Cura delle malattie dei bambini: no all’eccessiva medicalizzazione

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Sono contraria ai farmaci. O meglio sono contraria ai farmaci inutili o assunti inutilmente. La maggior parte delle patologie dei bimbi ha origine virale e pertanto necessita di terapia solo sintomatica inoltre spesso le difese immunitarie sono in grado di rispondere in modo egregio alle più comuni patologie. Eppure medicalizziamo sempre. I nostri bambini devono guarire il più in fretta possibile. E il più in fretta possibile devono poter tornare all’asilo o a scuola. Altro che rimedi della nonna: lana-latte-nanna. Non sempre ai nostri giorni c’è una nonna a disposizione per stare a casa col bambino malato e quindi attuare questo detto. È per questo che le amiche mamme non gradiscono il mio consiglio: ”passa come è venuto”, che è un po’ il mio motto.

Ma stavolta mi vengono in aiuto illustri pediatri americani. Ho letto recentemente 3 articoli interessanti. Uno sull’uso o meglio sull’abuso di paracetamolo (es: tachipirina) nei bimbi con febbre un altro sugli antibiotici ed infine il terzo sui mucolitici.

  1. “No a ibuprofene e paracetamolo ai bambini se hanno solo qualche linea di febbre”. L’indicazione viene dagli specialisti dell’American Academy of Pediatrics, che nelle loro nuove linee guida ricordano ai genitori che la febbre non e’ una malattia, ma un modo che ha l’organismo di difendersi dalle infezioni. Secondo uno studio della stessa associazione, metà dei genitori sbaglia nel dare la dose ai propri figli, esponendoli al rischio di effetti collaterali anche gravi.
    “C’e’ una specie di fobia della febbre – scrivono – che porta i genitori ad abusare di entrambi i farmaci. Una temperatura corporea un po’ più alta e’ il modo usato dal corpo per difendersi dalle infezioni, e abbassare la febbre anche quando non e’ particolarmente alta può addirittura prolungare la malattia invece di accorciarla”. Il principale errore compiuto dai genitori, scrivono gli esperti, e’ non considerare il dosaggio pediatrico, somministrando così ai bambini le stesse dosi degli adulti. Questo può portare a un manifestarsi degli effetti collaterali più gravi, come l’asma e le ulcere.
  2. Per quanto riguarda invece gli antibiotici uno studio pubblicato sulla rivista “Gut” ha stabilito che prescrivere antibiotici ai bambini potrebbe raddoppiare le possibilità che da grandi questi vadano incontro a problemi all’apparato digerente. E nello specifico quelli che fanno uso di penicillina o simili rischiano di sviluppare il morbo di Crohn e la sindrome dell’intestino irritabile (IBS). I ricercatori dello Statens Serum Institut di Copenhagen sono giunti a queste conclusioni indagando per un periodo di otto anni, oltre 580mila bambini, che avevano assunto tali farmaci. Gli studiosi hanno rilevato che assumere terapia antibiotica a 3-4 anni di età, comporta una probabilità di 1,84 volte più alta di avere una diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile, e addirittura tre volte e mezzo maggiore di sviluppare il morbo di Crohn. Una delle spiegazioni fornite è che gli antibiotici uccidono i batteri ‘buoni’ e altri microrganismi che costituiscono la microflora intestinale, che protegge l’apparato digerente, pertanto viene favorita la crescita di batteri dannosi che poi scatenano le patologie. “È la prima volta che si trova una correlazione così alta – hanno scritto i ricercatori danesi – anche se, di fatto questo non autorizza a trarre la conclusione definitiva che siano gli antibiotici a provocare le malattie”.
    Infatti il ricercatore capo del lavoro, il dottor Anders Hviid, ha dichiarato: “gli antibiotici sono sicuramente la scoperta della medicina moderna che ha apportato maggior benefici alla salute e le decisioni riguardo il loro uso clinico sono supportate da prove forti. Il nostro studio ha dimostrato una relazione, ma non possiamo concludere che tale relazione sia necessariamente causale. Potrebbe essere che le infezione per cui vengono usati gli antibiotici aumentino i rischi di problemi futuri o potrebbe esistere un terzo sconosciuto fattore associato o alle infezioni o ai farmaci che incrementa il rischio”. Comunque sia questo studio è uno spunto di riflessione per la prescrizione di antibiotici da parte dei nostri pediatri solo se veramente necessario, e ad evitare il fai da te da parte delle mamme.
  3. Infine, sui mucolitici, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) suggerisce di “evitare l’uso di farmaci mucolitici nei bambini al di sotto dei due anni d’età, in presenza di sintomi di raffreddore e tosse”. I pediatri hanno pubblicato la nota sulla base di un’analisi condotta dall’Agenzia del Farmaco (AIFA) esaminato una serie di dati, nazionali e internazionali, su casi di ostruzione respiratoria nei bambini a cui sono stati somministrati mucolitici. Questi medicinali aumentano le secrezioni bronchiali allo scopo di stimolare l’eliminazione del muco e liberare così le vie respiratorie, ma nei bambini al di sotto dei 2 anni il meccanismo si inceppa perché i piccoli hanno difficoltà a eliminare le secrezioni tossendo. Per questo motivo, l’AIFA, d’accordo con la SIPPS, ha deciso di vietare i mucolitici, sia a livello orale che rettale, per i bambini di questa fascia d’età. In caso di tosse i consigli dei pediatri sono innanzitutto la pulizia del naso con soluzione fisiologica, buona umidificazione e ventilazione dell’ambiente, infine evitare di esporre i bambini al fumo passivo. A parte alcuni casi gravi, la tosse non è da considerarsi come una malattia in sé, ma come un riflesso indispensabile per la difesa dell’organismo. Solo nel caso di tosse persistente, 5-7 giorni, è necessario rivolgersi al pediatra per l’eventuale terapia più idonea.

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  1. […] ai loro bimbi solo perché “una volta all’anno è giusto controllarsi”. Credo che spesso si viva in maniera troppo “medicalizzata” e io talvolta “sgrido” anche qualche mio paziente avanti con gli anni dicendo loro che […]

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