Multivitaminici in gravidanza: spesso inutili

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Sono da sempre contraria all’abuso di farmaci e ne prescrivo lo stretto necessario. L’ho scritto più volte. Come ho già detto che spesso agli occhi del paziente chi non prescrive perchè conscio dell’inutilità di talune prescrizioni, è un “cattivo” medico.
Ovviamente applico il mio pensiero a tutte le fasce d’età. Bambini soprattutto. E oggi qualcuno la pensa come me parlando delle donne in gravidanza.  Secondo gli esperti del Drug and Therapeutics Bulletin (Dtb), edito dal British Medical Journal,  Multivitaminici e integratori di sali minerali venduti come specifici per la gravidanza sono in realtà una spesa non necessaria: la vendita di tali prodotti non sembrerebbe essere supportata da alcuna evidenza scientifica relativa a benefici per gestante e nascituro soprattutto perché gran parte delle evidenze cliniche con cui questi prodotti sono reclamizzati derivano da studi condotti in paesi a basso reddito dove le donne sono malnutrite. I multivitaminici  specifici per la gravidanza contengono vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B12), vitamine C, D, E, K, acido folico, iodio, magnesio, ferro, rame, zinco e selenio di cui la maggioranza delle gestanti in Occidente non ha certo bisogno essendo disponibili con una dieta corretta. Estremamente importante continua invece ad essere l’assunzione di acido folico ed eventualmente  vitamina D nelle dosi raccomandate e disponibili anche come generici a basso costo.

La sindrome di Down

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Tempo fa una mamma su un gruppo di FB chiedeva a che età erano necessari gli accertamenti per individuare feti affetti da sindrome di Down. Di amniocentesi ho già scritto qui. Mi riprometto di scrivere in futuro di diagnosi prenatale. Ma prima sarebbe il caso di sapere cos’è questa temuta sindrome di Down.  È una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma 21 in più rispetto alla normale coppia (per questo è nota anche come trisomia 21). Le persone sane hanno 23 coppie di cromosomi, cioè 46 cromosomi in tutto. Un cromosoma per coppia è ereditato dall’ovulo materno e uno dallo spermatozoo paterno. In condizioni normali con la fecondazione, l’ovulo e lo spermatozoo si uniscono e formano uno zigote (ovulo fecondato) che possiede 46 cromosomi.
In alcuni casi, però, si verifica un problema prima della fecondazione. L’ovulo o lo spermatozoo si possono dividere in modo non corretto, e quindi ritrovarsi ad avere un cromosoma 21 in più. Quando queste cellule si uniscono con uno spermatozoo o un ovulo normale, l’embrione risultante ha 47 cromosomi anziché 46 e questo tipo di errore nella divisione cellulare causa circa il 95% dei casi di sindrome di Down. In alcuni soggetti con sindrome di Down, invece, si riscontra il normale assetto di 46 cromosomi, ma una parte del cromosoma 21 è traslocata su un altro cromosoma; più raramente, si riscontra la trisomia 21 in mosaicismo, ossia nello stesso individuo sono presenti sia cellule normali (con 46 cromosomi), sia cellule con 47 cromosomi. La conseguenza di queste alterazioni cromosomiche è un difetto di grado variabile nello sviluppo mentale, fisico e motorio del bambino.
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Il mollusco contagioso

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Il mollusco contagioso è una malattia virale della cute e delle mucose abbastanza comune, che ricorda  le verruche con cui talvolta si può confondere. L’agente causale del mollusco contagioso è un virus DNA, il più grande virus conosciuto che infetti gli esseri umani, appartenente al gruppo dei poxvirus. Ha un periodo di incubazione che può variare da 2 settimane a 6 mesi e si trasmette con facilità per contatto diretto (cute con cute) da una persona che presenta tali lesioni sulla pelle ad altra persona oppure  per  via  indiretta  attraverso  superfici  contaminate  (sauna,  piscina,  panche  delle palestre,  lettini  dei  solarium  o  dei  centri  estetici)  o  oggetti  (biancheria  intima,  asciugamani). Nei  bambini  può  colpire  qualsiasi  parte  del  corpo ma soprattutto viso, tronco e arti (in particolare ascelle), mentre  negli  adulti  si  manifesta  principalmente nella zona genitale,  pubica  e  glutea ed essere trasmesso sessualmente. Talvolta si presenta nelle mucose delle labbra, della lingua, della bocca, della congiuntiva
Il caldo e l’umidità favoriscono la sviluppo del virus.
Le lesioni del mollusco possono manifestarsi in qualunque età ma è più frequente tra i 3 e 16 anni.
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Trattamenti di bellezza in gravidanza

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Durante la gravidanza la futura mamma spesso ha dubbi ed ansie su molte cose della vita quotidiana. E l’ansia riguarda talora anche l’ argomento “bellezza”. Cosa può fare o non fare una donna in attesa? Avevo già postato qualcosa in passato, oggi facciamo una carrellata generale.
Tra i trattamenti di bellezza a cui è difficile rinunciare vi sono le sedute dal parrucchiere. I capelli possono essere trattati normalmente perché shampoo e piega non comportano pericoli. Dopo i primi tre mesi ci si può sottoporre alla tinta;  esistono, infatti, prodotti specifici che oltre ad essere privi di ammoniaca, sono particolarmente indicati perché non contengono sostanze tossiche; sarebbe però opportuno avvisare il parrucchiere e far si che eviti di applicare il prodotto direttamente sul cuoio capelluto, poiché attraverso la cute (anche se in piccola parte) potrebbe entrare nella circolazione materna e raggiungere il feto; utile inoltre che l’ambiente sia ben areato. Infatti la vera preoccupazione è quella di respirare i fumi di ammoniaca che potrebbero essere dannosi per il bambino. Via libera invece a colpi di sole o meches perché il colorante è racchiuso in un foglio di alluminio e la colorazione non tocca il cuoio capelluto, e a  tinture vegetali come l’henné che non comporta pericoli per il bambino perché è composto da sostanze naturali.
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