Attenzione ai giocattoli serbatoi di virus 

giocattoli

I giocattoli possono essere veri e propri serbatoi di malattia. Sulla loro superficie, infatti, alcuni virus possono sopravvivere fino a 24 ore, pertanto, giocandoci, o ancora peggio portandoli alla bocca, i bambini hanno elevate possibilità di contrarre una patologia infettiva. La cosa è ovvia per i frequentatori di nidi e scuole materne, ma è scientificamente confermata in uno studio pubblicato sulla rivista “The pediatric infectious disease journal” da parte di due ricercatori della Georgia State University di Atlanta (Usa). 

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Onicofagia, ovvero i bambini che si mangiano le unghie

OnicofagiaTempo fa una mamma mi chiese informazioni e consigli per il suo bimbo cha aveva preso l’abitudine di «mangiarsi le unghie». Non è stato facile risponderle perché non sono una pediatra e men che meno una psicologa infantile. Le promisi quindi un post. È  passato del tempo,  ma alla fine ce l’ho fatta!

Il termine «tecnico» è onicofagia e secondo le statistiche interesserebbe dal 10 al 30% dei bambini Questo vizio inizia prestissimo, circa a 6 anni, ma il picco massimo si raggiunge tra i 10 e i 18, quando addirittura un adolescente su dieci ha questa «abitudine» che spesso poi permane anche in età adulta, soprattutto nelle donne.

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Corpi estranei nel naso o nell’orecchio dei bambini, ecco cosa fare

oggetti nel naso e orecchieIn genere a casa non racconto mai quello che succede al lavoro, credo che sia spiacevole sentir parlare di malati e malattie, fanno però eccezione situazioni più leggere o gli aneddoti divertenti che Supernano ama ascoltare e commentare. Tempo fa , ad esempio, una coppia di genitori portò in pronto soccorso una bimba dell’età di microba, che allora aveva 9 mesi, stavo raccontando a Papà Chef che non solo le avevano dato l’uovo, che io a microba non avevo ancora introdotto nella dieta, ma glielo avevano dato in occasione di una bella gastroenterite. Supernano scoppiò a ridere e disse: “ma quelli sono proprio pazzi“.

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Traumi ai denti da latte

Traumi ai denti da latte

Che i miei bambini siano dei terremoti già è noto, che io non mi scomponga se cadono, pure. Ma ora confesso il mio più grande timore: che cadendo si rompano un dentino. Il trauma della bocca, di cui ho già parlato, mi mette ansia, figuriamoci se riguarda un dente.

Ma cosa succede dopo un trauma ad un dente da latte?

Dopo un trauma, con o senza la rottura del dente, è comune che l’incisivo diventi scuro, è come se si trattasse di un livido perché all’interno dell’alveolo compare una piccola emorragia e il sangue raggiunge la polpa del dente. Il colore scura diventa evidente da 2-3 giorni a 2-3 settimane dopo il trauma, per tornare successivamente con il tempo normale se il colpo non è stato eccessivo. Altrimenti il dentino rimane scuro fino alla sua fisiologica caduta intorno ai 6 anni. Il dente permanente sottostante nella maggior parte dei casi non subisce alcun danno crescendo del suo colore naturale. Spesso nell’impatto il dente si lussa, muovendosi e dondolando se lo si tocca con un dito.

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Il tampone faringeo

Il tampone faringeo

Il tampone faringeo è un esame rapido, non invasivo e non doloroso, che individua la presenza (e il tipo) di batteri presenti nella gola del bambino, al fine di scegliere l’antibiotico più efficace.

Consiste nel prelevare, mediante un bastoncino tipo cotton fioc, una certa quantità di muco presente in fondo alla gola. Il bambino eve tenere la bocca spalan­cata e il medico, usando un abbassa-lingua, passa il bastoncino direttamente sulla sede dell’infezione evitando di toccare lingua, palato e arcate dentarie per evitare contaminazioni. Non è necessario essere a digiuno, ma preferibile, perché si può indurre il riflesso del vomito. È indispensabile inoltre aver sospeso la terapia antibiotica da circa 7 giorni per avere un risultato veritiero ed avere la certezza che il germe sia stato effettivamente debellato dal farmaco scelto.

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