Se il bebè non arriva attenti alla chlamydia…

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Clamidia (Chlamydia) è il nome di un  battere che comprende quattro specie: la Chlamydia trachomatis responsabile di una infezione sessualmente trasmessa,  la Chlamydia puerorum, Chlamydia psittaci e Chlamydia pneumoniae.
La Chlamydia trachomatis si differenzia in 18 varianti sierologiche: i sierotipi A, B, Ba e C sono associati con il tracoma (grave malattia degli occhi che può portare a cecità), i sierotipi D-K  associati con le infezioni del tratto genitale, i sierotipi L1-L3 associati con il linfogranuloma venereo (LGV).
Si ritiene che quella dovuta alla Chlamydia sia l’infezione batterica a trasmissione sessuale più comune nella popolazione giovanile fra i 15 e i 25 anni, ed è considerata una “malattia silente” perché  è alta la percentuale dei soggetti asintomatici (fino al 70% delle donne e il 50% degli uomini): solo il 10% delle infezioni viene diagnosticato. L’asintomaticità dell’infezione fa sì che la diagnosi avvenga tardivamente.
Le eventuali manifestazioni cliniche compaiono dopo una-tre settimane dall’infezione.

Nelle donne, il batterio infetta la cervice e l’uretra, causando perdite vaginale anomale o una fastidiosa sensazione di irritazione. L’infezione si espande in forma settica, causando in alcune persone dolori addominali al basso ventre, alla schiena, nausea, febbre e perdite ematiche anche al di fuori del ciclo mestruale. Dalla cervice, l’infezione può eventualmente diffondersi al retto.
Negli uomini, i sintomi possono manifestarsi con secrezioni o sensazione di irritazione e prurito. Raramente, si hanno infiammazione, ingrossamento e dolore ai testicoli.
Se trasmessa attraverso un rapporto anale, la clamidia può infettare il retto e provocare dolori, perdite e sanguinamenti. Se trasmessa attraverso un rapporto orale, può infettare la gola.
Nella tipica localizzazione all’apparato genito-urinario la malattia si manifesta con bruciore nell’urinare da 1 a 3 settimane dopo il contagio.
Sebbene i sintomi dell’infezione da Chlamydia siano di solito lievi o assenti, il pericolo dell’infezione non trattata, perché appunto silente, è dovuto alla capacità della Chlamydia di danneggiare gli organi riproduttivi della donna: infatti l’infezione può causare l’infiammazione della cervice, la diffusione all’utero o alle tube di Falloppio dando origine a un’infezione pelvica, con una probabilità del 10% di causare un’occlusione tubarica. Il blocco delle tube impedisce allo sperma di raggiungere l’ovulo, ma anche se la tuba non è completamente bloccata l’uovo fertilizzato non la può attraversare e non riesce perciò a impiantarsi nell’utero. In questo caso l’ovulo cresce nella tuba per circa 8 settimane ma poiché la tuba non è in grado di espandersi, l’ovulo si rompe provocando talvolta un’emorragia. In questo caso sarà necessaria un’operazione chirurgica per rimuovere la tuba danneggiata e in alcuni casi anche l’ovaio, e se entrambe le tube sono compromesse, la donna diventa sterile
Altre  serie complicanze e sequele a lungo termine (con possibili danni irreversibili) sono la malattia infiammatoria pelvica (PID)e  il  dolore pelvico cronico. Per i danni alle tube che derivano da questa infiammazione, l’infezione da chlamudia rappresenta pertnato la causa più comune di infertilità.
Per la diagnosi della clamidia, si eseguono dei tamponi uretrali nell’uomo e vaginali nella donna.
La comparsa di sintomi genitali quali perdita o secrezione o bruciore durante la minzione dovrebbe essere motivo di interruzione dell’attività sessuale e di immediata consultazione di uno specialista.
I rapporti sessuali vanno evitati fino al completamento della terapia (vale a dire dopo i 7 giorni di terapia con doxiciclina o a distanza di 7 giorni dalla terapia con azitromicina).
Il trattamento di una infezione genitale non complicata da Chlamydia trachomatis può essere fatto infatti con uno dei seguenti schemi terapeutici:
– azitromicina 1gr in dose unica
– doxiciclina 100mg per due volte al dì per 7 giorni
– eritromicina 2gr al giorno per 7 giorni
È frequente la coinfezione da chlamydia in pazienti con infezione da gonococco; per questo motivo è sempre opportuno un trattamento anti chlamydia anche in caso di gonorrea.
Se la donna si infetta durante la gravidanza, l’infezione può causare oltre a travaglio e parto prematuro,  ritardo di crescita intrauterina, rottura prematura delle membrane, endometrite postparto. A ciò si aggiunge il rischio per il neonato di sviluppare una congiuntivite da chlamydia che si può manifestare dopo 5-12 giorni dal parto e una polmonite da chlamydia. L’infezione non trattata è stata associata ad aumentata frequenza di neonati di basso peso alla nascita e morte neonatale.

 

 

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