
Di celiachia si parla molto e soprattutto si presta sempre più attenzione non solo agli alimenti adatti ai celiaci ma anche agli strumenti che servono a preparare e poi a servire il cibo per i celiaci. È infatti ormai noto che anche l’utilizzare gli stessi mestoli e posate nel servire il cibo con e senza glutine può arrecare un danno al celiaco. Ma forse non è altrettanto noto che chi è affetto da celiachia può esporsi inconsapevolmente al glutine utilizzando prodotti cosmetici per le labbra, per il viso e per il corpo in cui è presente. Alcuni ricercatori della George Washington University, hanno esaminato i prodotti delle prime 10 aziende cosmetiche negli Stati Uniti e hanno verificato nella maggior parte dei casi la mancanza di informazioni sugli ingredienti dei prodotti.
Solo due delle società offrono informazioni dettagliate sugli ingredienti, ma nessuna ha prodotti senza glutine. La situazione è piuttosto grave perché il celiaco può usare inconsapevolmente prodotti contenenti glutine e manifestare così un peggioramento della malattia. La ricerca è infatti proprio partita in seguito al caso di una paziente che aveva avuto un peggioramento dei sintomi gastrointestinali dopo averutilizzato una lozione per il corpo indicata come “naturale”; dopo averne sospeso l’uso la sintomatologia si era risolta. Esistono piccole aziende che hanno a cuore questa nicchia di consumatori, ma sono le grandi aziende che dovrebbero dare il buon esempio se non con una linea gluten free almeno con etichette più accurate.




















L’ Aic smentisce il pericolo del glutine negli ingredienti dei cosmetici. Qui la loro risposta ufficiale http://www.celiachia.it/menu/faq.aspx?idcat=14&idfaq=65
Anche io, celiaca, me ne ero preoccupata, ma sto imparando che prima di dar retta a facili allarmismi o a ricerche scientifiche non ben specificate è meglio chiedere al proprio medico di fiducia o far riferimento a siti certificati e alle associazioni che si occupano di celiachia da anni.
grazie per la segnalazione, io mi sono rifatta ad una ricerca americana. concordo sui facili allarmismi anche se talora è meglio un’accortezza in più che una in meno