ll bruxismo nei bambini

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Il termine “bruxismo” deriva dal greco “βρύχω” che significa “digrignare”.
Il bruxismo notturno è l’abitudine a digrignare i denti durante il sonno ed è definito un “disturbo del movimento nel sonno”. Questo disturbo è piuttosto frequente, interessa circa tre bambini su dieci soprattutto prima dell’età scolare, in due momenti specifici: il primo è quando iniziano a spuntare i primi dentini da latte, il secondo quando mettono i denti permanenti.
Le cause del bruxismo notturno non sono del tutto chiare e non è mai stata individuata un’unica causa cui attribuire la comparsa del bruxismo.
Alcuni esperti lo collegano ad un allineamento scorretto tra l’arcata superiore e quella inferiore, altri invece, a stati di ansia, tensione nervosa e paura che spesso colpiscono i bambini quando si trovano a dover affrontare dei cambiamenti.

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Adeguato fabbisogno di calcio? Come bere un bicchier d’acqua…

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Il calcio costituisce l’elemento fondamentale di scheletro e denti e fra tutti i minerali è quello presente nell’organismo in maggiore quantità.
Il fabbisogno di calcio cambia nel corso della vita. Durante l’infanzia e l’adolescenza è estremamente importante garantire adeguate assunzioni di calcio, ma fino ai 30 anni circa, le perdite di calcio sono generalmente inferiori alle quantità assunte. Dopo questa età si entra in una situazione di “bilancio negativo del calcio”, ovvero le ossa iniziano a perdere più calcio di quello che riescono a fissare. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso,  ma che a sua volta viene reintegrato con quello alimentare.  Se ciò non avviene le ossa diventano fragili od “osteoporotiche“.
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Le uova di Pasqua

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Pasqua alle porte e il solito dilemma soprattutto per i più piccoli: cioccolato si o no? Le nonne minimizzano e regalano uova giganti perché la gioia di strappare un sorriso ai nipoti supera qualsiasi divieto. Ma al di là delle diatribe famigliari come ci si deve comportare?
La maggior parte dei pediatri è d’accordo sul fatto che il cioccolato faccia bene a tutti e di conseguenza anche ai più piccini. Ma per ogni cosa c’è un’età, ed anche il cioccolato rientra in questa regola. Gli specialisti affermano che si può iniziare a far assaggiare il cacao dopo il primo anno, quando lo svezzamento dovrebbe essere già concluso.
E sfatiamo qualche falso mito.
Non è vero che fa male ai denti perché la polvere di cacao ha azione anticariogena contenendo tannini, che inibiscono lo sviluppo di batteri, riducono il processo di demineralizzazione alla base della carie e riducono la formazione della placca, fluoro e fosfati.
Non è vero che fa aumentare il colesterolo: non vi è traccia di colesterolo in quello fondente, mentre in 100 gr di quello al latte ne contengono 16 mg, la stessa quantità contenuta in 200  gr di yogurt naturale parzialmente scremato. Continua a leggere: Le uova di Pasqua…

Si può dare il miele ad un neonato?

mieleLa risposta è no!
È vero che il miele ha delle caratteristiche utili quale essere sedativo della tosse, avere proprietà antibiotiche ed antinfiammatorie ed è un ottimo antiossidante naturale
Le  nonne inoltre  spesso insistono (sperando che poi una volta sole con il bebè non facciano di testa loro): “cosa vuoi che succeda? Tu sei cresciuto benissimo” e così discorrendo, ma per tutto il primo anno di vita il miele è un alimento che va evitato, anche in quantità molto ridotte.
Perchè? 

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Allattamento e rischio carie

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Che la medicina spesso sia tutto e il contrario di tutto è una bella verità, così come è noto che in medicina 2+2 non fa 4. E questo è tanto più vero quando si tratta di bambini. Ai miei tempi (oddio come mi sento vecchia a dire così) le donne in gravidanza non avevano tante paturnie su cibo, vaccini, malattie; i bambini venivano svezzati a 3-4 mesi, l’allattamento a richiesta era un’eresia. Tutto questo comporta innumerevoli scontri con madri e suocere che “come i figli li ho cresciuti io, nessuno….”. A parte le battute, anche solo nell’arco di qualche anno molte indicazioni sono date in maniera diversa.
Ricordo ancora con una certa ansia la frase pronunciata al corso pre-parto quando aspettavo supernano “in Africa allattano fino a 5 anni, figuriamoci se non potete riuscirci voi. ed è bene andare avanti fino ai due anni e oltre”. Continua a leggere: Allattamento e rischio carie…