Latte vaccino dopo i 12 mesi: nuove indicazioni

xxxxx

Sul latte vaccino si è sempre detto tutto e il contrario di tutto. Negli anni 70 -80 veniva dato ai lattanti non allattati al seno, indipendentemente dall’età. Poi si è data l’indicazione alla somministrazione dopo l’anno d’età. Ora si ritorna prepotentemente a parlare di latti di proseguimento. Qualcuno pensa sia un business delle aziende farmaceutiche. 
Premetto che ho introdotto il latte vaccino nella dieta dei miei figli ai 12 mesi, in aggiunta al latte materno. Supernano fino ai 6 anni beveva mezzo litro di latte al giorno suddiviso in due biberon da 250 cc mattino e sera. Non ho mai pensato fosse troppo anche perché latte e yogurt lo hanno “salvato” nei periodi di digiuno. Una volta abbandonato (su mia imposizione) l’amato biberon, inevitabilmente è stata ridotta anche la quota di latte assunta. Cresce ed è sempre cresciuto bene, assolutamente non obeso, con un numero di infezioni molto limitato. Microba abbandonato il seno, non ha mai voluto il latte dopo cena; ma lei ha un altro fisico e mangia in maniera diversa rispetto al fratello.
Ora, se qualcuno mi chiede, io non posso far altro che raccontare la mia esperienza: in casa nostra i latti di proseguimento non sono mai entrati.
Le nuove linee di indirizzo del Ministero della Salute sull’alimentazione nella prima infanzia sconsigliano il latte vaccino nel primo anno di vita e lo indicano con cautela a partire dal secondo anno.
Continua a leggere: Latte vaccino dopo i 12 mesi: nuove indicazioni…

Sangue nelle feci dei bambini: possibili cause

 

cartaigienica

Quando microba era molto piccola (non che ora sia grande, ma in confronto…), comunque poco dopo i due anni ebbe un periodo in cui era stitica, non ne ho mai capito effettivamente il motivo dato che la sua dieta non aveva subito modifiche, aveva tolto senza colpo ferire il pannolino sia di giorno che di notte e apparentemente non aveva disagi psicologici. Era un circolo vizioso, più non si scaricava più aveva mal di pancia e dolore all’ano, più aumentava la paura ad andare in bagno. Un incubo. Peggiorato dalla comparsa di sangue. E a quel punto un po’ di apprensione non mancò neppure a me. La telefonata alla super amica pediatra mi rassicurò: “sarà una piccola ragade, non ti preoccupare”. Mi consiglio uno sciroppo emolliente per almeno un mese, fino alla normalizzazione delle feci a cui io associai creme di tutti i tipi che microba pretendeva prima di “far la cacca”. Finchè come d’incanto stipsi e sangue scomparvero.
È indubbio che la presenza di sangue in qualsiasi parte del corpo dei nostri bambini faccia paura anche se spesso poi la causa è banale. La presenza di sangue nelle feci o nel pannolino di un lattante solitamente mette molto in allarme i genitori. Tuttavia le patologie che più frequentemente provocano feci ematiche sono fortunatamente poco gravi a questa età.
Continua a leggere: Sangue nelle feci dei bambini: possibili cause…

L’osteoporosi si previene fin da bambini

latte

Quando pensiamo all’osteoporosi la consideriamo una patologia dell’età avanzata, qualcosa che riguarda le nostre mamme, la consideriamo lontana da noi,una cosa che non ci tocca,  figuriamoci se la colleghiamo ai nostri figli. In realtà l’osteoporosi è si un problema associato quasi esclusivamente all’invecchiamento, ma la prevenzione inizia già in giovane età.
Ce lo ricordano e spiegano i pediatri dell’American Academy of Pediatrics con delle regole da seguire sin dalla più tenera età.
Innanzitutto alimentazione e attività fisica sono le armi principali a disposizione dei genitori per proteggere la salute delle ossa dei loro figli. Infatti un individuo che non raggiunge un picco ottimale di massa ossea durante l’infanzia e l’adolescenza, può infatti sviluppare osteoporosi senza che vi sia una accelerata perdita ossea in età adulta. Secondo i pediatri statunitensi i fabbisogni quotidiani di calcio non devono essere soddisfatti con l’assunzione di integratori e supplementi, ma aumentando il consumo di alimenti ricchi di questo elemento. Durante i primi 12 mesi di vita la fonte principale dovrebbe essere il latte materno – o, in caso di necessità, quello artificiale –dall’anno d’età il calcio può essere assunto attraverso il latte vaccino e i suoi derivati. Contemporanemante è importante prestare attenzione ai livelli di vitamina D, necessaria per l’assorbimento del calcio e la sua omeostasi nell’organismo (ovvero mantenere la concentrazione di calcio costante).
Anche l’attività fisica gioca un ruolo rilevante nella prevenzione dell’osteoporosi e gli esercizi migliori sarebbero quelli che permettono alle ossa di sopportare un po’ di peso, come la corsa, il ballo e le camminate.
In definitiva corrette abitudini alimentari e corretta attività sportiva permettono una buona salute delle ossa fin da piccoli. 

Il latte fresco: una protezione per le comuni infezioni nei bambini

latte

Spesso mi capita di partecipare a discussioni su forum o blog in merito al latte vaccino, quando introdurlo nella dieta dei bambini e se intero o a lunga conservazione.
Io ho dato il latte di mucca ai miei bambini al compimento dell’anno. Latte rigorosamente intero. E una volta che mi sbagliai e lo presi parzialmente scremato si accorsero della differenza di sapore.
Chiaramente la mia decisione non è legata al gusto, bensi’ alle proprietà nutritive ed energetiche del latte intero che in quello scremato o parzialmente scremato vengono a mancare causa appunto il processo di scrematura che priva il latte in parte o totalmente della porzione grassa. Continua a leggere: Il latte fresco: una protezione per le comuni infezioni nei bambini…

Bebè e allergie al latte vaccino

latte

Che la crisi si stia ripercuotendo anche sui nostri figli e sulla loro alimentazione è noto, ne avevo già trattato. Oggi oggi emerge un altro dato allarmante: l’aumento di bimbi allergici al latte vaccino introdotto nella dieta prima dell’anno d’età . Il latte vaccino  è uno dei prodotti più a basso costo, sicuramente molto meno caro del latte in polvere per neonati e spesso, complice appunto la crisi viene introdotto sempre prima, ma  circa il 3% dei piccoli ne è allergico, dato che, come si evidenzia analizzando i dati degli ultimi 10 anni, è in costante aumento. I bambini fino a un anno di età non sono in grado di metabolizzare le proteine del latte vaccino e dunque non bisogna introdurlo nella loro alimentazione fino a quel momento.

In alcuni casi bisogna addirittura aspettare i 3 anni perché il bimbo lo riesca a tollerare completamente. I sintomi spia  di allergia al latte vaccino sono rigurgito, vomito, singhiozzo, coliche, ma anche ritardo della crescita; da considerare però che sono sintomi comuni anche ad altri disturbi, come il reflusso gastroesofageo. Come al solito sconsigliato il fai da te: è il pediatra che deve sapere distinguere fra i vari disturbi e consigliare in maniera idonea.