Patologie respiratorie

Le patologie respiratorie nei bambini

Con umidità e muffa aumentano i rischi di sviluppare  patologie respiratorie

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Tempo fa venne in visita una coppia di coniugi per una sospetta asma bronchiale. Mi raccontarono che in seguito ad alcuni danni nel loro appartamento e alla muffa che ne derivò iniziarono ad accusare sintomi respiratori. Ovviamente attribuirono tutto alla situazione di casa e, oltre a cercare una cura, chiedevano che un medico pneumologo dimostrasse il nesso fra i sintomi e la muffa. È scontato che vivere in ambienti non salubri causi patologie all’apparato respiratorio, ma oggi è evidenziato anche da uno studio dell’Università di Uppsala pubblicato su Clinical and Experimental Allergy. I ricercatori hanno evidenziato un incremento del rischio di soffrire di sinusite cronica e bronchite, nonché allergie, asma e altri disturbi respiratori, per chi vive in appartamenti malsani, osservando più di 26mila adulti di quattro città svedesi.  

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Le bronchiectasie

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Le bronchiectasie sono una forma di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), dovuta ad una malformazione  cronica dei bronchi che perdono la loro caratteristica anatomica di “tubi” a pareti parallele, per diventare tortuosi, dilatati e sfiancati in vari punti lungo il loro decorso. In genere sono causate da infezioni o da altre condizioni che danneggiano le pareti delle vie aeree e impediscono un’adeguata eliminazione del muco, il cui accumulo espone al rischio di colonizzazione batterica e dunque a nuove infezioni che a loro volta possono produrre ulteriori danni alle vie aeree stesse, avviando  un circolo vizioso. Col tempo i danni possono diventare così gravi da ostacolare il passaggio dell’aria attraverso le vie aeree e rendere difficoltosa l’ossigenazione di tutti gli organi e tessuti dell’organismo. Le bronchiectasie possono essere congenite, molto rare e già presenti alla nascita, dovute ad una malformazione fetale o neonatale.  Sono responsabili di una serie di infezioni respiratorie molto precoci e talora molto gravi arrivando a compromettere anche la crescita del bambino. Tendenzialmente sono localizzate alle basi polmonari. Continua a leggere: Le bronchiectasie…

Influenza al termine, ma attenzione ai ‘virus cugini’

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Febbraio è finito e stiamo uscendo anche dal tunnel dell’influenza. Ma allora come mai ci sono ancora molte persone, fra cui bambini, a letto con la febbre? Si tratta di virus parainfluenzali in genere adenovirus, coronavirus e rotavirus,  i cugini dell’influenza. Quelli che non sono coperti dal vaccino dell’influenza, per intenderci e che spesso danno anche manifestazioni gastroenteriche. Secondo il confronto con gli anni passati si presenteranno per le prossime 1-2 settimane anche a causa degli sbalzi termici tipici del periodo pre-primaverile. Continua a leggere: Influenza al termine, ma attenzione ai ‘virus cugini’…

Antibiotici: uso inappropriato una volta su due

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Ho recentemente tenuto un corso ai medici di famiglia. Si parlava di bronchiti e riacutizzazioni bronchiali nelle forme polmonari croniche; ho detto loro che la maggior parte di queste forme flogistiche è di origine virale, per cui l’antibiotico non serve. E anche nei casi di sovrainfezione batterica ritardare di 5 giorni (in modo da capirne l’evoluzione) la somministrazione di detto farmaco, nulla cambia in termini di prognosi. Sul momento silenzio dalla platea, ma al termine dell’incontro mi si avvicina un collega commentando:
“ dici bene tu. Ma in linea teorica. Se io non prescrivo subito un antibiotico e la tosse perdura, chi lo sente il mio paziente? E se per caso decide di recarsi impropriamente in ps il medico di turno lo prescriverà sicuramente. Perché male non fa. E nell’immaginario del mio paziente quel medico sarà sicuramente più bravo di me. E se invece malauguratamente dovesse poi sviluppare una polmonite, secondo lui sarò stato io la causa con la mia titubanza nel prescrivere i farmaci. Detto questo ad ogni bronchite corrisponde la prescrizione di un antibiotico”.
Che dire? Mi ha lasciato a bocca aperta anche se so che succede così. Ho lavorato anni in pronto soccorso e so  che nessun medico si esenterà dall’effettuare prescrizioni antibiotiche ad una persona che non vedrà più. Eccetto la sottoscritta che però spesso discuteva con i pazienti.

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Vietato fumare. Anche una sigaretta al giorno

 

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Le scuse del paziente  fumatore alla domanda se e quanto fuma sono infinite. Gli aneddoti numerosi. Come quella volta che alla risposta “20” il mio paziente aggiunse “e che sarà mai?”   . Sono stata tacciata di essere troppo dura nello “sgridare”; sono stata tacciata di essere “un cattivo” medico per non aver sgridato; mi è stato detto che la mia faccia esprimeva peggiori pensieri del mio silenzio. Insomma approcciare il fumatore non è facile.
Da pneumologa e non fumatrice mi piacerebbe tanto poter parlare di prevenzione, portare nelle scuole fin dalla scuola elementare, i pazienti ex fumatori, quelli con l’ossigeno domiciliare. Perché la prevenzione è la migliore arma. Perché non bisogna proprio cominciare a fumare, neppure poche sigarette.

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