La prima vacanza da sola

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Cara microba, mi manchi da morire.
Ecco l’ho scritto.
E con le lacrime agli occhi.
Si lo so non dovrei. Mi prendete sempre in giro per la mia lacrima facile, ma stavolta le devo far scendere ne ho bisogno come di una purificazione.
Vorrei averti dato un telefono, vorrei mandarti  amorevoli messaggi,  stupide faccine e disegnini, vorrei sentirti tutti i giorni invece che quei 5 minuti a giorni alterni in cui mi sgridi  perché ti ho telefonato tardi. Come se il telefono fosse libero solo per noi. Ma hai 7 anni e forse non sarebbe educativo dotarti di un congegno elettronico solo per le mie malinconie. O forse si. O forse chissenefrega di cosa sia educativo e di cosa no.
Microba mi manchi. Mi manca la tua presenza, il tuo parlare in continuazione, il tuo discutere su tutto e tutti, i tuoi complimenti e i tuoi abbracci. Le tue manine che mi accarezzano anche se poi quando fa caldo non lo sopporto.
Guardo le bambine per strada e mi chiedo se siano una delle tue numerose amiche. Una delle tante che non conosco perché tu, microba parli pure con i sassi. E non importa se siano italiane, straniere, extraterrestri. Tu diventi amica di tutti.
Guardo il tuo lettino vuoto, per una volta in ordine, con i pupazzi in fila e mi chiedo come tu abbia dormito da sola, per tutte queste notti, abbracciata solo al tuo inseparabile Hallo Kitty, tu che quando vado al lavoro devi prendere il mio pigiama per sentire il mio odore. Per pensare di avermi accanto.

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Mammacheblog: io c’ero

Ormai sono una veterana del mammacheblog. Ogni anno aspetto con trepidazione la pubblicazione della data in modo da essere libera da impegni lavorativi. Poi sistematicamente riesco a partecipare solo alla giornata del sabato, ma meglio di nulla. Quest’anno poi avevo un’attiva accompagnatrice: Microba.

ceciRicordandosi di quanto si fosse divertita l’anno prima, ha voluto partecipare fin dall’inizio della giornata rinunciando al suo amato corso di nuoto. Mi ha salutato senza le solite smancerie e fin da subito si è trovata in sintonia con le altre bimbe e con le bravissime ragazze dell’animazione. Ha partecipato con passione al laboratorio organizzato grazie a fabbri sulla preparazione dei ghiaccioli (unico neo non essere poi riuscita a mangiarli) e si è rammaricata che non l’avessi iscritta al laboratorio di cucina. Ma mi sono svegliata troppo tardi e non c’erano più posti. Continua a leggere: Mammacheblog: io c’ero…

Indagini in corso sulla qualita’ del cibo nelle mense scolastiche

mensa

Ho sempre detestato mangiare in mensa e ancora adesso evito la mensa dell’ospedale. Sono fissata o viziata? Forse entrambe, ma la mia  antipatia nasce dai tempi della scuola elementare.
Allora non esisteva  il tempo pieno, i bambini uscivano alle 12.30 e trovavano la mamma con il piatto pronto; quei pochi bambini con le mamme lavoratrici senza nonne a disposizione frequentavano il doposcuola e mangiavano in mensa. Il termine baby sitter neppure si conosceva.
Erano dei “poveri bambini”. Io facevo parte di quel gruppo. Mia mamma non lavorava ma non riusciva a venire a prendermi alla fine delle lezioni perché c’era mia sorella piccola e sempre malata. Non vi dico il mio stato d’animo. In mezzo a bambini che nulla avevano a che fare con me, costretta a stare al doposcuola per mia sorella di cui non potevo essere gelosa senza sentirmi in colpa, perché appunto malata (nulla di che, ma con gli occhi di una bambina mi sembrava sempre in punto di morte) per di più dovendo mangiare cibi che non mi piacevano per nulla.
Appresi quindi con enorme gioia la chiusura della mensa, a metà anno, causa alcuni casi di epatite.
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10 anni

compleanno

10 anni e quando iniziano i numeri con la decina sono guai. 
Me lo hai detto tu uscendo da scuola. “mamma sono un catorcio”.
Un dito pseudo rotto. Perché ho deciso che per un mignolo si potevano evitare le radiazioni di una lastra e l’ho steccato sulla base della mia esperienza.
Una tosse e una laringite che non sono da te, caloroso e 
nerboruto uomo.
Un ginocchio ko. Non è dato sapere cosa sia 
successo, e forse è meglio che io non sappia, tant’è che zoppicavi vistosamente.
Un occhio nero portato a casa dopo una partita a basket.

Stai invecchiando mio giovane amico.
E te lo dico ridendo. Lo dico proprio a te che quando mi senti dire “sono vecchia” o peggio lo dice tua sorella, ti animi sostenendo che non sia affatto vero, che sono molto giovane.
Beata innocenza e beata infanzia ancora innamorata della mamma.

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6 anni

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6 anni e il primo numero con la pancia, quella pancia che tu, da impulsiva quale sei, usi per fare, dire, anche ferire.
6 anni e la scuola elementare vicinissima, perché “le maestre dell’asilo mi piacciono, ma io voglio conoscere gente nuova”.
6 anni e il buco alle orecchie che mi chiedi ricordando con insistenza di una promessa che mi hai estorto a 3 anni.
6 anni e leggi e scrivi perché quando ti incaponisci, nel bene e nel male, ci riesci.
6 anni e non sei più infante ma passata a scolara anche sulla carta d’identità appena rifatta.
6 anni e stai crescendo; sei grande quando vuoi tu, fai domande su argomenti più grandi di te, ma poi i capricci sono ancora dietro l’angolo e hai bisogno ancora tanto della tua mamma perché “mi manchi moltissimo quando sei al lavoro”.
6 anni e le confidenze con le amiche.
6 anni e i fidanzati che “se non mi vuole più pazienza, me ne trovo un altro”.
6 anni di scarpe e vestiti nuovi altrimenti “sono bruttissima”.
6 anni di smalti e di “posso truccarmi?”
Ma anche 6 anni di libri e lavoretti
6 anni di bicicletta rigorosamente senza rotelle, di corse in monopattino
6 anni e tanta fantasia
6 anni e tante chiacchiere immaginarie
6 anni di gelosia
6 anni di “non ti voglio più, non ti sopporto più”
6 anni di “ti adoro” e di “sei bellissima oggi”
6 anni di te, di me, di noi.
Auguri mia piccola grande microba pazzerella!