Arriva il bebè. Cosa mettere nella valigia per l’ospedale

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Non sono certo la persona adatta a dare consigli sulla valigia per l’ospedale quando si va a partorire, sia perché con supernano ho preparato le ultime cose proprio pochi secondi prima di uscire, fra una contrazione e l’altra, sia perché ormai i miei ricordi dell’ultimo parto risalgono a oltre 5 anni fa. Non che nel frattempo sia cambiato molto, i neonati si vestono sempre nello stesso modo e anche alla mamma servono le stesse cose.
In genere, durante i corsi preparto, alle gestanti viene fornita una lista di elementi, oggetti e indumenti utili per il ricovero in ospedale, sia per il bebè sia per la futura mamma. Questa lista è variabile a seconda della struttura: per esempio in alcuni ospedali i pannolini sono forniti dall’ospedale stesso, in altri no.  Per una corretta organizzazione, si consiglia di cominciare i preparativi almeno a partire dal settimo mese di gravidanza, e di prediligere un borsone morbido, più adatto agli spazi degli armadi di un ospedale.
Ma cosa mettere in valigia? È bene preparare una lista distinta per la mamma e per il bebè.

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Il caffè in gravidanza non provoca iperattività nei bimbi

caffèI falsi miti della gravidanza potrebbero riempire un’enciclopedia, fra questi il fatto che non si possa bere il caffè per non influire sull’eventuale iperattività del bimbo che si porta in grembo. Ma quante volte una bella tazzina di caffè fumante avrebbe “rallegrato” la giornata?
Ebbene, ci sono ottime notizie per le donne in attesa: il caffè non influirà sull’eventuale iperattività del nascituro, e dunque può essere bevuto anche in gravidanza. A patto però di non abusarne. A dirlo è un recente studio olandese pubblicato sulla rivista Pediatrics.

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Problemi venosi in gravidanza

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La gravidanza costituisce generalmente il momento in cui la patologia venosa pre-esistente anche su base familiare si manifesta in maniera più o meno eclatante in tutte le sue sfaccettature. 
Disturbi come stanchezza, sensazione di pesantezza e tensione nelle gambe, formicolii notturni, sensazione di “scosse elettriche” all’inguine o alla caviglia, piedi gonfi e vene varicose che compaiono rapidamente o che ulteriormente s’ingrossano fanno parte dei piccoli disturbi quotidiani di una futura mamma. Nel  primo trimestre vi è un aumento notevole del tasso di progesterone che promuove una vasodilatazione del circolo a livello delle pelvi con conseguente congestione delle vene e tendenza allo sviluppo di vene varicose.
L’aumento del flusso di sangue alle pelvi consente una adeguata nutrizione del nascituro attraverso la placenta. Questo inevitabilmente sovraccarica le vene del circolo pelvico che sono in stretto contatto con le vene della circolazione delle gambe. Tutto ciò è responsabile dell’improvvisa comparsa di vene varicose durante le prime settimane di gravidanza. Durante il secondo ma soprattutto il terzo trimestre di gravidanza l’aumento del volume dell’utero determina  una compressione sulle vene delle pelvi che a loro volta comportano un difficoltà di “scarico” delle vene delle gambe che tendono a dilatarsi e a trasformarsi in vene varicose.
Nelle ultime fasi della gravidanza, inoltre, vi è una tendenza alla ritenzione idrica dovuta ad una alterazione della funzionalità dei reni, che comporta un rigonfiamento dei tessuti, (edema), soprattutto nelle parti più declivi o delle gambe, piede e caviglie in particolare, soprattutto se si trascorre molto tempo in piedi.
Fortunatamente in molti casi, dopo il parto, nel giro di qualche settimana, la situazione rientra e rapidamente si attenua la dilatazione delle vene e la congestione della circolazione venosa.
In soggetti predisposti e che presentavano alcuni fattori di rischio per lo sviluppo di vene varicose anche in epoca pre-gravidica, non è detto che la situazione rientri, anzi, la gravidanza rappresenta un fattore scatenante lo sviluppo di vene varicose.
La gravidanza inoltre rappresenta una situazione potenzialmente a rischio per lo sviluppo di flebiti superficiali o di trombosi venose profonde.
Alla luce di tutto ciò, è evidente che è bene prevenire tali problemi o, qualora esistano già, prendere efficaci contromisure per ridurre l’estensione e l’intensità di tali disturbi.

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ll sole in gravidanza? Meglio non esagerare

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Quando ho scoperto di aspettare supernano ero alla vigilia della partenza per le vacanze e la prima domanda che mi sono posta era se potessi prendere il sole. Alla prima gravidanza si hanno mille ansie e allora mi venne in aiuto un’estate supernuvolosa; con microba le cose andarono diversamente: scoprii il suo arrivo già abbronzata dal sole della Puglia. E continuai ad abbronzarmi.
In entrambi i casi i “fagiolini” erano ben nascosti. Ma spesso sulle spiagge tante future mamme espongono con nonchalance e orgoglio il loro pancione. Ed è ovvio chiedersi se ci siano problemi ad esporsi a tutto quel sole.

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Attività sportiva in gravidanza

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Quando aspettavo supernano ero stata molto diligente e andavo in piscina due volte alla settimana, con microba il tempo si è notevolmente ridotto e purtroppo non sono stata così costante. Anche allora ogni settimana facevo mille propositi che puntualmente non rispettavo, così le gambe erano gonfie e la schiena dolente.
L’esercizio fisico, fondamentale sempre perché rafforza il tono muscolare, aumenta la resistenza, riduce il mal di schiena, previene il gonfiore, durante la gravidanza oltre a questi vantaggi previene e riduce tantissimi di quei disturbi tipici del periodo: stitichezza, mal di schiena, formazione delle vene varicose,emorroidi, edema alle caviglie e condiziona in senso positivo anche l’umore oltre ad aiutare a tornare in linea dopo il parto.

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