La difterite: cos’è? come si cura? come si previene?

tosse

Microba ha finalmente fatto il richiamo del vaccino esavalente consigliato fra i 5 e i 6 anni d’età. Fra le vaccinazioni vi è anche quella della difterite la cui copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza;  si è infatti verificato un primo caso di nodulo difterico, spia di un contatto con il batterio che fortunatamente non si è  evoluto nella malattia, perché il microrganismo è stato contrastato dal sistema immunitario del soggetto infettato. Si teme però che a causa del calo delle vaccinazioni in Italia, si possa verificare il ritorno di una malattia considerata quasi scomparsa grazie alle vaccinazioni, ora purtroppo in calo.
Questa situazione, che tende progressivamente a peggiorare, rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo poiché scendere sotto le soglie minime vaccinali significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo.
Se oggi è possibile avanzare dubbi sull’opportunità di una campagna vaccinale è perché probabilmente si è persa la memoria storica delle epidemie e della mortalità infantile che prima che fossero scoperti vaccini e antibiotici falciavano letteralmente intere generazioni.


Ma cos’è questa difterite?
La difterite è una malattia infettiva acuta provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, un batterio che si riproduce sulla superficie delle mucose della gola. È possibile entrare in contatto con tale microbo attraverso le goccioline di saliva presenti nell’aria, oggetti contaminati o ferite infette. In passato, anche il latte non pastorizzato ha rappresentato un veicolo di infezione. Chi contrae l’infezione può trasmetterla durante le sei settimane successive anche se non manifesta nessun sintomo. Una volta entrato nel nostro organismo, questo agente infettivo rilascia una tossina che può danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. Gli organi coinvolti variano a seconda del tipo di batterio: il più diffuso colpisce la gola, il naso e talvolta le tonsille, mentre un altro tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, provoca ulcere della pelle. Più raramente, l’infezione coinvolge la vagina o la congiuntiva.
Il periodo di incubazione dura da due a cinque giorni.
Per quanto possa colpire a qualsiasi età, la difterite interessa essenzialmente i bambini non vaccinati.
Nei Paesi con clima temperato, si diffonde durante i mesi invernali.
Quando l’infezione colpisce l’apparato orofaringeo, i primi sintomi sono:
–  mal di gola e raucedine
– dolore nella deglutizione
– presenza di una patina grigiastra in gola e sulle tonsille;  talvolta queste lesioni possono sanguinare e assumere un colore verdastro o nero
– ingrossamento dei linfonodi del collo
– difficoltà a respirare o respirazione accelerata
– naso che cola
– febbre
– brividi e malessere generalizzato
Se l’infezione riguarda la pelle i sintomi includono dolore, arrossamento, gonfiori ed eventualmente ferite coperte da una membrana grigiastra.
Generalmente la malattia ha un decorso benigno, ma nel 10% dei casi si tratta di una malattia letale; in alcuni casi possono insorgere infatti complicanze gravi a livello cardiaco: aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva.
In genere la difterite è sospettata sulla presenza di una membrana grigiastra sulle tonsille e in gola. La diagnosi deve essere confermata con analisi di laboratorio del materiale prelevato dalla gola tramite un tampone e confermata dall’esame batteriologico delle lesioni.
In caso di sospetta difterite il trattamento deve iniziare ancora prima che giunga una conferma dalle analisi di laboratorio. Il paziente va ospedalizzato in isolamento. Si devono somministrare
– antibiotici
– un’antitossina, iniettata nei muscoli o direttamente in vena, per neutralizzare la tossina prodotta dal batterio.
A volte gli antibiotici vengono prescritti anche alle persone entrate in contatto con il paziente infetto.
In genere, già dopo due giorni di terapia il malato non è più contagioso.
La strategia più efficace contro la difterite resta la vaccinazione preventiva che è disponibile fin dal 1920; il vaccino antidifterico contiene la tossina batterica, trattata in modo da non essere più tossica per l’organismo, ma in grado di stimolare la produzione di anticorpi protettivi da parte del sistema immunitario.
Solitamente, il vaccino antidifterico viene somministrato in combinazione con quello contro il tetano e contro la pertosse (DTP). Inoltre, oggi si tende a vaccinare i nuovi nati con il vaccino esavalente, che protegge anche contro la poliomielite, l’epatite virale B e le infezioni invasive da Haemophilus Influenzae B.
Il vaccino è consigliato a:

  • tutti i bambini nel primo anno di vita
  • tutti gli adulti non vaccinati
  • i viaggiatori che si recano nelle zone dove la malattia è endemica.

Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all’età di 6 e 14 anni. A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione pressoché totale. Per conservare una buona immunità, si possono fare ulteriori richiami ogni dieci anni.

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