“Abuso di passeggino”

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Uno dei passaggi nella crescita dei nostri bambini è l’abbandono del passeggino. Ne ho già scritto e ho già espresso il mio parere: dopo i 3 anni al massimo, dovrebbe essere messo in soffitta. Indipendentemente dalla pigrizia del piccolo, indipendentemente dalla comodità della mamma. Spesso infatti il passeggino è un utilissimo carrello. Eppure moltissime mamme non la pensano come me. Sembrerebbe che in Italia un bambino su 10 nell’età fra i 4 e i 6 anni sia ancora comodamente seduto sul pratico mezzo di trasporto. 6 anni? L’età della scuola? Se lo avessi solo letto non ci avrei creduto. E per una volta non sono solo le mamme italiane le “malate di passeggino”: per il secondo anno consecutivo, in vacanza all’estero, ho visto genitori spingere bambini che di gran lunga hanno superato l’età di ciucci e pannolini.
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L’amico immaginario

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Microba ha un amico immaginario. O meglio tanti amici immaginari. A volte anche delle figlie e un marito. Passa delle ore fingendo di parlare al telefono con questi fantomatici personaggi usando un linguaggio inventato che sostiene essere spagnolo. Osservarla mentre agghindata di tutto punto (perché ovviamente per fare la signora o la mamma servono scarpe con il tacco, borsetta, collane, orecchini) è impegnata in questi discorsi, è uno spasso.
Nonostante questo suo mondo immaginario,  Microba,  pur avendo sparuti episodi di timidezza, ha una vita sociale “reale” molto attiva e si relaziona bene sia con le coetanee che  con le bambine più grandi.
L’amico immaginario, è una creazione positiva dell’immaginazione dei bambini, è una cosa molto comune ed è solo un gioco. Una ricerca dell’Università di Washington e Oregon ha rivelato che circa due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, o nel ritorno da scuola, o se si ritrovano da soli a casa. Un altro studio, dell’Università della Tasmania, ha affermato che il fenomeno è più frequente nei primogeniti.
Scrivo questo perché mi è capitato di sentire genitori preoccupati per questa vita irreale e parallela dei propri figli. Non ho mai pensato che la cosa potesse rappresentare un problema, anzi, ma  mi sono ugualmente documentata.
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La salmonellosi: cos’è? Come si cura?

mal di p.

La notizia è di qualche giorno fa: “Cioccolato a rischio salmonella, barrette ritirate anche in Italia” e riguarda il prodotto ‘Twin Bar’ (Ean Code 8008698010235) a marchio Schär. Premesso di non averlo mai neppure sentito nominare, ho fatto una ricerca su google per avere un’idea di che tipo di cioccolato si trattasse e dalle immagini neppure ho mai visto il prodotto. Non so se sia un bene o un male che a casa di mammamedico manchi la conoscenza di questo snack, ma a parte le nostre lacune culinarie, il fatto di cronaca mi permette di parlare di salmonellosi, patologia che ancora incute timori ma che è più frequente di quanto si possa pensare.
Con il termine salmonellosi si intende un insieme di manifestazioni cliniche causate dalla Salmonella, batterio normalmente presente nell’apparato gastrointestinale di molti animali e agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni trasmesse da alimenti, sia sporadiche che in corso di epidemia.

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Le bimbe apprendono il linguaggio prima dei maschi

scuola

Nel leggere la notizia,  poi prontamente girata a papàchef, il nostro commento unanime è stato “strano, non ce ne eravamo mai accorti!”
Microba parla. Parla. E ancora parla. Sempre. Per fortuna di notte dorme.
Ricordo le sue prime sillabe da piccolissima, la prima parola compiuta a 7 mesi, da allora in poi non ha mai smesso. Con termini appropriati, con l’uso dei congiuntivi. Proprio l’altro giorno le ho detto “microba è il tuo soprannome” e lei “no, è un nomignolo”. Che dire…
Io pertanto non avrei fatto uno studio sulle competenze linguistiche delle bambine, eppure studiosi della Norwegian Reading Centre del l’Università di Stavanger hanno valutato 1.005 bimbi tra i 30 e i 33 mesi basandosi su osservazioni e informazioni fornite dal personale della scuola materna in base alle attività svolte. Le bimbe sarebbero più interessate e più disposte a impegnarsi in attività come la lettura e il canto, lasciano indietro i coetanei maschi fin dall’asilo diventando poi successivamente più brave a scuola.

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Sangue nelle feci dei bambini: possibili cause

 

cartaigienica

Quando microba era molto piccola (non che ora sia grande, ma in confronto…), comunque poco dopo i due anni ebbe un periodo in cui era stitica, non ne ho mai capito effettivamente il motivo dato che la sua dieta non aveva subito modifiche, aveva tolto senza colpo ferire il pannolino sia di giorno che di notte e apparentemente non aveva disagi psicologici. Era un circolo vizioso, più non si scaricava più aveva mal di pancia e dolore all’ano, più aumentava la paura ad andare in bagno. Un incubo. Peggiorato dalla comparsa di sangue. E a quel punto un po’ di apprensione non mancò neppure a me. La telefonata alla super amica pediatra mi rassicurò: “sarà una piccola ragade, non ti preoccupare”. Mi consiglio uno sciroppo emolliente per almeno un mese, fino alla normalizzazione delle feci a cui io associai creme di tutti i tipi che microba pretendeva prima di “far la cacca”. Finchè come d’incanto stipsi e sangue scomparvero.
È indubbio che la presenza di sangue in qualsiasi parte del corpo dei nostri bambini faccia paura anche se spesso poi la causa è banale. La presenza di sangue nelle feci o nel pannolino di un lattante solitamente mette molto in allarme i genitori. Tuttavia le patologie che più frequentemente provocano feci ematiche sono fortunatamente poco gravi a questa età.
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