I giorno di scuola: una nuova avventura

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È passata una settimana ed ora, più calma, sono qui a ricordare e raccontare. Di questo primo giorno di scuola in una Milano bollente. Di questa nuova avventura. Microba è in prima elementare. E ormai non dovrei più chiamarla così. Ormai è grande, ormai è una scolara, ma per me sarà sempre la mia piccola microba, quello scricciolo che oltre 6 anni fa avevo timore a “maneggiare”. Ora ha uno zaino più grande di lei, pieno di voglia di imparare, di conoscere, di sapere. Ora sa leggere e scrivere: ha imparato da sola. E non concepisce che la maestra non abbia ancora dato i compiti. “Perché la maestra è brava, anche molto carina, con dei bei vestiti e i tacchi. Ma parla, parla, e non ci fa fare i compiti”. Perché microba vuole imparare ma non trascura la femminilità. E non può non notare scarpe e orecchini dalla sua giovane insegnante. 

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6 anni

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6 anni e il primo numero con la pancia, quella pancia che tu, da impulsiva quale sei, usi per fare, dire, anche ferire.
6 anni e la scuola elementare vicinissima, perché “le maestre dell’asilo mi piacciono, ma io voglio conoscere gente nuova”.
6 anni e il buco alle orecchie che mi chiedi ricordando con insistenza di una promessa che mi hai estorto a 3 anni.
6 anni e leggi e scrivi perché quando ti incaponisci, nel bene e nel male, ci riesci.
6 anni e non sei più infante ma passata a scolara anche sulla carta d’identità appena rifatta.
6 anni e stai crescendo; sei grande quando vuoi tu, fai domande su argomenti più grandi di te, ma poi i capricci sono ancora dietro l’angolo e hai bisogno ancora tanto della tua mamma perché “mi manchi moltissimo quando sei al lavoro”.
6 anni e le confidenze con le amiche.
6 anni e i fidanzati che “se non mi vuole più pazienza, me ne trovo un altro”.
6 anni di scarpe e vestiti nuovi altrimenti “sono bruttissima”.
6 anni di smalti e di “posso truccarmi?”
Ma anche 6 anni di libri e lavoretti
6 anni di bicicletta rigorosamente senza rotelle, di corse in monopattino
6 anni e tanta fantasia
6 anni e tante chiacchiere immaginarie
6 anni di gelosia
6 anni di “non ti voglio più, non ti sopporto più”
6 anni di “ti adoro” e di “sei bellissima oggi”
6 anni di te, di me, di noi.
Auguri mia piccola grande microba pazzerella!

Scuola materna: l’inserimento

scuola materna

Finalmente è arrivato il momento tanto atteso da numerosissimi genitori: la riapertura di nidi e materne. Le vacanze sono belle ma sono pochi i genitori che hanno le stesse dei loro figli, e allora parte il gioco di incastri: i nonni, il centro estivo, qualche giorno di ferie in più conquistato a fatica da papà e mamma, un’amica disponibile; in tal modo si arriva a settembre più stremati che a giugno.
Chi poi ha figli maggiori alla scuola primaria ha da attendere ancora 10 giorni. E proprio per questo molti figli minori allungano le vacanze. Microba è fra questi. Sono in ferie forzate e chiaramente non ha senso andare via solo con uno dei due. Sto però già facendole il” lavaggio del cervello” sulla ripresa, sul fatto che arriveranno dei bambini nuovi più piccoli e tutto ciò non la entusiasma particolarmente; è inoltre diventata una vera “peperina”, per non dire altro, quindi temo che dia del filo torcere alle maestre.
Mi sembra ieri che ero alle prese con l’inserimento e già un anno è volato.
L’inserimento è uno di quei momenti cruciali nella scolarità. In verità più per le mamme che per i bambini perché spesso loro risentono del nostro stato d’animo e delle nostre ansie.
L’ingresso alla scuola dell’infanzia è un momento particolarmente delicato ed importante nel processo di crescita: dal rapporto esclusivo con la mamma o i famigliari  il bambino viene a trovarsi da solo in un nuovo contesto ambientale e sociale in cui è un individuo autonomo in grado di stabilire relazioni con altri individui estranei, coetanei ed adulti.
Questo momento così delicato può far paura ed è pertanto indispensabile che i genitori siano pronti a rassicurare e sostenere il piccolo senza a loro volta farsi prendere dall’ansia.

Il bello delle piccole cose

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Son le piccole cose belle che fanno bella la nostra vita. Quando accadono all’improvviso un sorriso spunterà. Sono le piccole cose belle che regalano felicità e ti cambiano la giornata se le vivi con semplicità

Questa è una delle canzoni cantate dal coro della scuola primaria di supernano alla festa di fine anno. È dello zecchino d’oro 2008 ed ammetto che ne ignoravo l’esistenza.
L’ho ascoltata con attenzione e non solo perché catturata dall’entusiasmo dei bambini. Era lì in un angolo della mia mente ma prepotentemente uscita in questi giorni. Perché? Perché sono in fase riflessiva. O forse depressiva. È il tempo più autunnale che estivo o lo stress? O entrambi?
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8 anni

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Non credevo che avrei avuto senso materno, non credevo che avrei amato un figlio più di qualsiasi altra cosa, più di me stessa.
Non credevo che un figlio avrebbe potuto modificare il mio fare, il mio pensare.
Ma da quando ti ho stretto fra le braccia quel lontano 21 aprile, nulla è stato più come prima. Non era solo la ricorrenza del “Natale di Roma”, è diventato il mio Natale. Come mamma.
Ti ho amato giorno per giorno e ogni giorno di più, per quello che sei, per quello che fai, per il tuo parlare, per il tuo non parlare, per la tua timidezza e i tuoi sguardi apparentemente misteriosi.
Perché io, i tuoi sguardi, li capisco. Non mi puoi imbrogliare perché in te mi rivedo. Quando dici che non c’è nulla e invece c’è una bomba pronta ad esplodere, vuoi solo che io insista, un pò, tanto, dipende. Lo so. E ti dico “non mi imbrogli perché facevo, faccio, così anche io”. Solo che ormai non trovo più nessuno ad insistere.
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