Lo sport giusto da piccoli per prevenire malattie da grandi

sport Lo sport giusto da piccoli per prevenire malattie da grandi

Fine delle vacanze e tempo di buoni propositi; alzi la mano chi fra questi ha inserito il progetto di iniziare un’attività sportiva o praticarne in maniera costante una già iniziata in passato. Io, lo ammetto, parto sempre con mille buone intenzioni ma poi mi perdo per strada.
Ma non dobbiamo dimenticare che noi siamo un esempio per i nostri figli e che praticare fin dai primi anni di vita giochi o attività sportive, di squadra o individuali, può aiutare anche a prevenire condizioni croniche da adulti. Ho scritto diversi post sull’argomento (potete leggere qui, qui e qui) perché credo che lo sport sia fondamentale nella vita di un bambino: oltre alla prevenzione di malattie future o dell’obesità, aiuta a “scaricare”, a stare in gruppo, a coordinare i movimenti, ad avere una percezione del sé nell’ambiente esterno. Non dimentichiamoci inoltre che per un bambino cittadino soprattutto nei mesi invernali è un modo per conoscere e frequentare altri bambini e stare lontano da TV, PC, videogiochi etc.

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Prevenire le malattie respiratorie dei bambini

malattia Prevenire le malattie respiratorie dei bambini

Visto il pazzo clima le malattie respiratorie sono diventate ormai un argomento “senza tempo”, autunno, inverno, primavera, estate ormai ogni mamma sa che il classico raffreddore può essere sempre in agguato. E ogni mamma si domanda se è possibile evitare che il proprio bambino si ammali.
Il sistema immunitario dei bambini piccoli è immaturo, nel senso che al primo incontro con virus e batteri è normale che le difese non siano perfettamente funzionanti, infatti per funzionare hanno bisogno di “imparare”, ed è per questo che qualche volta i bambini debbano ammalarsi, per imparare a riconoscere i nemici germi.
Qualche volta, anche se in realtà come ho già avuto modo di scrivere i pediatri concordano che soprattutto nei primi anni, 6-7 infezioni all’anno è normale. Ma è possibile appunto la prevenzione?

Continua a leggere: Prevenire le malattie respiratorie dei bambini…

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Il mito dei bambini … stranieri

bambini stranieri Il mito dei bambini … stranieri

Ennesima scenata di microba in spiaggia ma ormai ho imparato a sdrammatizzare e soprattutto a non vergognarmi più. In questa vacanza infatti ho sfatato un mito: il mito dei bambini stranieri. Con enorme soddisfazione posso dire che i bravi bambini, gli angioletti, non esistono. Dal nord al sud, dall’est all’ovest, biondissimi o scurissimi, sono tutti uguali. Ho sempre avuto l’errato concetto che siamo noi, intesi come italiani, i casinisti, gli urlatori, i capricciosi. BALLE! La globalizzazione ha interessato anche i nani.
Avendo finito i miei libri (ah, sta fregatura del peso del bagaglio), non essendomi ancora convertita al kindle e non avendo trovato un solo giornale italiano , ho passato ore a guardarmi intorno. Ed essendo in un luogo pieno di famiglie con bambini, sono stati loro l’oggetto dei miei “studi”.

Ebbene i bambini stranieri piangono come i nostri, urlano e fanno i capricci come i nostri, non vogliono la crema, rifiutano il cappellino, interrompono quando gli adulti parlano, mentre le bambine battibeccano con le mamme. Ovviamente non capisco un acca di quello che si dicono ma il linguaggio non verbale è dirimente.
Olè, sono un po’ meno sola alle prese con la mia preadolescente anticipataria.
E al supermercato? Stanno zitti perché hanno in mano caramelle, patatine o gadget vari, a secondo del caso.
Ma il luogo dove sono rimasta più sconcertata è il ristorante. Inorridivo ogni qual volta mi si chiedeva se volessi il seggiolone per microba. Il seggiolone? Ma se a casa l’abbiamo archiviato a 18 mesi… poi ho capito. I bambini stranieri sono sempre legati sui seggioloni. Ad occhio e croce fino ai 4 anni. In genere con tablet e smartphone in mano. In un notevole, a mio parere, controsenso. Ma poi  ho capito perché: quei pochi non legati vanno in giro, si arrampicano sulle sedie vuote, sulle ringhiere, sotto lo sguardo spesso di incuranti genitori. E spesso sono incuranti anche quando quegli stessi bambini, scesi dai loro troppo piccoli passeggini  toccano oggetti su bancarelle o nei negozi.
Io sono tutto un “non si tocca, si può rompere, è da maleducati, state seduti, si usa la forchetta, non sollevare la sabbia, non schizzare….”. Mi do noia da sola, ma credo che insegnare l’educazione passi anche da qui.
Avevo il “mito” dello “straniero” che a 18 anni va via di casa, di ragazzi indipendenti, autonomi, non come noi, mamme-chioccie che puliamo il sedere fino all’università. Ma forse ho dei concetti errati e, mi, ci, sottovalutiamo. Anche confrontandomi con altre mamme, nella maggior parte dei casi  fra i 2 e i 3 anni pannolini, ciucci e passeggini vengono archiviati, qui ho visto famiglie in giro con due passeggini, uno spinto dalla mamma e uno dal papà, sia per il piccolo che per il maggiore, della bella età di 4-5 anni.

Chiaramente, questo post non vuole assolutamente essere discriminatorio verso nessuno, ma un piccolo elogio per tutte le mamme che tutti i giorni combattono per far crescere al meglio i loro figli e che spesso, troppo spesso, si  si abbattono. 

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Buon Ferragosto!

ok Buon Ferragosto!

Mi sono portata il PC, numerosi libri e articoli di giornale facendo lievitare il mio bagaglio a mano ma tra relax vacanziero e problemi di connessione ho lavorato ben poco.
Gli auguri di Buon Ferragosto non possono però mancare e questa filastrocca di G. Rodari mi sembra carina

Ferragosto (G. Rodari)

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

 

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Consigli alimentari per la spiaggia

gelato Consigli alimentari per la spiaggia

Tempo fa lessi un articolo sui comportamenti alimentari da tenere in spiaggia. Lo salvai sul desktop e me ne dimenticai. Mi è tornato in mente in questi giorni osservando i comportamenti dei vari bagnanti e pensando a quello che negli anni ho visto in spiaggia: si va dalla borsa del mare semi vuota a gruppi di persone con numerose borse frigo che allestiscono una vera cucina all’aperto.
Nell’articolo in questione si parlava di bambini e un pediatra esperto di alimentazione della Società italiana di pediatria sosteneva che in spiaggia si dovesse far bere loro solo bevande fresche ma non ghiacciate, consumare pasti leggeri e merende a base di frutta e gelato. Continua a leggere: Consigli alimentari per la spiaggia…

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I terribili 4 anni

ceci I terribili 4 anni

Li chiamano i “terrible two”, ma nessuno parla dei “terribile four”, forse non è contemplato, forse compiuti i 3 anni i bambini diventano immediatamente angioletti, forse i problemi successivi sono quelli dell’adolescenza. Ma noi per quelli siamo fortemente in anticipo. Microba ha compiuto ad aprile 4 anni e mi sta facendo letteralmente impazzire.
Ha una dialettica, un modo di fare, un’autonomia da lasciare sbalorditi; si è integrata alla grande in quello che chiama “il club”, il gruppo di bambine che frequenta al lago: la più piccola ha 6 anni, la più grande 12; snobba le sue coetanee anche se in realtà queste piccole quattrenni fanno appunto le quattrenni stando con i genitori. Microba va. “io mi avvio”, dice.
Io ho sempre spinto entrambi i miei figli verso l’autonomia. La casa al lago è in luogo dove i pericoli sono ridotti, si può girare in bicicletta e i bambini da frequentare sono i figli di quei bambini con cui giocavo io oltre 30 anni fa.
Ma il punto non è l’autonomia. Continua a leggere: I terribili 4 anni…

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La tosse nei bambini: come trattarla

tosse La tosse nei bambini: come trattarla
Non è certo un argomento da fine luglio, ma considerando che fuori diluvia, ci sono 16°C che a giorni alterniamo ai 25-28°C, che microba passa la notte a tossire e il giorno a soffiare il naso, ho deciso di “rispolverare” un evergreen: la tosse del bambino, di cui avevo abbondantemente parlato qui e qui.
La tosse è un meccanismo fisiologico con cui l’organismo cerca di liberare le vie respiratorie dalla presenza di una sostanza che tende ad ostruirli o ad irritarli.
La tosse non è quindi una malattia ma un sintomo dovuto a molte cause diverse: malattie come l’asma o infezioni respiratorie; fattori ambientali come polveri o altri irritanti. È indispensabile pertanto, curarne la causa.
Se però da una parte la tosse rappresenta un utile meccanismo in grado di eliminare il catarro, dall’altra parte può diventare particolarmente fastidiosa, soprattutto quando disturba il sonno del bambino.
In questi casi può essere utile somministrare liquidi caldi (latte con il miele, thè zuccherato, brodo) che decongestionano le vie respiratorie e aiutano il muco a sciogliersi. Inoltre bisogna mantenere ottimale l’umidità della stanza dove soggiorna il bambino (tra il 40-60%), sia usando umidificatori elettrici sia usando le vaschette apposite, ripiene di acqua, da mettere sui caloriferi.
Nei bimbi più grandi sono inoltre utili i suffumigi, ovvero inalazioni di vapore acqueo da inspirare tenendo il piccolo, coperto da un asciugamano, sopra una bacinella di acqua calda.
In commercio esistono numerosi farmaci antitussigeni, da usare con precauzione soprattutto nei bambini piccoli.
Quando le forme da raffreddamento sono legate ai repentini cambi di temperatura come i
n questo periodo e sono pertanto forme “banali” si può ricorrere a rimedi fitoterapici in grado di alleviare l’irritazione del tratto respiratorio o rimedi omeopatici.
Io, che tendenzialmente nel bambino sono contraria all’uso di sciroppi, trovo utilissimi ed efficaci i prodotti a base di drosera, una pianta carnivora considerata un’erba officinale che produce sostanze con proprietà antitussive, broncosedative, antisettiche, leggermente antibiotiche, decongestionanti, antinfiammatorie, secretolitiche ed espettoranti.

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E’ in arrivo il braccialetto “trova figli”

braccialetto E in arrivo il braccialetto trova figli

Quante volte perdendo un attimo di vista il proprio bambino nella folla per strada, al supermercato, al parco abbiamo esclamato: “ci vorrebbe un microchip”? Io tantissime volte.
Non sono una mamma apprensiva ma il perdere di vista i bambini soprattutto in ambienti sconosciuti è fonte di ansia.
Ebbene ora c’è una soluzione: è in arrivo un braccialetto con Gps, Wifi e connessione 3G per sapere in qualunque momento dove si trovano e chiamarli via cellulare o tablet attraverso una app.
Il congegno elettronico si chiama KizON, è un braccialetto con un pulsante che abilita la comunicazione con un numero prefissato, permettendo così ai bambini di chiamare i genitori in caso di emergenza; ha una batteria che dura 36 ore, è resistente all’acqua e personalizzabile con immagini dei cartoni animati.
È prodotto da LG che purtroppo non mi ha sponsorizzato il post…

 

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Allattamento al seno: la mia esperienza

allattamento Allattamento al seno: la mia esperienza

Questo post partecipa all’iniziativa  #Ioallatto alla luce del sole 2014 – Come partecipare
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Sono una fan dell’allattamento al seno, ne ho sempre parlato nei miei post, l’ho consigliato alle neo-mamme e talora incoraggiate. Ma…. C’è un ma: non ho mai nascosto le difficoltà, non ho mai sciorinato tipo corona di rosario le gioie, solo le gioie. Ho cercato di dire quello che spesso viene omesso e che diventa poi causa di tanta disperazione o di abbandoni. Perché se lo conosci…non lo eviti.

Supernano nacque un giovedì notte. Era un bel bambino di 3330 kg. Un bel bambino molto affamato. Domenica mattina, alla dimissione senza dirmi nulla in particolare, anzi senza dirmi proprio nulla, mi prescrissero il latte artificiale. E così cominciò il mio calvario. Avevo in mano un pezzo di carta con un prodotto ma non sapevo né perché dovessi darlo a mio figlio né tanto meno il modo e la quantità. E l’essere medico non era certo di aiuto. Sono pneumologa ma soprattutto allora ero solo una mamma confusa. La  mia superamicapediatra (SAP), prontamente contattata, stava facendo la tesi di dottorato proprio sull’ allattamento materno mi disse “ma no, lo scrivono a tutti (????), aspetta la montata lattea e tutto si risolve”. E così fu. Ma supernano dopo i primi giorni di quasi calma continuava a piangere. Le ipotesi si sprecavano: otite? Infezione delle vie urinarie? Coliche? Chiamai ancora una volta SAP  che mi consigliò la cosa più banale: la doppia pesata. Supernano piangeva per la fame. “o lo attacchi al seno ogni volta che piange o gli dai un po’ di latte artificiale”.

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Morsicatura di cane: cosa fare?

cane Morsicatura di cane: cosa fare?

Il morso di un cane provoca una dolorosa lesione della cute  che può essere più o meno ampia e  più o meno profonda ma che va comunque trattata nel modo corretto per evitare eventuali conseguenze, anche serie. Le ferite da morso di cane infatti possono facilmente infettarsi a causa dei batteri, presenti nella bocca e sui denti dell’animale, che vengono trasferiti per contatto sulla cute dell’uomo.  Il primo dubbio da risolvere è  pertanto se può essere sufficiente una disinfezione casalinga oppure se è comunque meglio  rivolgersi al  pronto soccorso.
In ogni caso la prima cosa da fare quando si viene morsi da un cane è il lavaggio prolungato della ferita con acqua del rubinetto (o soluzione fisiologica se disponibile), in modo da eliminare il più possibile eventuali residui e batteri presenti nella ferita e successivamente disinfettare  con acqua ossigenata.
Spesso una ferita da morso va incontro ad infezione proprio perché queste prime operazioni di pulizia non vengono effettuate in modo corretto. Se la morsicatura é avvenuta attraverso gli indumenti del bambino, la  carica infettante dei denti dell’animale è ridotta.
L’accesso al  pronto soccorso è fondamentale nel caso di ferite estese o di morsi da parte di animali non vaccinati o selvatici.
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