Polmoniti nell’infanzia e rischio di malattie respiratorie croniche da adulto

ospedale

Quando si raccoglie accuratamente l’anamnesi di un paziente non si dovrebbero trascurare le domande riguardanti le patologie dell’infanzia, che non vuol dire solo le malattie esantematiche, ma nel mio caso, da pneumologa, la nascita pretermine e soprattutto polmoniti e pleurite avute da bambini. Spesso però non si ottengono risposte utili perché l’ottantenne non ha certo memoria di quanto successo tanti anni prima e anzi crede che ad avere problemi mentali sia io che faccio domande apparentemente assurde. Apparentemente appunto, perché spesso vi è una correlazione fra le malattie respiratorie avute da piccoli e le patologie respiratorie dell’età adulta.
A confermarlo un articolo pubblicato su Pediatrics, scritto da medici del Respiratory center alla University of Arizona di Tucson, secondo cui la polmonite contratta precocemente potrebbe essere un importante fattore di rischio per sviluppare una malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) in età adulta.
I bambini piccoli hanno un rischio più alto di sequele post-infettive, il che suggerisce la possibilità che la polmonite possa danneggiare lo sviluppo dei polmoni in termini di deficit ostruttivo o restrittivo, con un rischio più elevato tra chi ha avuto necessità di ospedalizzazione.
Nella ricerca del Tucson children’s respiratory study, già condotta anni fa, per la prima volta era stato segnalato che una polmonite radiologicamente accertata nei primi 3 anni di vita si associa alla comparsa di asma e di ostruzione persistente delle vie aeree fino all’età di 11 anni, ma ora sono stati pubblicati i risultati del follow-up sulla medesima popolazione fino a 29 anni. Una spirometria è stata eseguita all’età di 11, 16, 22, e 26 anni, e l’eventuale comparsa di asma e respiro sibilante è stata accertata all’età di 11, 13, 16, 18, 22, 24, 26 e 29 anni. I  dati raccolti indicano che, rispetto ai partecipanti allo studio senza infezioni polmonari precoci, quelli colpiti da polmonite nei primi tre anni di vita hanno sviluppato una successiva compromissione dei volumi spirometrici nell’età dagli 11 ai 26 anni. Si è visto inoltre che la polmonite precoce si associa anche a un aumento del rischio di asma e respiro sibilante nella stessa fascia di età. Poiché purtroppo gli studi di follow up sono ancora pochi, rimane il dubbio se il danno polmonare sia direttamente causato dalla polmonite, se quest’ultima si verifica in polmoni la cui crescita è già compromessa prima dell’episodio infettivo o se invece vi sia un deficit immunitario che favorisce il danno polmonare a lungo termine.
Al di là di queste ragionevoli domande, poiché vi sono prove che la limitazione al flusso aereo che può appunto essere una conseguenza di infezioni polmonari precoci, è un fattore di rischio per lo sviluppo futuro di Bpco, la prevenzione sia delle polmoniti nei primi anni di vita sia dei fattori che determinano una compromissione della funzione polmonare (ad esempio evitare il fumo di sigaretta sia attivo che passivo) è l’unica arma a nostra disposizione.

 

 

19 mila nuovi casi di malattie rare: il 20% sono bambini

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Il 27-28  febbraio a Milano si è tenuto il 6° Congresso Internazionale sulle malattie polmonari rare ed i farmaci orfani; ho fatto di tutto per parteciparvi perché si trattavano argomenti di cui non si parla tutti i giorni e per cui le mie conoscenze mediche risalenti al tempo della specialità sono state ampiamente superate. Perché quelle date? Perché il 28 febbraio era la giornata delle malattie rare.  In Italia ogni anno sono circa 19 mila i nuovi casi segnalati di malattie rare, malattie che nel 20% riguardano i bambini colpiti da malformazioni congenite. L’ Istituto Superiore di Sanita’ ha precisato che i casi diagnosticati sono 20 ogni 10 mila abitanti. Per quanto riguarda  gli adulti le malattie piu’ diffuse riguardano il sistema nervoso centrale e gli organi di senso (29% dei casi) e le  regioni in cui le patologie sono maggiormente segnalate si trovano al nord soprattutto perché almeno il 18% dei casi segnalati si rivolge a strutture sanitarie diverse da quelle della regione nella quale risiede.
Dietro ad ogni malattia rara c’è una persona, la storia di una famiglia, affetti, sogni e speranze, proprio per questo la campagna per la Giornata delle Malattie Rare, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, i politici, le autorità pubbliche, i rappresentanti dell’industria, i ricercatori e i professionisti del settore sanitario sul tema delle malattie rare. L’aumento della sensibilità all’evento negli anni,  ha fatto si che oggi sia un evento celebrato in 84 Paesi del mondo con il riconoscimento della Comunità Europea. 

Il sonnellino pomeridiano dopo i 2 anni d’età

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Sia microba che supernano, gran dormiglioni di notte fino alla tarda mattina quando possibile, a 2 anni non hanno più voluto dormire al pomeriggio. La regola era infranta al nido, ma solo perché andando a letto tardissimo e alzandosi presto crollavano dopo il pranzo.
Al primo anno di materna microba continuava a dire che voleva essere una “grande” per non dormire.
Nella scuola materna dei miei figli le insegnanti dopo il pranzo creano una zona di relax e fanno riposare i bimbi di tutte e tre le età. I piccolini in genere si addormentano, per gli altri si tratta di una breve “sosta” dopo la quale è consentito alzarsi e fare attività tranquille e chiaramente non rumorose. Inutile dire che in genere microba non dormiva lo scorso anno e non dorme quest’anno e quando capita me lo segnala come un evento straordinario.
Non ho mai dato troppa importanza al dormire si o dormire no nel pomeriggio; inutile insistere se non ne hanno voglia, faccio già continue giornaliere battaglie che questa mi sembrava inutile. Ovviamente questo è un mio parere. Continua a leggere: Il sonnellino pomeridiano dopo i 2 anni d’età…

I consigli per lo sport in montagna

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Ho già scritto un post sugli sport invernali, ne riparlo perché anche a casa di mammamedico siamo nel pieno della stagione sciistica e la più scatenata è microba. Ha messo gli sci ai piedi lo scorso anno e non ha praticamente mai smesso. Quanti anni aveva? 3 anni e 8 mesi. Non l’avremmo mai fatta cominciare se non fosse stata una sua esplicita richiesta. Ha frequentato sia la scuola che il maestro individuale e lo scorso week end è tornata orgogliosissima di essere stata “promossa”. L’hanno messa nella classe avanzata. Con bimbi molto più grandi di lei. Io, nonostante non ami né freddo né montagna, la porterei sempre sulle piste perché sono le uniche ore in cui “non frigna, non si lagna, non fa capricci”.
Ma a parte microba che è “tutta matta”, a che età e’ meglio mettere gli sci ai piedi di un bambino?
Secondo i pediatri a quattro anni si possono inforcare i primi sci, a otto si può salire sullo snowboard e dai dieci in poi è possibile praticare fondo. Il  tipo  di sport va scelto in funzione della crescita e dello sviluppo motorio: a quattro anni si può imparare a sciare su pendii non eccessivi, per lo snowboard è necessaria più coordinazione ed è quindi meglio essere più grandi. Praticare lo sci è anche un’ occasione per stare all’aria aperta oltre che fare attivita’ sportiva, cercando pero’ di osservare delle regole ben precise in modo da non essere un pericolo per sé e per gli altri. Soprattutto all’inizio infatti è molto importante apprendere le tecniche di base per evitare così cadute traumatiche che comportino conseguenze fisiche e psicologiche.
A differenza della pratica agonistica, che richiede gli accertamenti previsti dalla legge da parte di uno specialista in Medicina dello Sport, per frequentare i corsi di sci non sono richiesti certificati medici.

 

 

I pediatri…

pediatra

Ero molto arrabbiata per un evento che dopo vi racconto e che mi ha fatto riflettere, ma preferisco iniziare con una notizia positiva: tutti i pediatri coinvolti nell’inchiesta sul latte in polvere (di cui avevo parlato qui) sono stati scagionati e sono tornati al lavoro.
In genere quando qualche medico è inquisito “il mostro” è sbattuto in prima pagina e nessun mass media ne ha pietà; ma quando, per fortuna la maggior parte delle volte, ne viene dimostrata l’innocenza nella migliore delle ipotesi viene dedicato un trafiletto in ultima pagina.
Questa cosa mi ha da sempre fatto arrabbiare perché dietro tanti camici bianchi c’è dedizione, impegno, passione, amore verso una professione difficile, dove lo sbaglio è dietro l’angolo ma soprattutto dove subire una denuncia sembra essere più facile che andare al supermercato.
Denuncia spesso impropria.
Detto questo è mio compito, così come avevo descritto un fatto che se fosse stato vero era veramente da biasimare, tornare sui miei passi e raccontarne la non sussistenza.
Perché ho iniziato scrivendo che sono arrabbiata, o direi meglio amareggiata?
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