede poggia a terra con tutta la pianta.
Spesso la caviglia sembra cedere verso l’interno e il calcagno appare deviato lateralmente: nel bambino piccolo è una condizione molto frequente, sia perchè l’arco plantare è pieno di grasso sottocutaneo, sia perché i legamenti e la muscolatura del piede sono poco efficienti.
Il piede piatto essenziale si divide in:
– piede piatto lasso essenziale dell’infanzia:  tra il terzo e il sesto anno di vita ed è praticamente sempre asintomatico. Si rende evidente solamente sotto carico, mentre in scarico e in punta di piedi la sua morfologia è del tutto normale. Nell’80 % dei casi si normalizza completamente; nel restante 20% evolve nel piede piatto essenziale dell’adolescenza.
– piede piatto essenziale dell’adolescenza: tra il 6° e il 13° anno di vita e non è altro che quel 20% di piedi che non hanno sviluppato l’elica plantare entro questo tempo. Anche questi, seppur tardivamente, sono comunque destinati a normalizzarsi e soltanto una piccola percentuale, compresa tra l’1 e il 5%, tende a restare piatto valgo. In assenza di disturbi, il piede piatto valgo si configura come una semplice variante anatomica o piede piatto funzionale. Solo in presenza di disturbi funzionali o dolori, il piattismo sarà da considerarsi patologico e andrà interpretato come l’espressione morfologica di dismorfie scheletriche. Continua a leggere: Il piede piatto…

Facebook

facebookAmici e amiche di mammamedico, ogni tanto sono colpita e affondata da problemi tecnologici. Vi ricordate quando il blog è stato oscurato ed ho perso il lavoro di un anno? Bè, stavolta è sicuramente meno grave ma pur sempre di una perdita si tratta.
È stato cancellato l’account di mammamedico su facebook. Una sorta di disastro perché negli anni avevo raggiunto oltre 2300 amici, seguivo diverse pagine, avevo dei contatti.

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