La meningite: cos’è? Da cosa è causata?

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La meningite è un’infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello ed il midollo spinale, di solito causata da batteri o virus. La fascia di età in assoluto più colpita è quella al di sotto di 5 anni di età, ma anche quella degli adolescenti ed i giovani fino ai 25 anni di età.
Esistono tipi diversi di batteri in grado di provocare la forma batterica:
– nei neonati le cause più comuni sono gli steptococchi del gruppo B, l’Escherichia coli e la Listeria monocytogenes
– nei bambini più grandi e negli adulti le cause più frequenti sono lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e la Neisseria meningitidis (meningococco).
Anche l’Haemophilus influenza di tipo b (Hib) è in grado di provocare la malattia, ma poiché praticamente quasi tutta la popolazione ha sviluppato difese immunitarie contro di esso questi casi sono più rari che in passato.
Anche la meningite virale può essere provocata da molti virus diversi: ad esempio enterovirus (i coxsackievirus, i poliovirus, il virus dell’epatite A, ecc) e l’herpesvirus.  

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La difterite: cos’è? come si cura? come si previene?

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Microba ha finalmente fatto il richiamo del vaccino esavalente consigliato fra i 5 e i 6 anni d’età. Fra le vaccinazioni vi è anche quella della difterite la cui copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza;  si è infatti verificato un primo caso di nodulo difterico, spia di un contatto con il batterio che fortunatamente non si è  evoluto nella malattia, perché il microrganismo è stato contrastato dal sistema immunitario del soggetto infettato. Si teme però che a causa del calo delle vaccinazioni in Italia, si possa verificare il ritorno di una malattia considerata quasi scomparsa grazie alle vaccinazioni, ora purtroppo in calo.
Questa situazione, che tende progressivamente a peggiorare, rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo poiché scendere sotto le soglie minime vaccinali significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo.
Se oggi è possibile avanzare dubbi sull’opportunità di una campagna vaccinale è perché probabilmente si è persa la memoria storica delle epidemie e della mortalità infantile che prima che fossero scoperti vaccini e antibiotici falciavano letteralmente intere generazioni.

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Lo streptococco beta emolitico del gruppo B

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Ho parlato in generale di streptococco, ora entriamo nello specifico di una delle due forme più comuni e severe: lo streptococco beta emolitico del gruppo B.
Lo streptococco b emolitico di gruppo B (o SBEGB), noto come Streptococcus agalactiae, popola abitualmente la normale flora gastrointestinale di molti soggetti, ma talora può diffondere in alcune sedi anatomiche secondarie. Si stima che il batterio si comporti da commensale sia nell’uretra maschile che nella mucosa genitale femminile e la trasmissione avviene mediante rapporto sessuale non protetto. Si stima che il 15% di donne adulte, peraltro sane, ha questo batterio nel basso tratto vaginale e/o nell’intestino
La forma più grave di contagio delle infezioni  da parte dello Streptococcus agalactiae è quella tra madre-neonato in gravidanza: infatti al neonato può essere trasmessa l’infezione proprio al momento del parto. Per fortuna solo 3 bambini su 1.000 nati da donne portatrici sane sviluppano segni di malattia che si verifica quando il batterio riesce ad entrare nel circolo sanguigno del neonato (ossia quando si realizza una sepsi) con conseguenze molto gravi: shock, polmonite o meningite.

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Lo streptococco. Cos’è?  

 

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Microba si è ammalata a giugno. Nulla di strano con il tempo pazzo dell’ultimo periodo. È strano per lei, bimba tendenzialmente sana eccetto un episodio di virus intestinale all’anno che in coppia non ci facciamo mai mancare fra novembre e dicembre. È strano perché mi hanno chiamato dall’asilo: aveva 39 di temperatura. “Ti volevo solo avvisare” mi ha detto la maestra “non preoccuparti perché sembra comunque tranquilla”. Cosa aveva microba? Non è dato sapere. Un po’ di mal di pancia, un po’ di mal di gola e la solita voglia di giocare. Non mi sarei per nulla preoccupata se non fosse arrivato il wapp di un’amica “con il febbrone così alto non avrà mica lo streptococco? C’è un’epidemia…”. Ecco io allo streptococco non avevo proprio pensato. Ed è proprio una di quelle cose che non posso diagnosticare: ci vuole il tampone. Ma microba non ha un pediatra;  chi eventualmente glielo avrebbe potuto fare?  e soprattutto se lo sarebbe fatto fare, visto che rifiuta tutto, anche la tachipirina?  Tornando in ospedale ho contattato il pediatra di turno. Da cui mi sono presa della mamma ansiosa. Io? Io che ho lasciato che la febbre di microba passasse senza un farmaco? Ebbene il collega si è messo a disquisire sulle differenze fra scarlattina e faringite da streptococco per arrivare a convincermi di attendere  3 giorni. Già i classici 3 giorni. Grazie tante, lo sapevo anche io. “Se anche fosse streptococco, beta emolitico-per altro- hai tempo una settimana per iniziare l’antibiotico ed evitare eventuali complicanze”. Bell’aiuto.

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Abuso di antibiotici e batteri multiresistenti

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Ho parlato diverse volte di antibiotici, in tutte le stagioni;  è un argomento che mi sta molto a cuore. Trovo che ce ne sia un abuso e non solo fra i bambini. Spesso anche l’adulto “butta giù” farmaci su farmaci al primo mal di gola o colpo di tosse perché “tanto se non lo prendo adesso lo devo prendere dopo e peggioro”. E non è vero. Cerchiamo di mettercelo bene in testa: non esistono solo le infezioni batteriche, ci sono i virus, a cui gli antibiotici “fanno un baffo”. E l’assumere antibiotici senza un fondamento comporta dei rischi non solo per il singolo; aumentano infatti i microrganismi multi-resistenti agli antibiotici che possono essere molto pericolosi soprattutto per i neonati. (leggi anche qui)
E la Società Italiana di Neonatologia (SIN) è intervenuta nuovamente sull’argomento in occasione VII Convegno Internazionale sulle infezioni neonatali tenutosi a Pavia nei giorni scorsi. 
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