Il cordone ombelicale e la medicazione del moncone ombelicale

cordone ombelicale e medicazione

Il cordone ombelicale, o funicolo, durante la vita intrauterina, mette in comunicazione la placenta con il feto. Dalla placenta origina il sangue arterioso ossigenato, che da qui raggiunge il feto; dal feto origina il sangue venoso non ossigenato, che, in senso contrario torna alla placenta per essere ossigenato e ripetere nuovamente il ciclo. Salvo rari casi di malformazioni, il cordone ombelicale e’ formato da due arterie ombelicali, dalla vena ombelicale e da una sostanza gelatinosa detta gelatina di Wharton. Il cordone ombelicale può subire alterazioni meccaniche come compressioni, attorcigliamenti o addirittura prolasso, che in alcuni rari casi piuttosto gravi, possono interrompere il flusso ematico in maniera definitiva e causare la così morte del feto.

Per fortuna, nella maggior parte dei casi tali situazioni così come la presenza di uno o più nodi del funicolo o giri di questo intorno al collo del feto non provocano una permanente interruzione del circolo sanguigno, ma solo temporanee compressioni durante il travaglio di parto con un rallentamento del battito cardiaco fetale.

Subito dopo la nascita il cordone ombelicale, di aspetto gelatinoso e colore bianco-madreperlaceo, viene reciso a circa 10 cm dall’inserzione cutanea del neonato, avvolto in garza sterile asciutta, ripiegato verso l’alto e mantenuto in questa posizione con una retina elastica.
Dopo la recisione del cordone i vasi ombelicali si trombizzano rapidamente e il moncone del funicolo, non più irrorato dai vasi, si essicca assumendo un colorito bruno-nerastro. Il distacco del moncone ombelicale avviene spontaneamente entro i primi 15-20 giorni di vita. Per favorire tale processo, permettendo un’adeguata essiccazione e cicatrizzazione, è necessario effettuare medicazioni giornaliere o più spesso nel caso il moncone venga a contatto con urine o feci.

Come procedere:

  • lavarsi adeguatamente le mani con acqua e sapone
  • prendere delicatamente l’estremità libera del moncone aiutandosi con una garza sterile asciutta
  • pulire l’attaccatura del cordone con una garza imbevuta di alcool, mercuro-cromo o acqua ossigenata
  • dopo aver tamponato l’inserzione del funicolo, avvolgere il moncone in una garza sterile, facendo diversi giri
  • fissare la fasciatura con una retina elastica tubolare (in vendita in farmacia o nei supermercati), infilandola dalle gambe attorno alla pancia del neonato

Sull’applicazione di altre sostanze cicatrizzanti (polvere di cicatrene o di arnica, per esempio) i pareri sono discordanti. Quando è nato Supernano mi avevano consigliato l’uso dell’arnica, con microba mi è stato detto che non si usa più. Mah….

Il moncone non è innervato e di conseguenza è privo di sensibilità, se il piccolo piange durante la medicazione non è certamente dunque per dolore, ma probabilmente per l’effetto freddo del disinfettante.

Non usare cerotti che possono irritare la pelle delicata del neonato. Non usare cotone idrofilo perché alcuni dei filamenti di cui e’ composto potrebbero rimanere nella ferita, rischiando di infettarla.

È necessario consultare il pediatra in alcuni rari casi:

  • se il moncone ombelicale tarda a staccarsi (oltre le settimane)
  • se è presente arrossamente, edema o secrezioni di siero, sangue o pus: potrebbe trattarsi di un’infezione
  • se ci sono secrezioni anche dopo la caduta del moncone ombelicale

Una volta caduto il moncone occorre continuare le medicazioni ancora per alcuni giorni utilizzando una garza sterile imbevuta di alcool o di mercuro-cromo sull’ombelico. Non è rara la presenza di crosticine che vanno rimosse con un disinfettante.

Il bagnetto va rimandato sino alla caduta del cordone ombelicale.

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