10 anni. Buon compleanno microba!

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10 anni, il primo compleanno tondo. Il primo compleanno da grande. Un compleanno strano, uno di quelli che mai avresti pensato di vivere. In nessuno dei peggiori incubi.

Tu così solare, così entusiasta, così amante della compagnia, del fare, del disfare, del progettare, chiusa in casa hai visto svanire due mesi di sogni, di progetti e sai che molti altri svaniranno. Non avrai la tua festa di compleanno, a maggio non ci sarà la Comunione, non potrai andare al mare con i centri estivi né fare quel lungo viaggio che tanto avevamo sognato.

Ti mancano i baci e gli abbracci della mamma, sei preoccupata perché “da quando lavori in un reparto covid non sorridi più”.

Ma hai dimostrato una maturità inaspettata. Tu, in passato con la lamentela in tasca, hai saputo reinventarti.
Non puoi incontrati con le amiche? Il pomeriggio lo passi comunque con loro in video chiamata a studiare, giocare o semplicemente chiacchierare.

Non puoi avere una festa reale? E allora mi convinci ad averne una virtuale con la classe pronta a soffiare le candeline con te.

Le pasticcerie sono chiuse? La torta la facciamo in casa, con la mamma a caccia di fecola e farina introvabili.

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Le leggende di Andor

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Supernano è uno sportivo, in casa nostra non mancano palle di tutti i tipi e misure e quando partiamo in particolare quella da basket lo accompagna sempre. Quando arrivano le ricorrenze è difficile dare consigli sui regali dato il suo interesse molto settoriale. A parte lo sport si butta sulla tecnologia che però subisce i limiti materni.
I problemi si presentano quando si trova con ragazzini meno sportivi di lui. Dopo un po’ è tutto un “non so cosa fare, mi annoio…”, che  sottintende il voler usare tablet e smartphone e conseguenti mie arrabbiature: non concepisco che nonostante abbiano giochi di ogni tipo nulla sembra interessarli.
Tanto è stato dunque il mio stupore quando in un pomeriggio primaverile dopo essersi distrutti sui campetti supernano e combriccola si sono ritrovati davanti ad un gioco in scatola.
Si trattava delle “Leggende di Andor”. Continua a leggere: Le leggende di Andor…

Minori a casa da soli: quando è possibile?

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È un argomento di cui si è parlato a lungo la scorsa estate dopo funesti fatti di cronaca. A che età un bambino può rimanere a casa da solo? Non mi sono mai posta la domanda dal punto di vista giuridico anche perché le occasioni in cui ho lasciato i miei figli soli si contano sulle dita di una mano e sono sempre stati episodi piuttosto limitati nel tempo. Piuttosto in quei casi mi sono preoccupata che non accadesse qualcosa a me. Li lasciavo davanti alla televisione e nella stessa posizione li trovavo al rientro.
Supernano lo scorso anno ha cominciato a percorrere brevi tratti da solo, inizialmente per recarsi al vicino supermercato, poi per rientrare dalla palestra. Ogni spostamento era monitorato. Mi telefonava all’uscita e io lo aspettavo a casa. Quest’anno gli incastri sono del tutto diversi e talora avrei la necessità che tornasse da solo e mi aspettasse a casa per una mezz’ora. Questo vuol dire uscire da solo (cosa che per altro fa già. Nella nostra scuola è permesso dalla V elementare e considerando che il portone di uscita delle prime è dal lato opposto dell’isolato rispetto a quello delle quinte, non potrei recuperare entrambi i figli nello stesso momento), arrivare a casa ma oltre ad avere le chiavi, gestire in autonomia circa mezz’ora del suo tempo. Farebbe merenda, leggerebbe un giornalino, mi telefonerebbe 1000 volte per chiedere di poter giocare ai  videogiochi. Ma… non sono convinta, anche perché io mi sposto in macchina, a Milano basta un nulla per raddoppiare o triplicare il tempo del mio rientro. E lui è ancora un bambino, autonomo quanto si voglia, ma pur sempre un bambino. E allora? Credo che ancora per qualche mese in caso di necessità farò ricorso alla sacra rete di mamme.  
Scelta basata sull’emotività. Mia.
Ma quando si può cominciare a lasciare un ragazzino a casa da solo? Continua a leggere: Minori a casa da soli: quando è possibile?…

10 anni

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10 anni e quando iniziano i numeri con la decina sono guai. 
Me lo hai detto tu uscendo da scuola. “mamma sono un catorcio”.
Un dito pseudo rotto. Perché ho deciso che per un mignolo si potevano evitare le radiazioni di una lastra e l’ho steccato sulla base della mia esperienza.
Una tosse e una laringite che non sono da te, caloroso e 
nerboruto uomo.
Un ginocchio ko. Non è dato sapere cosa sia 
successo, e forse è meglio che io non sappia, tant’è che zoppicavi vistosamente.
Un occhio nero portato a casa dopo una partita a basket.

Stai invecchiando mio giovane amico.
E te lo dico ridendo. Lo dico proprio a te che quando mi senti dire “sono vecchia” o peggio lo dice tua sorella, ti animi sostenendo che non sia affatto vero, che sono molto giovane.
Beata innocenza e beata infanzia ancora innamorata della mamma.

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