Il trauma cranico nel bambino

trauma

Tratto oggi di un “evergreen”, ovvero del trauma cranico nel bambino,  perchè, a parte riprendere i soliti, ma non scontati consigli, vorrei raccontare un’esperienza di così detta vita vissuta.
Qualche giorno fa un amichetto di microba all’inizio della sua avventura con la bici senza rotelle, ha fatto il primo volo. Caso ha voluto che io mi fossi allontanata dal parco giusto i 5 minuti dell’evento e quando, dopo una telefonata allarmata, arrivai di corsa, mi trovai di fronte ad una scena che da medico ma  soprattutto da mamma mi urtò parecchio. Era stata chiamata l’ambulanza (e fin qui nulla da dire, le ferite del capo, anche le più banali, sanguinano parecchio e il sangue fa sempre molta paura), trovai un ambulanziere che stava medicando il piccolo (che per fortuna stava benone), e dava alla madre informazioni alquanto scorrette su quello che sarebbe accaduto dopo, su chi avrebbe visitato il bambino, su che esami avrebbe fatto.
Ecco questo è il primo punto che vale per questo episodio ma per tutte le chiamate delle ambulanze: nessuno  può dire quale sarà il comportamento che terrà il medico del pronto soccorso,  per non spaventare ulteriormente gli interessati,  perchè quello che si valuta in una strada è ben diverso da quanto si evince da una visita in ambiente ospedaliero ma soprattutto perchè è solo un medico che può decidere degli esami e delle visite da effettuare.
Tornando al “nostro” trauma cranico, è fondamentale precisare che

Cosa fare se si “picchia la testa?” la maggior parte delle cadute dei bambini non ha risvolti negativi, poiché le ossa della testa sono robuste ed elastiche: si limitano a lesioni del cuoio capelluto, che essendo una zona ricca di vasi può sanguinare molto o a  bernoccoli e lividi.
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Trauma cranico nel PS pediatrico

caduta

Di trauma cranico ho già parlato. È un problema quasi quotidiano per i nostri piccoli e meno piccoli. Microba, benché ormai grandina, nell’ultimo mese è caduta sbattendo la testa almeno 2 volte. Il primo volo dalle scalette dello scivolo circa 15 giorni fa, l’ultimo ieri dal monopattino procurandosi un bel “bernoccolo” sulla fronte. Cosa ho fatto? Ho applicato l’arnica, che ammetto di aver scoperto tardi ma che ormai è mia fedele amica. Non sempre sono così tranquilla. La scorsa estate quando dopo un bel volo sul pavimento in cotto bagnato mi ha detto che aveva sonno e sarebbe andata a letto, beh… qualche sudore freddo l’ho avuto. Conoscendo la furbizia di mia figlia l’ho tentata con una caramella che ha risolto trauma e sonno.
Ma quando il trauma è di maggior entità o si tratta di bambini molto piccoli come ci si deve comportare? E quando il piccolo viene portato in pronto soccorso che comportamento deve tenere il medico?
Nel corso del X Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) sono state presentate le Raccomandazioni per l’approccio in Pronto Soccorso al bambino con trauma cranico.
Il trauma cranico è  una patologia che rappresenta una crescente causa di accesso al Pronto Soccorso; nei cosiddetti Paesi sviluppati i traumi sono la prima causa di mortalità in età evolutiva e il trauma cranico è quello più comune: l’incidenza annuale stimata è pari a 1.850 bambini su 100.000 per la fascia di età 0-4 anni mentre è di 1.100 su 100.000 fra 5-9 anni e 10-14 anni.
Il documento nasce con l’intento di sostenere il medico di Pronto Soccorso nel percorso assistenziale del bambino con trauma cranico ed è il frutto di un’attenta analisi dei dati presenti nella letteratura scientifica e dell’opinione di esperti della materia.
Nel 90% dei casi i bambini arrivano in Ps con un trauma cranico minore e l’esigenza principale è quella di bilanciare i rischi che sfuggano lesioni clinicamente significative, con i costi e i danni da radiazione legati all’ esecuzione impropria della TC cerebrale – ancora oggi il gold standard per la diagnosi. Negli ultimi anni infatti è aumentata notevolmente la disponibilità di eseguire questo esame e i tempi di esecuzione sono sempre più brevi, questo però ha portato anche ad un aumento dell’uso improprio dell’indagine.
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Incidenti stradali: tra le prime cause di trauma nei bimbi

auto

C’è una scritta che lampeggiando sui cartelloni in autostrada mi colpisce sempre: “non assecondare un capriccio, legalo”. È vero, legare i bambini sui seggiolini in auto è spesso fonte di lotte; anche microba, fin da sempre abituata, ogni tanto ci prova chiedendomi se il viaggio sia o meno lungo.
Non è una questione di lunghezza, gli incidenti possono verificarsi anche facendo il giro dell’isolato.
Secondo il presidente della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica (Simeup), gli incidenti stradali sono tra le cause più frequenti di mortalità e disabilità in età pediatrica e ogni anno nei Pronto soccorso arrivano migliaia di vittime della strada. Complessivamente, secondo i dati Istat, nel 2012 sono morti 27 bambini sotto i 9 anni e oltre 6.000 sono stati i feriti nella stessa fascia d’età.
Spesso si tratta di tragedie evitabili visto che la maggior parte dei decessi nei bambini è dovuta proprio al mancato utilizzo dei sistemi di ritenuta o al non corretto loro utilizzo.
Bisogna prima di tutto sfatare la falsa convinzione che la città sia meno pericolosa: più del 75% degli incidenti stradali si verificano nelle strade urbane (con una mortalità che sfiora il 43% del totale).
La posizione più pericolosa in assoluto è quella del bambino in braccio al passeggero sul sedile anteriore: in caso di incidente il trauma, anche grave (cranico, toracico, addominale) è dovuto all’esplosione dell’airbag, o nel caso di airbag disattivato dallo schiacciamento da parte dello stesso genitore.
Da non sottovalutare inoltre i traumi psicologici che si possono trascinare ben oltre la guarigione fisica. Continua a leggere: Incidenti stradali: tra le prime cause di trauma nei bimbi…

Attenzione al carrello del supermercato: i bimbi possono cadere

carrello

Parlo di questa notizia ansa di qualche giorno fa per un solo motivo: a mio parere noi genitori di oggi siamo sottoposti ad un terrorismo psicologico eccessivo in merito ai pericoli a cui possono andare incontro i nostri bambini. Per carità è vero che spesso quegli adorabili cuccioli sono in realtà delle piccole iene e nel giro di un secondo ne hanno combinato più di una, è vero che sono dei terremoti ed esagitati molto più di quanto eravamo noi alla stessa età, ma è altrettanto vero che i nostri genitori spesso ci facevano vivere in maniera più serena, più libera. Cadevamo, ci rialzavamo, ci ferivamo, ci medicavano. Oggi no, oggi è un pullulare di “attento qui, attento lì; non correre che cadi, non toccare questo che ti fai male”. Ghiaccio e il “buon vecchio” “lasonil” non si sa neppure cosa siano. Si corre al pronto soccorso.
Se in aggiunta all’ansia generale anche sul web si enfatizza ogni situazione di possibile pericolo secondo me non si vive più.
Pertanto ne scrivo per “onor di cronaca”, sperando che appunto venga letto solo come una notizia…

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Corpi estranei nel naso o nell’orecchio dei bambini, ecco cosa fare

oggetti nel naso e orecchieIn genere a casa non racconto mai quello che succede al lavoro, credo che sia spiacevole sentir parlare di malati e malattie, fanno però eccezione situazioni più leggere o gli aneddoti divertenti che Supernano ama ascoltare e commentare. Tempo fa , ad esempio, una coppia di genitori portò in pronto soccorso una bimba dell’età di microba, che allora aveva 9 mesi, stavo raccontando a Papà Chef che non solo le avevano dato l’uovo, che io a microba non avevo ancora introdotto nella dieta, ma glielo avevano dato in occasione di una bella gastroenterite. Supernano scoppiò a ridere e disse: “ma quelli sono proprio pazzi“.

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