Nel lettone con mamma e papà, nessuna conseguenza per i bebè

Nel lettone con mamma e papà

Che fare i genitori sia il mestiere più difficile del mondo è stranoto da tempo. Lo hanno detto un sacco di volte i nostri genitori e adesso che a nostra volta lo siamo ce ne siamo abbondantemente accorti. Ma se anche medici (ops…faccio parte del gruppo!!!) e psicologi remano contro, tutto si complica ulteriormente. Fino a “ieri” c’era il veto assoluto a far dormire i bimbi nel lettone. Pediatri e psicologi la ritenevano una cattiva abitudine italiana, addirittura concausa delle separazioni, e il bimbo nel ‘lettone’, era spesso considerato il campanello d’allarme di una crisi di coppia o un “riempitivo” nel letto lasciato vuoto dal partner. Oltre al fatto che per i bimbi molto piccoli è considerato un fattore di rischio per la SIDS.

Ora leggo di un nuovo studio: “Nel lettone con mamma e papà, nessuna conseguenza per i bebè” che ribalta quanto precedentemente detto. Mah…

Secondo uno studio dell’università di New York, i genitori che lasciano dormire i bambini nel loro letto, non ne rallentano l’apprendimento e non ne alterano lo sviluppo comportamentale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Pediatrics, ha preso in considerazione lo status socio-economico delle famiglie, il livello di istruzione e le competenze genitoriali delle madri. Sono state esaminate 944 coppie non abbienti, con un figlio di un anno, monitorando nel tempo la situazione psicologica e le abitudini legate al sonno. Delle 944 famiglie, 31% erano afroamericani, 25% ispanici, il 38% bianchi non ispanici, e il 4% identificato come altri. Circa l’82% delle madri erano nate negli USA, il 73% viveva al di sotto della soglia di povertà e il 41% non aveva compiuto gli studi superiori.

Le interviste sono state fatte quando i bambini avevano uno, due e tre anni di età tramite delle visite a domicilio, mentre successivamente a cinque anni è stato valutato lo sviluppo cognitivo e comportamentale. Dai dati è emerso che i bambini che avevano dormito nel lettone avevano raggiunto lo stesso livello di sviluppo comportamentale e cognitivo di quelli che avevano sempre dormito da soli. I ricercatori hanno scoperto che, nel caso di bambini con un più lento sviluppo cognitivo e comportamentale, maggiormente responsabili erano le lo status socio-economico, il livello d’istruzione e le competenze genitoriali piuttosto che l’aver condiviso il letto dei genitori.

L’Associazione Americana di Pediatria si è sempre schierata contro il co-sleeping nei primi mesi evidenziando come quest’abitudine aumenta il rischio di morte in culla (SIDS), tutt’ora la prima causa di morte tra i piccoli nati sani, ma i ricercatori tendono a precisare che la scoperta non è in contrasto con queste raccomandazioni, perché lo studio riguardava bambini che avevano già compiuto un anno, età in cui il rischio Sids dovrebbe essere superato.
Le opinioni contrastanti persistono comunque. Secondo alcuni pediatri il co-sleeping favorisce l’allattamento al seno e migliora il rapporti tra madre e figlio, secondo altri stressa i genitori e stravolge le abitudini del bambino creando disagi successivamente quando sarà costretto a dormire da solo. Secondo la direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, abituare i bambini a dormire da soli già a poche settimane di vita, come è comune per esempio negli Stati Uniti, sarebbe addirittura dannoso, perché la separazione dai genitori aumenterebbe il flusso di ormoni dello stress.

Considerando che Supernano e microba hanno dormito in cameretta nel loro lettino dall’età di un mese, sono la causa di due futuri adulti stressati…

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