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Assunzione di antibiotici e rischio obesità nei bambini

farmaci

Ho espresso diverse volte la mia opinione sull’uso smodato di antibiotici in adulti e bambini: contrarissima. L’antibiotico non serva a far guarire prima il bambino nonostante abbia ben presente la necessità che i nostri piccoli hanno di guarire in fretta per tutti i problemi famigliari gestionali; l’antibiotico non cura tutte le tossi, i mal di gola, le febbri. Anche nel caso delle bronchiti diversi studi hanno evidenziato che anticipare la somministrazione non cambia la prognosi ma attendere potrebbe mettere in luce una forma causata da virus per cui gli antibiotici sono assolutamente inutili. Continua a leggere: Assunzione di antibiotici e rischio obesità nei bambini…

Regole antiobesità

Regole antiobesità

Ci risiamo, eccoci ancora a parlare di regole antiobesità. Proprio io non dovrei. Microba, pur divorando di tutto è appunto…una “microba” e Supernano costituzionalmente un bambinone pur mangiando pochissimo. Mah…..

I pediatri del Comitato per la nutrizione dell’ ESPGHAN, la Società Europea di Gastroenterologia Pediatrica, Epatologia e Nutrizione, hanno pubblicato sul Journal of Pediatric Gastroenterologic Nutrition le linee guida di una dieta sana per prevenire l’obesità nei bambini.

La cosa che ritengo fondamentale è che non venga demonizzato alcun cibo perché nessuno di per sé è associato allo sviluppo dell’obesità. I nostri bambini possono e devono mangiare di tutto ma…

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Lo sport nei bimbi asmatici

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Ho sempre sostenuto l’importanza dell’attività sportiva, fin da piccolissimi, la caldeggio a tutte le età, anche nel soggetto anziano. I benefici sono fisici e psichici. E quando pongo la diagnosi di asma, soprattutto ad un paziente giovane tengo a precisare che un asmatico ben curato può condurre una vita normale, anche praticando attività sportiva agonistica.

E nel caso dei bambini?
Secondo la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (Siaip), l’asma non è una controindicazione all’attività sportiva, anche a livello agonistico, sempre che i sintomi siano sotto controllo.  Il vero rischio per la salute è al contrario la sedentarietà, prima causa di sovrappeso e obesità di cui si registrano percentuali importanti tra i bambini asmatici.

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Latte vaccino dopo i 12 mesi: nuove indicazioni

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Sul latte vaccino si è sempre detto tutto e il contrario di tutto. Negli anni 70 -80 veniva dato ai lattanti non allattati al seno, indipendentemente dall’età. Poi si è data l’indicazione alla somministrazione dopo l’anno d’età. Ora si ritorna prepotentemente a parlare di latti di proseguimento. Qualcuno pensa sia un business delle aziende farmaceutiche. 
Premetto che ho introdotto il latte vaccino nella dieta dei miei figli ai 12 mesi, in aggiunta al latte materno. Supernano fino ai 6 anni beveva mezzo litro di latte al giorno suddiviso in due biberon da 250 cc mattino e sera. Non ho mai pensato fosse troppo anche perché latte e yogurt lo hanno “salvato” nei periodi di digiuno. Una volta abbandonato (su mia imposizione) l’amato biberon, inevitabilmente è stata ridotta anche la quota di latte assunta. Cresce ed è sempre cresciuto bene, assolutamente non obeso, con un numero di infezioni molto limitato. Microba abbandonato il seno, non ha mai voluto il latte dopo cena; ma lei ha un altro fisico e mangia in maniera diversa rispetto al fratello.
Ora, se qualcuno mi chiede, io non posso far altro che raccontare la mia esperienza: in casa nostra i latti di proseguimento non sono mai entrati.
Le nuove linee di indirizzo del Ministero della Salute sull’alimentazione nella prima infanzia sconsigliano il latte vaccino nel primo anno di vita e lo indicano con cautela a partire dal secondo anno.
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La sindrome di Down

genoma

Tempo fa una mamma su un gruppo di FB chiedeva a che età erano necessari gli accertamenti per individuare feti affetti da sindrome di Down. Di amniocentesi ho già scritto qui. Mi riprometto di scrivere in futuro di diagnosi prenatale. Ma prima sarebbe il caso di sapere cos’è questa temuta sindrome di Down.  È una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma 21 in più rispetto alla normale coppia (per questo è nota anche come trisomia 21). Le persone sane hanno 23 coppie di cromosomi, cioè 46 cromosomi in tutto. Un cromosoma per coppia è ereditato dall’ovulo materno e uno dallo spermatozoo paterno. In condizioni normali con la fecondazione, l’ovulo e lo spermatozoo si uniscono e formano uno zigote (ovulo fecondato) che possiede 46 cromosomi.
In alcuni casi, però, si verifica un problema prima della fecondazione. L’ovulo o lo spermatozoo si possono dividere in modo non corretto, e quindi ritrovarsi ad avere un cromosoma 21 in più. Quando queste cellule si uniscono con uno spermatozoo o un ovulo normale, l’embrione risultante ha 47 cromosomi anziché 46 e questo tipo di errore nella divisione cellulare causa circa il 95% dei casi di sindrome di Down. In alcuni soggetti con sindrome di Down, invece, si riscontra il normale assetto di 46 cromosomi, ma una parte del cromosoma 21 è traslocata su un altro cromosoma; più raramente, si riscontra la trisomia 21 in mosaicismo, ossia nello stesso individuo sono presenti sia cellule normali (con 46 cromosomi), sia cellule con 47 cromosomi. La conseguenza di queste alterazioni cromosomiche è un difetto di grado variabile nello sviluppo mentale, fisico e motorio del bambino.
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