Il tampone vaginale in gravidanza

Il tampone vaginale in gravidanza

Il tampone vaginale, eseguito durante una normale visita ostetrica, è la raccolta, per mezzo di un tampone tipo cotton fioc ma di maggiori dimensioni, della secrezione prodotta dalla vagina.

Per effettuare l’esame è necessario che la donna sia sdraiata su un lettino a gambe divaricate dinanzi ad una fonte di luce adeguata e che il tampone sia ben introdotto nella vagina evitando di toccare le parti esterne.
Viene eseguito fra la 35a e la 37a settimana di gravidanza per individuare la presenza di eventuali germi che possono creare problemi alla mamma o al nascituro, ricercando soprattutto lo streptococco ß-emolitico di gruppo B (GBS). Questo è un microorganismo che non dà sintomi ma che se presente nella vagina o nel retto potrebbe infettare il bambino durante il parto, causando infezioni neonatali potenzialmente anche molto gravi. Se la gravidanza va oltre il termine (40a settimana) e si è fatto l’esame alla 36a settimana, è quindi consigliabile ripetere il tampone.

Rischi dell’infezione da Streptococco Beta emolitico di gruppo B (GBS)

Dal 10 al 30 per cento delle donne in gravidanza risulta colonizzato da GBS a livello vaginale o intestinale in modo asintomatico e la trasmissione avviene prevalentemente al momento del travaglio e del parto. Fortunatamente solo 3 bambini su 1.000 nati da donne portatrici sane sviluppano segni di malattia che si verifica quando il batterio riesce ad entrare nel circolo sanguigno del neonato causando shock, polmonite o meningite.
Lo GBS è anche responsabile di malattia puerperale con febbre, infezione uterina specie dopo taglio cesareo la cui esecuzione non elimina il rischio infettivo neonatale.
Inoltre, la infezione materna può favorire l’insorgenza di alcune patologie ostetriche quali:

  • il travaglio prematuro
  • la rottura prematura delle membrane
  • la presenza di febbre poco prima o durante il travaglio di parto

Nelle donne positive al solo tampone si ricorre ad una cura antibiotica endovena durante il travaglio, ogni 4 ore. Gli antibiotici in fase di travaglio sono necessari anche quando la mamma non abbia eseguito il tampone, per evitare qualsiasi rischio, oppure se il tampone è negativo alla seconda gravidanza, ma era stato positivo alla prima, come indicato dalla “Consensus Conference” di Atlanta del 1999.

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