Il piede piatto

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Il piede piatto è l’assenza dell’arco plantare, cioè dell’incavo che la pianta del piede dell’adulto presenta sul lato interno. In pratica, il piede poggia a terra con tutta la pianta.
Spesso la caviglia sembra cedere verso l’interno e il calcagno appare deviato lateralmente: nel bambino piccolo è una condizione molto frequente, sia perchè l’arco plantare è pieno di grasso sottocutaneo, sia perché i legamenti e la muscolatura del piede sono poco efficienti.
Il piede piatto essenziale si divide in:
– piede piatto lasso essenziale dell’infanzia:  tra il terzo e il sesto anno di vita ed è praticamente sempre asintomatico. Si rende evidente solamente sotto carico, mentre in scarico e in punta di piedi la sua morfologia è del tutto normale. Nell’80 % dei casi si normalizza completamente; nel restante 20% evolve nel piede piatto essenziale dell’adolescenza.
– piede piatto essenziale dell’adolescenza: tra il 6° e il 13° anno di vita e non è altro che quel 20% di piedi che non hanno sviluppato l’elica plantare entro questo tempo. Anche questi, seppur tardivamente, sono comunque destinati a normalizzarsi e soltanto una piccola percentuale, compresa tra l’1 e il 5%, tende a restare piatto valgo. In assenza di disturbi, il piede piatto valgo si configura come una semplice variante anatomica o piede piatto funzionale. Solo in presenza di disturbi funzionali o dolori, il piattismo sarà da considerarsi patologico e andrà interpretato come l’espressione morfologica di dismorfie scheletriche. Continua a leggere: Il piede piatto…

“Abuso di passeggino”

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Uno dei passaggi nella crescita dei nostri bambini è l’abbandono del passeggino. Ne ho già scritto e ho già espresso il mio parere: dopo i 3 anni al massimo, dovrebbe essere messo in soffitta. Indipendentemente dalla pigrizia del piccolo, indipendentemente dalla comodità della mamma. Spesso infatti il passeggino è un utilissimo carrello. Eppure moltissime mamme non la pensano come me. Sembrerebbe che in Italia un bambino su 10 nell’età fra i 4 e i 6 anni sia ancora comodamente seduto sul pratico mezzo di trasporto. 6 anni? L’età della scuola? Se lo avessi solo letto non ci avrei creduto. E per una volta non sono solo le mamme italiane le “malate di passeggino”: per il secondo anno consecutivo, in vacanza all’estero, ho visto genitori spingere bambini che di gran lunga hanno superato l’età di ciucci e pannolini.
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A quanti mesi inizia a camminare un bambino?

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E‘ giusto preoccuparsi se un bambino a 12 mesi non cammina ancora? Questo è uno dei tanti motivi di angoscia dei genitori quando il piccolo all’anno compiuto non sembra avere alcuna intenzione di iniziare a camminare e l’ansia è tanto maggiore quanto cuginetti, altri figli o bambini di amici hanno mosso i primi passi precocemente.
Scontato dire che ogni bambino ha i suoi tempi quando il genitore è pronto con le prime scarpette. Salvo poi “pentirsene” e  sognare i bei tempi in cui il cucciolo era immobile nel passeggino.

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La disidrosi

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Quando frequentavo il 4° anno di medicina una domenica pomeriggio mentre studiavo notai comparire su una mano una vescicola che mi sembrò una verruca. Non me ne preoccupai, ma quando nel corso delle ore le vescicole presero ad aumentare in numero e soprattutto a prudermi, capii, pur non avendo ancora studiato dermatologia che non si trattava di verruche. Da ipocondriaca quale già ero, il giorno dopo corsi a farmi vedere dalla mia responsabile; allora pensando che “da grande” avrei fatto la pediatra frequentavo appunto un reparto di pediatria e si pensò avessi contratto qualche malattia dei bambini. Mi fecero fare numerosissimi esami ma non emerse nulla se non che nel tempo avevo contratto una marea di patologie in maniera asintomatica. Le vescicole scomparvero spontaneamente dopo qualche giorno per poi ripresentarsi in maniera più virulenta un anno esatto dopo. A quel punto degli studi frequentavo già le cliniche mediche e così mi recai dal dermatologo che effettuava le consulenze in reparto. Questo appena vide le mie mani non ebbe dubbi: “è disidrosi” mi disse, “ti accompagnerà per molti anni”. E così fu; periodicamente le mie mani si riempiono di vescicole che in alcuni periodi  si sono anche desquamate. E quando le stesse vescicole si presentarono a papàchef, ma nei piedi, non ebbi dubbi sulla diagnosi. Non fu chiaramente “colpa” mia perché la disidrosi non è contagiosa!
Ma cos’è la disisdrosi?

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Scegliere le prime scarpe

SCARPE PER BAMBINI

Ecco, ci siamo, è arrivato anche questo momento. Per la verità un po’ in anticipo rispetto al previsto: l’acquisto delle prime scarpine per microba. Premetto che io non sono una di quelle mamme che ardono dal desiderio di comprare scarpe prima del tempo, sono dell’idea che un caldo paio di calzini o pantofoline morbide siano più che sufficienti fino a quando il bimbo non cammina. Ancora meglio sarebbe stare a piedi nudi. Ma la stagione non lo consente. Supernano ha avuto le sue prime scarpette a 11 mesi. Microba no. Microba precorre tutti i tempi. Lei vuole stare solo in piedi e se possibile tentare qualche approccio di cammino. Finchè siamo in casa basta un paio di antiscivolo, ma fuori?

Già fuori…Perché basta uno sprazzo di sole e Supernano all’uscita dall’asilo si dirige verso il parco. Incurante del freddo, dell’umido, del terreno bagnato. E microba dietro. Ma chi la tiene nel passeggino? Dunque mi sono rassegnata. Cogliendo l’occasione dei saldi questo pomeriggio le ho comprato il suo primo paio di scarpe. Che ovviamente ha subito inaugurato: in piedi attaccata alla scaletta dello scivolo e camminando attaccata alle panchine.

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