Freddo e pelle dei bambini: come comportarsi?

neve

Microba ha la pelle molto delicata, da sempre. E non parlo solo di dermatite atopica, la mia croce, ma anche di tutte quelle forme di “irritazione” aspecifiche che periodicamente la colpiscono soprattutto al viso.
La pelle è la barriera di protezione del corpo: deve proteggerlo da eventuali aggressioni esterne fra cui il freddo; deve inoltre impedire che l’acqua che lo compone evapori verso l’ esterno, cosa che può accadere quando l’umidità dell’ambiente è più bassa.

Anche nei bambini la pelle ha questo ruolo importante ma, nei più piccini, soprattutto quelli di età inferiore ai due anni, lo svolgimento della funzione barriera è reso più difficile a causa di una sorta di immaturità cutanea che caratterizza questa fascia di età. In pratica la pelle dei bimbi piccoli è immatura, più sottile e quindi è una barriera meno efficace, più facile da aggredire.  Questo spiega perché quando arriva il freddo  la loro pelle si secca e si arrossa con facilità, soprattutto nelle zone scoperte, dove manca la protezione degli indumenti.
La pelle secca si irrita con facilità , quindi possono associarsi i segni dell’infiammazione, quali il rossore e il prurito, follicoliti e persino eczemi, traducendosi in dermatite irritativa.
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Salviette detergenti per neonati possibile causa di dermatiti

pannolini

Quando tempo fa scrissi un post sull’igiene del bambino, parlai anche dell’uso delle salviettine detergenti che andrebbe però limitato al cambio del bebè fuori casa; in realtà il consumo di questo prodotto fra i neonati, ma non solo, dimostra che non è così.
Basti pensare che spesso anche nelle scuole dell’infanzia oltre alla richiesta di carta igienica e fazzoletti di carta si aggiunge quello delle salviettine detergenti. E con l’aumentato uso di tali prodotti si sta verificando anche un crescente numero di  disturbi alla pelle che vanno dalle dermatiti fino a secrezione di liquido biancastro che spesso  indica un infezione di carattere batterico.
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La disidrosi

mani

Quando frequentavo il 4° anno di medicina una domenica pomeriggio mentre studiavo notai comparire su una mano una vescicola che mi sembrò una verruca. Non me ne preoccupai, ma quando nel corso delle ore le vescicole presero ad aumentare in numero e soprattutto a prudermi, capii, pur non avendo ancora studiato dermatologia che non si trattava di verruche. Da ipocondriaca quale già ero, il giorno dopo corsi a farmi vedere dalla mia responsabile; allora pensando che “da grande” avrei fatto la pediatra frequentavo appunto un reparto di pediatria e si pensò avessi contratto qualche malattia dei bambini. Mi fecero fare numerosissimi esami ma non emerse nulla se non che nel tempo avevo contratto una marea di patologie in maniera asintomatica. Le vescicole scomparvero spontaneamente dopo qualche giorno per poi ripresentarsi in maniera più virulenta un anno esatto dopo. A quel punto degli studi frequentavo già le cliniche mediche e così mi recai dal dermatologo che effettuava le consulenze in reparto. Questo appena vide le mie mani non ebbe dubbi: “è disidrosi” mi disse, “ti accompagnerà per molti anni”. E così fu; periodicamente le mie mani si riempiono di vescicole che in alcuni periodi  si sono anche desquamate. E quando le stesse vescicole si presentarono a papàchef, ma nei piedi, non ebbi dubbi sulla diagnosi. Non fu chiaramente “colpa” mia perché la disidrosi non è contagiosa!
Ma cos’è la disisdrosi?

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Microbi su mani e fonendoscopio

fonendo

Quando iniziai la pratica medica in ospedale un giovane collega forse anche più schizzinoso di me mi mostrò come tenere il fonendoscopio nella tasca del camice, ovvero con le olive (la parte che si mette nelle orecchie) rivolte verso l’interno della tasca. “in tal modo-mi disse- è meno esposta ai germi una parte che poi va a contatto con le orecchie”. Una sorta di precauzione contro le possibili infezioni. Da allora mai con nessun altro ebbi modo di parlare di quanto questo preziosissimo strumento possa essere portatore di germi.
Le linee guida raccomandano di lavarsi le mani prima e dopo ogni visita ma non dicono nulla sulla pulizia dello stetoscopio, tanto meno sono stati pubblicati articoli in proposito. Fino ad oggi. Continua a leggere: Microbi su mani e fonendoscopio…

Lavarsi le mani riduce del 40% il rischio di infezioni

 Lavarsi le maniMicroba è al 2° anno di nido, è una bella esperienza e soprattutto uno stimolo di crescita diverso rispetto allo stare a casa. Chiaramente, come in tutte le cose ci sono i pro e i contro anche se molti pediatri addirittura sconsigliano la frequenza per il rischio più elevato di contrarre malattie. Io, a parte l’essere fatalista, ritengo che il numero di infezioni è molto soggettivo: ci sono bimbi che frequentano il nido fin da piccolissimi e si ammalano poco, altri che pur non frequentando comunità, sono sempre ammalati. Ma i genitori possono fare qualcosa per tentare di prevenire le infezioni? Si, lavare spesso e bene le mani dei nostri bambini!

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