Bimbi a rischio ansia con genitori perfezionisti e invadenti

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Ora capisco molte cose. Del mio vissuto di bambina prima e di ragazza poi, ansiosa e tendente al perfezionismo. Ho lavorato molto su me stessa negli anni anche perché contemporaneamente sono anche molto concreta e razionale e pur senza aver risolto i miei problemi, sono quasi normale. Quasi eh eh…
Mi sono accorta che molto “di me” deriva dal mio vissuto famigliare e tento di non fare gli stessi errori con i miei figli. Pur consapevole che probabilmente ne farò altri senza accorgermene.
Secondo uno studio condotto dalla National University of Singapore e pubblicato sul Journal of Personalità, i genitori perfezionisti e che tentano di “invadere” il campo dei propri figli, provando a sostituirsi a loro nella soluzione dei problemi, rischiano di portare i bambini ad essere molto critici con se’ stessi e questo iper-criticismo può aprire la strada ad ansia e depressione.
Nel mio caso nessuno si è mai sostituito a me, ma la critica era dietro l’angolo.
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Vacanze…

vacanze

Qual è l’argomento più gettonato in questi giorni su blog, fb, twitter a carattere “mammesco”? Di cosa parlano le mamme nella vita reale, al parco, in palestra al lavoro? Ma della fine della scuola. Ovviamente. E ne parlano fino allo sfinimento.
E nei giorni scorsi polemiche su polemiche sulla proposta di tenere aperte le scuole anche nel periodo estivo. Ho commentato qualche post, scritto qualcosa su fb, ma voglio dire anche io la mia in “via” più ufficiale. E prendo spunto da un post di mammeneldeserto che scrive: “Insomma, basta con questa routine che ci costringe a vivere ogni giorno uguale al giorno precedente. E’ tempo di rompere le righe….”
Mi è piaciuto molto e la cito.
È  vero, non ce la facciamo più noi, figuriamoci i nostri figli. Bambini che se va bene dai tre anni, spesso anche molto prima fanno la vita e gli orari degli adulti. Piccolini che con qualsiasi tempo da settembre a giugno si alzano all’alba subiscono i “muoviti” “sbrigati” “è tardi”, spesso senza far colazione  se non, biberon in mano, seduti sotto la cerata del passeggino perché si sa, al mattino fa freschino. Anche a giugno. Anche con 25 gradi.
Grandini che si trascinano sul monopattino anche con la neve, che chi ha inventato quello a 3 ruote deve aver fatto una fortuna. Ragazzini delle elementari con zaini più grandi di loro. Dove spesso però invece di libri e quaderni ci sono giochi e figurine. Perché “al prescuola cosa faccio?” e “se all’intervallo la maestra non ci porta in cortile mi annoio…”  Continua a leggere: Vacanze……

Indagini in corso sulla qualita’ del cibo nelle mense scolastiche

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Ho sempre detestato mangiare in mensa e ancora adesso evito la mensa dell’ospedale. Sono fissata o viziata? Forse entrambe, ma la mia  antipatia nasce dai tempi della scuola elementare.
Allora non esisteva  il tempo pieno, i bambini uscivano alle 12.30 e trovavano la mamma con il piatto pronto; quei pochi bambini con le mamme lavoratrici senza nonne a disposizione frequentavano il doposcuola e mangiavano in mensa. Il termine baby sitter neppure si conosceva.
Erano dei “poveri bambini”. Io facevo parte di quel gruppo. Mia mamma non lavorava ma non riusciva a venire a prendermi alla fine delle lezioni perché c’era mia sorella piccola e sempre malata. Non vi dico il mio stato d’animo. In mezzo a bambini che nulla avevano a che fare con me, costretta a stare al doposcuola per mia sorella di cui non potevo essere gelosa senza sentirmi in colpa, perché appunto malata (nulla di che, ma con gli occhi di una bambina mi sembrava sempre in punto di morte) per di più dovendo mangiare cibi che non mi piacevano per nulla.
Appresi quindi con enorme gioia la chiusura della mensa, a metà anno, causa alcuni casi di epatite.
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Il cellulare: a che età regalarlo?

telefCon l’avvicinarsi del natale torna il solito ritornello: “voglio in regalo un cellulare”. Richiesta fatta da bambini sempre più piccoli. Che fare?
Non c’è una regola comune di comportamento, c’è chi cede dicendosi “tanto che male c’è”, chi tiene duro e ha figli di 13 anni senza l’amato bene e chi si pone mille domande.
Secondo un’indagine condotta nel 2012 (e in 3 anni le cose, a intuito, sono drasticamente cambiate) da Eurispes, su un campione di 1.100 bambini e 1.523 ragazzi:
– il 62% dei bambini di età inferiore a 12 anni in Italia ha un telefonino personale che usa per molte ore al giorno per giocare, inviare messaggi e foto, telefonare, collegarsi a internet e a social network
– il 44,4% dei bambini ha già un cellulare tra i 9 e gli 11 anni, mentre il 17,6 % ne possiede uno addirittura a 7 anni
– il 21,9% dei ragazzi lo usa un’ora al giorno, il 14,7% da una a due ore, il 14,5% fino a quattro ore. Solo il 7,2% non lo usa mai
– 1,2% dei ragazzi italiani non possiede un telefonino.
Gli esperti consigliano di non autorizzare il cellulare prima dei 12 anni per via di rischi di tipo fisico e psicorelazionale.

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Troppi esami radiologi ai bambini

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Ne ho già parlato diverse volte (qui e qui) anche perché è uno dei miei “chiodi fissi”, ovvero la prescrizione eccessiva e inutile di radiografie. Da sempre non capisco, e so di ripetermi, il motivo della corsa in pronto soccorso immediatamente dopo un banale trauma e tanto più il soggetto è giovane, tanto meno capisco. Un bimbo che cade in bicicletta ovviamente proverà dolore, avrà qualche “sbucciatura” o “ammaccatura” ( e perdonatemi i termini poco scientifici, che rendono l’idea), se viene accompagnato in pronto soccorso nella maggior parte dei casi uscirà con la sua bella lastrina. Perché? Perché è più facile spedire in radiologia che discutere con i genitori. Io ci ho provato diverse volte, la definisco educazione sanitaria. Mi ascoltano, concordano con la pericolosità dei raggi ma alla fine spesso pronunciano la famosa frase “almeno sappiamo”. Stesso discorso per quelle fratture per cui prognosi e terapia non cambiano. Tipo i colpi costali ricevuti dai ragazzi giocando a calcetto. Anche nel caso di un’infrazione di una costa il trattamento è uguale a quello di una contusione. Anche in quel caso almeno sanno…
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