Mammacheblog: io c’ero

Ormai sono una veterana del mammacheblog. Ogni anno aspetto con trepidazione la pubblicazione della data in modo da essere libera da impegni lavorativi. Poi sistematicamente riesco a partecipare solo alla giornata del sabato, ma meglio di nulla. Quest’anno poi avevo un’attiva accompagnatrice: Microba.

ceciRicordandosi di quanto si fosse divertita l’anno prima, ha voluto partecipare fin dall’inizio della giornata rinunciando al suo amato corso di nuoto. Mi ha salutato senza le solite smancerie e fin da subito si è trovata in sintonia con le altre bimbe e con le bravissime ragazze dell’animazione. Ha partecipato con passione al laboratorio organizzato grazie a fabbri sulla preparazione dei ghiaccioli (unico neo non essere poi riuscita a mangiarli) e si è rammaricata che non l’avessi iscritta al laboratorio di cucina. Ma mi sono svegliata troppo tardi e non c’erano più posti. Continua a leggere: Mammacheblog: io c’ero…

Fumo in gravidanza: proposta francese

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Oggi un mio paziente interrogato su quante sigarette fumasse, mi ha risposto perplesso “mah… fumo? se lei reputa fumare, 1 sigaretta all’ora…”. Me la sono scritta perché mi ha stupefatto. E si che di scuse e giustificazioni negli anni ne ho sentite. Ad un altro che quasi sfottendomi si meravigliava che non lo sgridassi, ho risposto seccata che più gente come lui fumava più io avevo da lavorare. E non sono da meno le donne incinte, magari provano a smettere o riducono, ma la maggior parte riprende a fumare subito dopo il parto. Senza considerare i danni che arreca al piccolo. Che il fumo durante la gravidanza faccia male al feto non è certo una novità,  per cui gli ospedali pubblici parigini, in collaborazione con l’Istituto nazionale sul cancro stanno sperimentando nuove strade per convincere le future mamme a buttar via le sigarette. Le donne in attese saranno pagate per non fumare, in voucher da 20 euro che possono arrivare a 300 se smettono definitivamente. Alla sperimentazione potranno partecipare le donne maggiorenni, incinte da meno di quattro mesi e che dichiarino di fumare almeno cinque sigarette al giorno, o tre sigarette “rollate”. Per  assicurare il rispetto delle regole le future mamme saranno sottoposte periodicamente a test. Secondo i dati dello scorso anno una donna francese su cinque non ha smesso di fumare nonostante la gravidanza e secondo il ministro della Salute francese, la Francia sarebbe il paese europeo  dove le donne incinte fumano di più.
Funzionerà? Sono curiosa di saperlo. Spesso faccio fare i conti dei soldi spesi inutilmente in sigarette (oltre a quelli spesi in medicine per curare i danni del fumo), ma a chi piace fumare anche il tasto “portafoglio” spesso non è uno sprone per smettere…

 

25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

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Qualche tempo fa passando con i miei bambini in via De Amicis, a Milano, abbiamo avuto modo di osservare il “muro di Bambole” (un muro nato da un’idea di Jo Squillo a cui hanno aderito, in segno di lotta al femminicidio, moltissimi protagonisti della moda; ospita ormai quasi 2 mila bambole su una superficie di circa centocinquanta metri ed è diventato simbolo di democrazia, rispetto verso la donna e libertà).
Ovvie e scontate le domande:”mamma, perché hanno messo lì tutte quelle bambole?”.
È stata l’occasione per spiegare loro di quella piaga sociale chiamata femminicidio.
Argomento assolutamente non facile perché nelle loro testoline di 8 e 4 anni non è contemplato che un marito possa uccidere una moglie, un uomo la fidanzata, un padre la figlia e non è neppure stato facile parlare in termini semplici senza creare inutili paure.
Ma devono sapere. Fin da piccoli.
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Depressione post-partum: parte il progetto in Lombardia

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Parliamo sempre di bambini, ma mai, o quasi di mamme, dimenticandoci spesso che dietro il benessere dei nostri cuccioli c’è una mamma che a sua volta deve stare bene. Ma non sempre è così. E spesso queste mamme non hanno problemi fisici, forse ben più facili da curare, gestire o riconoscere, bensì problemi psichici, quelli che io definisco i nostri buchi neri.
Qualche giorno fa un’infermiera del nostro ospedale raccontava di aver speso fior fior di soldi, buttandoli al vento,  qualche mese dopo la nascita del suo primogenito, per sentirsi dire che non aveva “elaborato” la morte del padre. Girò nel tempo numerosi specialisti per arrivare a trovare un equilibrio. Ne parlò oggi, a distanza di molti anni, perché allora era un tabù essere infelici con un bimbo piccolo.
In realtà il problema è abbastanza frequente e si stima che di depressione o ansia in gravidanza e nel post-partum ne soffra  circa il 16% della popolazione femminile.
Visto l’impatto che questo disturbo può avere sulla madre, sul bambino e su tutta la famiglia, è un problema che non andrebbe sottovalutato e che richiede un’attenzione sanitaria specifica e accurata.
Per questo è partito da poco in Lombardia un progetto finanziato dalla Regione, e svolto dall’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano con lo scopo di creare un percorso di assistenza e cura per le donne che soffrono di tale patologia.
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Le donne italiane sono ipocondriache

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Quando ho letto il titolo di questo articolo dell’osservatorio salute di una nota casa farmaceutica ho pensato facesse al caso mio: le donne italiane sarebbero le più ipocondriache d’Europa dopo le spagnole:  il 25% infatti si preoccupa molto quando avverte una qualsiasi forma di malessere, pensando subito di avere una malattia grave (contro invece  il 17% degli uomini). Ebbene si, faccio ammenda io sono da sempre ipocondriaca e forse questo è il motivo per cui ho studiato medicina.
In realtà andando avanti nella lettura non mi sono più ritrovata: sempre secondo lo studio le italiche sono più attente alla prevenzione rispetto agli uomini (25% contro il 17%), seguono più spesso una dieta equilibrata (55% contro 45%) e hanno uno stile di vita più sano (51% contro 41%).
Almeno una volta all’anno 3 donne su 4 fanno analisi di controllo generali (contro il 62% degli uomini), più di una su due non dimentica l’appuntamento con il dentista, oculista e ginecologo mentre circa la metà segna sul calendario gli esami per la prevenzione dei tumori.
Le italiane rispetto alle altre europee sono quelle che si fidano di più del proprio medico e anche le più scettiche nei confronti delle informazioni sanitarie su internet. Il 38% va subito dal dottore quando non si sente bene, mentre solo il 25% cerca prima di capire che cos’ha su internet. Su questo ultimo punto non sono del tutto d’accordo anche se in realtà la mia casistica personale riguarda una fascia d’età ristretta di popolazione femminile.
Nonostante la tendenza alla “corsa dal medico” sembrerebbe però  che le donne dello stivale sopportino meglio delle altre europee dolori e malesseri modificando raramente le proprie attività quotidiane.