Rosolia: perchè vaccinarsi è importante

vaccinazione rosoliaLa rosolia è un’infezione praticamente innocua durante l’infanzia (e ne ho già parlato), e molti pensano che sia passata di moda, in realtà ancora oggi in Italia si registrano numerosi casi non solo nei piccoli. La colpa, ancora una volta, è di una scarsa copertura vaccinale. Ma se il decorso è benigno e anzi, talora passa inosservata, perché vaccinarsi? Perché la rosolia è molto pericolosa in gravidanza ed evitarla durante i 9 mesi è fondamentale! Se la mamma contrae la malattia in gravidanza ha il 90% di possibilità di trasmetterla al feto. In tal caso si aumenta il rischio di aborto, di morte intrauterina e di malattie molto importanti soprattutto a carico del sistema nervoso centrale, ma anche cardiache oppure cecità o sordità. Il pericolo maggiore è ammalarsi nelle prime settimane: entro le 11 settimane la probabilità di contagiare il feto è quasi certa e la probabilità di conseguenze severe è del 50%. Più passa il tempo più i pericoli di danno diminuiscono e il pericolo di trasmissione circa dopo la 20° settimana di gestazione è del 20-25% con un rischio di sviluppare una malattia fetale quasi nullo.

Per evitare la rosolia la futura mamma (senza anticorpi) dovrebbe evitare contatti con bambini piccoli e ambienti chiusi e affollati, ma il modo più utile e sicuro è vaccinarsi. Contro la rosolia esiste un vaccino efficace, non obbligatorio, ma raccomandato a tutti i nuovi nati e alle giovani donne non vaccinate e che non hanno gli anticorpi contro la rosolia. Se una donna scopre di non avere gli anticorpi contro la rosolia e non è stata vaccinata da bambina, dovrebbe richiederlo prima di programmare una gravidanza. Poi aspettare un mese dal giorno del vaccino per cercare il bimbo.

La prima campagna per il vaccino antirosolia è cominciata negli anni ’70 quando un unico vaccino per la rosolia era offerto alle ragazze di 12-13 anni. Ciò non fu sufficiente e il virus ha continuato a circolare portando piccoli picchi epidemici fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 fra le donne in gravidanza. Pertanto dal 1990 il ministero della salute ha cambiato strategia e a tutti i bambini entro i 15 mesi è offerto un vaccino detto trivalente contro rosolia, morbillo e parotite, con un richiamo entro i 6 anni.

Purtroppo anche questo sembra non sufficiente perché la copertura vaccinale non è ottimale su tutto il territorio italiano, in alcune regioni la copertura non raggiunge il 60%. Questo ha comportato che secondo dati di epidemiologia fra il 2005 e il 2008 ci siano stati 110 casi di rosolia in gravidanza e 5 feti che hanno contratto la malattia severa.

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