Il trauma cranico nel bambino

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Tratto oggi di un “evergreen”, ovvero del trauma cranico nel bambino,  perchè, a parte riprendere i soliti, ma non scontati consigli, vorrei raccontare un’esperienza di così detta vita vissuta.
Qualche giorno fa un amichetto di microba all’inizio della sua avventura con la bici senza rotelle, ha fatto il primo volo. Caso ha voluto che io mi fossi allontanata dal parco giusto i 5 minuti dell’evento e quando, dopo una telefonata allarmata, arrivai di corsa, mi trovai di fronte ad una scena che da medico ma  soprattutto da mamma mi urtò parecchio. Era stata chiamata l’ambulanza (e fin qui nulla da dire, le ferite del capo, anche le più banali, sanguinano parecchio e il sangue fa sempre molta paura), trovai un ambulanziere che stava medicando il piccolo (che per fortuna stava benone), e dava alla madre informazioni alquanto scorrette su quello che sarebbe accaduto dopo, su chi avrebbe visitato il bambino, su che esami avrebbe fatto.
Ecco questo è il primo punto che vale per questo episodio ma per tutte le chiamate delle ambulanze: nessuno  può dire quale sarà il comportamento che terrà il medico del pronto soccorso,  per non spaventare ulteriormente gli interessati,  perchè quello che si valuta in una strada è ben diverso da quanto si evince da una visita in ambiente ospedaliero ma soprattutto perchè è solo un medico che può decidere degli esami e delle visite da effettuare.
Tornando al “nostro” trauma cranico, è fondamentale precisare che

Cosa fare se si “picchia la testa?” la maggior parte delle cadute dei bambini non ha risvolti negativi, poiché le ossa della testa sono robuste ed elastiche: si limitano a lesioni del cuoio capelluto, che essendo una zona ricca di vasi può sanguinare molto o a  bernoccoli e lividi.
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8 anni

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Non credevo che avrei avuto senso materno, non credevo che avrei amato un figlio più di qualsiasi altra cosa, più di me stessa.
Non credevo che un figlio avrebbe potuto modificare il mio fare, il mio pensare.
Ma da quando ti ho stretto fra le braccia quel lontano 21 aprile, nulla è stato più come prima. Non era solo la ricorrenza del “Natale di Roma”, è diventato il mio Natale. Come mamma.
Ti ho amato giorno per giorno e ogni giorno di più, per quello che sei, per quello che fai, per il tuo parlare, per il tuo non parlare, per la tua timidezza e i tuoi sguardi apparentemente misteriosi.
Perché io, i tuoi sguardi, li capisco. Non mi puoi imbrogliare perché in te mi rivedo. Quando dici che non c’è nulla e invece c’è una bomba pronta ad esplodere, vuoi solo che io insista, un pò, tanto, dipende. Lo so. E ti dico “non mi imbrogli perché facevo, faccio, così anche io”. Solo che ormai non trovo più nessuno ad insistere.
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Allattamento e rischio carie

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Che la medicina spesso sia tutto e il contrario di tutto è una bella verità, così come è noto che in medicina 2+2 non fa 4. E questo è tanto più vero quando si tratta di bambini. Ai miei tempi (oddio come mi sento vecchia a dire così) le donne in gravidanza non avevano tante paturnie su cibo, vaccini, malattie; i bambini venivano svezzati a 3-4 mesi, l’allattamento a richiesta era un’eresia. Tutto questo comporta innumerevoli scontri con madri e suocere che “come i figli li ho cresciuti io, nessuno….”. A parte le battute, anche solo nell’arco di qualche anno molte indicazioni sono date in maniera diversa.
Ricordo ancora con una certa ansia la frase pronunciata al corso pre-parto quando aspettavo supernano “in Africa allattano fino a 5 anni, figuriamoci se non potete riuscirci voi. ed è bene andare avanti fino ai due anni e oltre”. Continua a leggere: Allattamento e rischio carie…

San Valentino: lavoretto con le capsule di caffè

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Auguri papàchef, auguri nonostante a te queste feste non piacciano, non siano mai piaciute. Condividevo questa tua idea anni fa quando la festa degli innamorati era tutti i giorni, quando non poteva esserci nulla che ci potesse far trascurare l’un l’altro; adesso purtroppo è diverso. Ci  sono giorni che ci incrociamo appena: tu entri, io esco, in un gioco di incastri per stare con i bambini; ci sono delle sere in  cui pronunciando  un “buonanotte” fra i denti crollo addormentata in un nanosecondo; ci sono giorni in cui fra lavoro, stanchezza, arrabbiature con i figli finiamo per non considerarci un gran che. A questo punto ben venga il 14 febbraio perché  ogni tanto un pensiero, un gesto d’affetto fanno piacere. Perché significa che ancora ci ricordiamo di noi. Nonostante tutto e tutti. Continua a leggere: San Valentino: lavoretto con le capsule di caffè…