Multivitaminici in gravidanza: spesso inutili

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Sono da sempre contraria all’abuso di farmaci e ne prescrivo lo stretto necessario. L’ho scritto più volte. Come ho già detto che spesso agli occhi del paziente chi non prescrive perchè conscio dell’inutilità di talune prescrizioni, è un “cattivo” medico.
Ovviamente applico il mio pensiero a tutte le fasce d’età. Bambini soprattutto. E oggi qualcuno la pensa come me parlando delle donne in gravidanza.  Secondo gli esperti del Drug and Therapeutics Bulletin (Dtb), edito dal British Medical Journal,  Multivitaminici e integratori di sali minerali venduti come specifici per la gravidanza sono in realtà una spesa non necessaria: la vendita di tali prodotti non sembrerebbe essere supportata da alcuna evidenza scientifica relativa a benefici per gestante e nascituro soprattutto perché gran parte delle evidenze cliniche con cui questi prodotti sono reclamizzati derivano da studi condotti in paesi a basso reddito dove le donne sono malnutrite. I multivitaminici  specifici per la gravidanza contengono vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B12), vitamine C, D, E, K, acido folico, iodio, magnesio, ferro, rame, zinco e selenio di cui la maggioranza delle gestanti in Occidente non ha certo bisogno essendo disponibili con una dieta corretta. Estremamente importante continua invece ad essere l’assunzione di acido folico ed eventualmente  vitamina D nelle dosi raccomandate e disponibili anche come generici a basso costo.

Lo iodio non va in vacanza: parte la campagna estiva per un’alimentazione sana

iodio
In Italia sono circa sei milioni pari a oltre il 10% della popolazione totale, le persone che si ammalano di gozzo, una malattia legata alla carenza di iodio che determina un ingrossamento della tiroide. Tale carenza può inoltre provocare anche gravi deficit cognitivi e psicomotori soprattutto fra i giovanissimi ed il modo migliore per prevenire questi disturbi è una dieta che includa pesce di mare, crostacei e molluschi durante tutto l’anno, alimenti che invece vengono consumati di rado soprattutto nelle scuole.

Nell’ambito del Progetto italiano contro la carenza di iodio in pediatria è stata realizzata un’indagine su mille bambini delle scuole primarie e secondarie di I grado di 10 città italiane (Milano, Torino, Genova, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Potenza, Bari e Cagliari), chiedendo loro cosa sapessero dello iodio. I risultati hanno evidenziato che solo 1 su 5 sa che ce ne è molto nel pesce mentre molti sono convinti che sia presente nella carne e nelle verdure.
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