Gravidanza molare

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La mola vescicolare è la patologia che dà il nome alla gravidanza molare. 
Al momento del concepimento, come è noto, l’uovo è fecondato dagli spermatozoi, ma le cellule placentari agendo in modo anomalo portano alla formazione di un raggruppamento, non previsto, di cellule all’interno dell’utero materno; questo gruppo di cellule fuori dalla norma prende il nome di “mola”, la quale impedisce al feto di svilupparsi. Vi è infatti da un’alterazione dei villi coriali, i quali vanno incontro ad una trasformazione in vescicole (cisti), in conseguenza della quale non sono più in grado di assicurare gli scambi materno-fetali, ma conservano sia la proprietà infiltrativa sia quella endocrina, cioè come il trofoblasto normale.
La mola vescicolare si distingue in benigna o non invasiva e maligna o destruens.  La mola benigna si distingue a sua volta in parziale e totale o completa in rapporto all’estensione. In entrambi i casi l’embrione può essere presente o assente.

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EMORRAGIE DEL PRIMO TRIMESTRE: aborto e minaccia d’aborto

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La complicazione più nota e frequente durante la gestazione è l’ aborto spontaneo: si considera tale ogni interruzione di gravidanza che si verifica spontaneamente entro i primi sei mesi a partire dal concepimento. È un evento piuttosto frequente, sebbene una reale stima sia impossibile, perché talvolta la perdita del prodotto del concepimento si confonde con una mestruazione. Sembra comunque verificarsi nel 15-20% delle gravidanze e, per lo più, non può essere evitato, in quanto rappresenta una specie di “selezione” delle gravidanze con gravi anomalie incompatibili con la vita. Un’indispensabile distinzione va fatta fra aborto e minaccia d’aborto: il segno più frequente ed indicativo è costituito dalla perdita di sangue, che caratterizza ambedue le situazioni; l’aborto però è la perdita del prodotto del concepimento, la minaccia invece è solo l’evento che può portare all’aborto, ma non è detto che l’evoluzione sia per forza infausta.
I primi tre mesi dopo il concepimento sono i più delicati:l’85 per cento degli aborti spontanei, infatti, si verificano in questo periodo. Dalla diciottesima-ventesima settimana, infatti, la probabilità di incorrere in un aborto si riduce drasticamente.
Si parla di minaccia di aborto se compaiono perdite di sangue, non necessariamente accompagnate da contrazioni dell’utero e da fitte dolorose. La minaccia di aborto si verifica quasi nel 15 per cento delle gravidanze ma solamente il 18 per cento degli aborti minacciati diventano aborti veri e propri. Si tratta, comunque, di un campanello di allarme che non va mai sottovalutato.
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La gravidanza extra-uterina

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Durante lo scorso turno in pronto soccorso si è presentata in pronto soccorso con accesso in ambulanza, una donna di 34 anni con mal di pancia e vomito.
Stavo già tra me e me brontolando pensando alla classica gastroenterite del periodo, quando mi venne “l’illuminazione” di chiedere se fosse incinta. In realtà non mi aspettavo una risposta affermativa perché il dato non era riportato né nel verbale degli ambulanzieri né nella scheda di triage. Invece con mio stupore rispose di si. Sono tanti anni che faccio questo mestiere ma ancora mi stupisco. Per me sarebbe dovuta essere la prima informazione da dare, non addirittura nascondere la cosa con il rischio di far sbagliare una diagnosi o assumere farmaci non consoni.
Perché sto raccontando questo caso? Perché la signora in questione prontamente inviata al pronto soccorso ginecologico aveva poi una gravidanza extrauterina.
Ma cos’è la gravidanza ectopica o extrauterina?
Per gravidanza ectopica  si intende una gravidanza in cui l’impianto è situato in una sede diversa da quella fisiologica, la cavità endometriale. Anche la gravidanza ”normale” nelle fasi iniziali  è da considerare ”extrauterina” perchè normalmente l’uovo fecondato rimane per 2-5 giorni nel lume tubarico prima di giungere e annidarsi nella cavità uterina. Nel linguaggio comune, il termine gravidanza ectopica viene impropriamente usato come sinonimo di gravidanza extrauterina (GEU) e, più comunemente, come sinonimo di gravidanza tubarica la più frequente (98-99% dei casi), in realtà l’embrione può impiantarsi anche nelle ovaie (rarissimo e, secondo molti, quasi sempre in rapporto con un’endometriosi dell’ovaio), in addome, a livello di un corno uterino, nel canale cervicale.
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Acido folico in gravidanza

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L’acido folico è una vitamina del gruppo B, la B9, non sintetizzata dall’organismo. Per coprire il fabbisogno giornaliero di circa 2 mg, bisogna assumerlo con gli alimenti. Sono particolarmente ricche di acido folico le verdure a foglia verde (es. insalata, spinaci, broccoli, ecc.), i legumi, il fegato, alcuni tipi di frutta, il lievito, il latte e i cereali. E’ consigliabile consumare frutta e verdure fresche in quanto la cottura dei cibi distrugge circa il 90% di acido folico perchè è termo e fotosensibile. Addirittura le verdure fresche conservate a temperatura ambiente possono perdere in tre giorni fino al 70% del contenuto di acido folico. Durante la gravidanza il nascituro lo attinge dall’organismo materno per il suo sviluppo, per cui il fabbisogno della mamma sale a 4 mg al giorno e la dieta, per quanto sana e bilanciata, non è in grado di garantire un apporto adeguato e costante.

Nella donna in attesa l’acido folico svolge un ruolo fondamentale:

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