Bimbi schizzinosi a tavola

cibo

Ho letto questo articolo con l’illusione di avere qualche indicazione comportamentale sul come trattare a tavola mio figlio. Ho scritto illusione perché tale è rimasta. Supernano a scuola non mangia. Quasi mai. Talora neppure il pane. Si giustifica dicendo che il cibo della scuola non gli piace. Io da un lato lo capisco e gli do anche ragione. Non amo mangiare in mensa, ho pessimi ricordi della mensa scolastica  dove eri obbligata a finire tutto e dove escogitavo mille stratagemmi per evitarlo: dal tagliare in maniera minuta il cibo al nascondere i pezzi più solidi sotto i piatti o in tasca. Non sono certo io in grado di obbligare mio figlio anche se papàchef sostiene che dovrei avere più polso…
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Troppi esami radiologi ai bambini

radiogr

Ne ho già parlato diverse volte (qui e qui) anche perché è uno dei miei “chiodi fissi”, ovvero la prescrizione eccessiva e inutile di radiografie. Da sempre non capisco, e so di ripetermi, il motivo della corsa in pronto soccorso immediatamente dopo un banale trauma e tanto più il soggetto è giovane, tanto meno capisco. Un bimbo che cade in bicicletta ovviamente proverà dolore, avrà qualche “sbucciatura” o “ammaccatura” ( e perdonatemi i termini poco scientifici, che rendono l’idea), se viene accompagnato in pronto soccorso nella maggior parte dei casi uscirà con la sua bella lastrina. Perché? Perché è più facile spedire in radiologia che discutere con i genitori. Io ci ho provato diverse volte, la definisco educazione sanitaria. Mi ascoltano, concordano con la pericolosità dei raggi ma alla fine spesso pronunciano la famosa frase “almeno sappiamo”. Stesso discorso per quelle fratture per cui prognosi e terapia non cambiano. Tipo i colpi costali ricevuti dai ragazzi giocando a calcetto. Anche nel caso di un’infrazione di una costa il trattamento è uguale a quello di una contusione. Anche in quel caso almeno sanno…
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Compiti delle vacanze: come affrontarli senza stress

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E abbiamo finito anche la III elementare. Io mi faccio prendere da sciocche malinconie, Supernano è uscito da scuola esultando. Nonostante sappia che levatacce e rigore non siano finiti perché gli toccano i centri estivi, si sente comunque in vacanza. Gli ho raccontato di quando io facevo delle “vere” vacanze per ben 3 mesi e mi osservava perplesso; la maggior parte dei nostri figli non ha minimamente idea di cosa voglia dire avere la mamma a casa per tutto il tempo e pertanto la prima  spontanea domanda è stata “ma che lavoro faceva tuo papà, cioè il nonno”. Difficile spiegare e far capire che nonostante un lavoro normale un solo stipendio bastava per 4. Altri tempi. E mi sento un po’ matusa nello scriverlo…
Tornando a supernano il suo entusiasmo si è smorzato nel comunicarmi che gli hanno dato troppi compiti.  E qui ho riso io. Supernano non sa neppure cosa voglia dire avere troppi compiti. L’estate scorsa ha avuto talmente poco che da madre rompiscatole ho integrato io con un po’ di ripasso e qualche scheda scaricata da internet perché a settembre aveva completamente messo a riposo il cervello.
Quando quindi qualcuno mi chiede se i compiti siano utili o dannosi rispondo che sono validi nelle vacanze lunghe, dannosi o meglio barbosi, nei week end o peggio durante la settimana.
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Bambini e smartphone: l’uso prima dei 2 anni

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Ultimamente ho partecipato a diverse conferenze sull’uso della tecnologia da parte dei nostri figli; se ne è parlato anche all’evento mammacheblog, ho comprato il libro “generazione tablet” e con papàchef abbiamo regalato a supernano il primo tablet per il compleanno. 9 anni. Abbiamo a lungo riflettuto sulla scelta non essendo convintissimi, ma a parte assecondare un grande desiderio, abbiamo cercato di insegnare a nostro figlio anche di farne un uso didattico. Non solo la app di youtube o clash of clans, ma anche wikipedia o google.
Nonostante abbia un blog da ormai 5 anni io mi sento una tardiva digitale: basti pensare che quando ho comprato il primo smartphone e mi hanno parlato di wapp, sono caduta dal pero, per convertirmi alla macchina fotografica digitale papàchef ha dovuto aspettare la nascita di supernano e comprare di nascosto il primo navigatore satellitare. Lui si che è un tecnologo.
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Sindrome di Munchausen: quando la mamma inventa  le malattie dei figli

 

malati

Ogni tanto vorrei scappare dal mio essere mamma, non tanto per i bambini in sé (bè in realtà talora anche a loro dico che voglio scioperare), quanto per le altre mamme. NON SOPPORTO PIU’ certi discorsi. Perché se non è la scuola con tanto di critiche agli insegnanti, l’argomento preferito sono le malattie. Se i bimbi sono sani, c’è il timore che si ammalino, se i bimbi sono malati “ecco si ammalano sempre” e le ansie sono inversamente proporzionali all’età dei piccoli. Per paradosso talora ho avuto il perfido pensiero che qualche mamma avesse un filo di godimento nell’affermare “ha la febbre, ovvio la nonna/il papà non gli ha messo il cappellino/la maglietta della salute/il giubbino…” .
Questo come ho detto è un mio perfido pensiero ma esiste veramente una sindrome detta “sindrome di Munchausen per procura” in cui un genitore induce sintomi reali o apparenti di una malattia in un bambino.
Si tratta chiaramente di una forma di abuso sui minori.

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In 50 anni raddoppiato il tasso di miopia tra i bambini

occhiali

All’asilo dei miei bambini (comunale, a Milano) i bimbi mezzani venivano sottoposti a visita oculistica all’interno della struttura in un giorno di lezione. Previo consenso dei genitori che, ovviamente in genere acconsentivano. Nonostante fosse una visita basic era comunque una forma di screening. Quest’anno il servizio non è più previsto. La spending review continua a colpire e pertanto  è stato smantellato l’ambulatorio oculistico pediatrico di riferimento per la nostra zona. Addio visita di screening.
E pensare che  negli ultimi 50 anni il tasso di miopia tra i bambini è raddoppiato.
Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Ulster University, in Irlanda del Nord, la causa di questo disturbo visivo sarebbe la carenza di luce solare.

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Il dolore mammario

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Qualche mese fa all’improvviso ho cominciato ad accusare un dolore mammario strano, prima ad un seno, poi ad entrambi: talora erano fitte, talora intenso bruciore, prima per brevi periodi, poi così forte da svegliarmi la notte. Pur conscia del fatto che i tumori tendenzialmente non danno dolore, ero piuttosto preoccupata. Prenotai con molta ansia un’ecografia il cui esito per fortuna fu negativo. Il giorno dopo quasi come se l’esame fosse stato terapeutico, i dolori scomparvero. Mai ricomparsi da allora. Misteri del corpo umano. Ma cos’è questo dolore mammario che tanto raro non è?
Il dolore al seno, detto anche mastodinia o mastalgia è il sintomo mammario che più frequentemente porta una donna adulta ad accertamenti senologici. Il tipo di dolore è molto diverso da donna a donna in genere ben sopportato, ma esistono anche casi in cui la sua gravità e persistenza hanno ripercussioni sulla vita quotidiana. Si riconoscono due forme: la mastalgia ciclica e quella non ciclica.
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“Una fiaba per ogni perché”: come un libro ti cambia la vita

 

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Non ho mai recensito un libro nonostante casa nostra ne sia piena, sia perchè non ho mai tempo di fare nulla  sia perché non mi ritengo all’altezza di stratosferici riassunti e foto delle altre mamme blogger.
Per lo stesso motivo non ho mai partecipato all’iniziativa “i venerdi’ del libro”. La mia costanza è sotto le scarpe. Eppure oggi parlo di un libro. Un libro che ci ha cambiato la vita. Bè, insomma, in parte.
Una fiaba per ogni perché” troneggiava sullo scaffale della biblioteca del piccolo paese dove andiamo in montagna, bello colorato, mi chiamava. Microba non lo aveva neppure notato, ma come spesso capita io sono attirata dai titoli, prendo i libri e nella maggior parte dei casi ho ragione della mia scelta. Questa volta straragione. Il libro contiene dieci storie illustrate pensate per spiegare ai bambini più piccoli (2-4 anni, ma secondo me va bene anche per i più grandicelli), eventi e situazioni per loro difficili: la separazione dei genitori, la nascita di un fratellino, l’inizio della scuola materna, etc.

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Esercizio fisico in gravidanza può ridurre del 20% il parto cesareo

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Quando aspettavo supernano ero stata molto costante nell’andare in piscina 2 volte alla settimana. Era ovvio, a parte andare a lavorare non avevo altro (si fa per dire, ma alla luce degli impegni odierni, è nulla) da fare. Lo facevo principalmente per rimanere in forma. Con microba sono stata molto meno brava e andava bene se riuscivo ad andare una volta alla settimana. Però sono andata in bicicletta fin quasi alla fine. Pazza? Forse. Ma questa è un’altra storia…

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8-9 maggio mammacheblog

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Finalmente sono riuscita a mettermi al pc per scrivere di questa fantastica impresa. Premetto che io non ho potuto partecipare alla giornata di venerdi per problemi di lavoro, ma sabato fin troppo presto ero al palazzo delle stelline. Quest’anno cambio di location per un’iniziativa che dura da anni ma a cui io raramente sono riuscita ad essere presente: il periodo è sempre quello full per recite a scuola, feste o saggi di fine anno. Inoltre io sono una mamma blogger solo perché ho appunto un blog che per altro spesso trascuro, molte ne hanno fatto una sorta di lavoro oppure sono più assidue di me scrivendo di notte. No, non ce la posso fare…
Da non dimenticare che sotto un certo aspetto sono una mamma “navigata” e non solo perché ho passato i 40 ma perché sono da un pezzo fuori dal tunnel delle mamme, inteso gli argomenti più comuni: nanna, pappe, cacche, vaccini, scelta nido/baby sitter. Che poi una mamma fuori dal tunnel non c’è mai, ma spesso ci vuole anche entrare a capofitto da sola…

eeee

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