La Scabbia: sintomi, diagnosi e trattamento

La scabbia

La scabbia è una malattia parassitaria cutanea causata da un acaro il Sarcoptes Scabie della famiglia degli Artropodi.

Sintomi
È caratterizzata da un’eruzione papulare, eritematosa e da un cunicolo che corrisponde al percorso scavato dall’acaro femmina attraverso lo strato corneo dell’epidermide. Il sintomo principale è il prurito,che compare 2 settimane dopo il contagio e precede le lesioni cutanee. Inizialmente è localizzato, poi generalizzato e presente soprattutto di notte; ne conseguono frequenti lesioni da grattamento che appaiono  escoriate talora con croste da sovrainfezione batterica.

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La pitiriasi, sintomi e terapia

pitiriasi rosacea di gilbertQualche anno fa una mattina al risveglio mi trovai improvvisamente il corpo cosparso di “chiazze pruriginose”. A parte l’iniziale perplessità stavo benone e non diedi importanza alla cosa se non nei momenti di attacco di prurito. Nonostante sia vero anche per i medici il detto del ciabattino che va scalzo, ho chiesto lumi a vari colleghi ottenendo le più svariate risposte. Poi ebbi un’illuminazione, così presi il vecchio manuale di dermatologia e trovai la conferma dei miei dubbi: era verosimilmente pitiriasiPerché ne parlo oggi? Perché proprio questa mattina ho ricevuto una telefonata allarmatissima da parte di un’amica con gli stessi sintomi.

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I buchi per i piercing e gli orecchini

piercing e orecchiniQuando si hanno colleghe con figli adolescenti oltre ad avere visioni future non proprio rosee, spesso si è costrette a subire sermoni da chi ha più esperienza come mamma. L’ultimo episodio riguarda il piercing che una di queste mamme ha praticato personalmente alla figlia quattordicenne per evitare che si recasse in posti poco sicuri. Di fronte alla mia espressione basita mi disse: “beh, quando toccherà a tua figlia se non te la senti tu glielo faccio io“. Si come no…

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1 dicembre 2012: Giornata Mondiale della lotta contro l’AIDS

AIDS HIVProprio ieri riflettevo fra me che di AIDS non si parla più in maniera esaustiva come in passato e la mia riflessione era in relazione all’accesso in pronto soccorso di un giovane con una brutta polmonite e difficoltà respiratorie tali da dover essere incubato. Era affetto da HIV. Oggi casualmente girando nel web mi imbatto in numerosi articoli sull’AIDS e  apprendo che il 1 dicembre ricorre proprio  la giornata mondiale dell’AIDS.

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Il tampone vaginale in gravidanza

Il tampone vaginale in gravidanza

Il tampone vaginale, eseguito durante una normale visita ostetrica, è la raccolta, per mezzo di un tampone tipo cotton fioc ma di maggiori dimensioni, della secrezione prodotta dalla vagina.

Per effettuare l’esame è necessario che la donna sia sdraiata su un lettino a gambe divaricate dinanzi ad una fonte di luce adeguata e che il tampone sia ben introdotto nella vagina evitando di toccare le parti esterne.
Viene eseguito fra la 35a e la 37a settimana di gravidanza per individuare la presenza di eventuali germi che possono creare problemi alla mamma o al nascituro, ricercando soprattutto lo streptococco ß-emolitico di gruppo B (GBS). Questo è un microorganismo che non dà sintomi ma che se presente nella vagina o nel retto potrebbe infettare il bambino durante il parto, causando infezioni neonatali potenzialmente anche molto gravi. Se la gravidanza va oltre il termine (40a settimana) e si è fatto l’esame alla 36a settimana, è quindi consigliabile ripetere il tampone.

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