Antibiotici: uso inappropriato una volta su due

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Ho recentemente tenuto un corso ai medici di famiglia. Si parlava di bronchiti e riacutizzazioni bronchiali nelle forme polmonari croniche; ho detto loro che la maggior parte di queste forme flogistiche è di origine virale, per cui l’antibiotico non serve. E anche nei casi di sovrainfezione batterica ritardare di 5 giorni (in modo da capirne l’evoluzione) la somministrazione di detto farmaco, nulla cambia in termini di prognosi. Sul momento silenzio dalla platea, ma al termine dell’incontro mi si avvicina un collega commentando:
“ dici bene tu. Ma in linea teorica. Se io non prescrivo subito un antibiotico e la tosse perdura, chi lo sente il mio paziente? E se per caso decide di recarsi impropriamente in ps il medico di turno lo prescriverà sicuramente. Perché male non fa. E nell’immaginario del mio paziente quel medico sarà sicuramente più bravo di me. E se invece malauguratamente dovesse poi sviluppare una polmonite, secondo lui sarò stato io la causa con la mia titubanza nel prescrivere i farmaci. Detto questo ad ogni bronchite corrisponde la prescrizione di un antibiotico”.
Che dire? Mi ha lasciato a bocca aperta anche se so che succede così. Ho lavorato anni in pronto soccorso e so  che nessun medico si esenterà dall’effettuare prescrizioni antibiotiche ad una persona che non vedrà più. Eccetto la sottoscritta che però spesso discuteva con i pazienti.

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Lo streptococco beta emolitico del gruppo B

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Ho parlato in generale di streptococco, ora entriamo nello specifico di una delle due forme più comuni e severe: lo streptococco beta emolitico del gruppo B.
Lo streptococco b emolitico di gruppo B (o SBEGB), noto come Streptococcus agalactiae, popola abitualmente la normale flora gastrointestinale di molti soggetti, ma talora può diffondere in alcune sedi anatomiche secondarie. Si stima che il batterio si comporti da commensale sia nell’uretra maschile che nella mucosa genitale femminile e la trasmissione avviene mediante rapporto sessuale non protetto. Si stima che il 15% di donne adulte, peraltro sane, ha questo batterio nel basso tratto vaginale e/o nell’intestino
La forma più grave di contagio delle infezioni  da parte dello Streptococcus agalactiae è quella tra madre-neonato in gravidanza: infatti al neonato può essere trasmessa l’infezione proprio al momento del parto. Per fortuna solo 3 bambini su 1.000 nati da donne portatrici sane sviluppano segni di malattia che si verifica quando il batterio riesce ad entrare nel circolo sanguigno del neonato (ossia quando si realizza una sepsi) con conseguenze molto gravi: shock, polmonite o meningite.

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La toxoplasmosi: cos’è, cosa succede in gravidanza

gatto

La toxoplasmosi é un’infezione dovuta ad un parassita: il Toxoplasma Gondii, protozoo che si trasmette  attraverso il contatto con cani, pappagallini e gatti, ed ingerendo carni crude o frutta e verdure contaminate
Il tempo tra l’esposizione al parassita responsabile dell’infezione e lo sviluppo della patologia è mediamente compreso fra una settimana e un mese dopo il contagio.
I gatti sono considerati il serbatoio primitivo del Toxoplasma gondii perchè nel loro intestino avviene il ciclo riproduttivo del Toxoplasma.  Si infettano cibandosi delle carni di roditori, uccelli e piccoli animali. Le oocisti di Toxoplasma vengono emesse con le feci del gatto e possono essere ingerite con carne, verdure e frutta contaminate  da un altro animale o dall’uomo, i quali rappresentano quindi ospiti intermedi del toxoplasma.

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Polmoniti nell’infanzia e rischio di malattie respiratorie croniche da adulto

ospedale

Quando si raccoglie accuratamente l’anamnesi di un paziente non si dovrebbero trascurare le domande riguardanti le patologie dell’infanzia, che non vuol dire solo le malattie esantematiche, ma nel mio caso, da pneumologa, la nascita pretermine e soprattutto polmoniti e pleurite avute da bambini. Spesso però non si ottengono risposte utili perché l’ottantenne non ha certo memoria di quanto successo tanti anni prima e anzi crede che ad avere problemi mentali sia io che faccio domande apparentemente assurde. Apparentemente appunto, perché spesso vi è una correlazione fra le malattie respiratorie avute da piccoli e le patologie respiratorie dell’età adulta.
A confermarlo un articolo pubblicato su Pediatrics, scritto da medici del Respiratory center alla University of Arizona di Tucson, secondo cui la polmonite contratta precocemente potrebbe essere un importante fattore di rischio per sviluppare una malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) in età adulta.
I bambini piccoli hanno un rischio più alto di sequele post-infettive, il che suggerisce la possibilità che la polmonite possa danneggiare lo sviluppo dei polmoni in termini di deficit ostruttivo o restrittivo, con un rischio più elevato tra chi ha avuto necessità di ospedalizzazione.
Nella ricerca del Tucson children’s respiratory study, già condotta anni fa, per la prima volta era stato segnalato che una polmonite radiologicamente accertata nei primi 3 anni di vita si associa alla comparsa di asma e di ostruzione persistente delle vie aeree fino all’età di 11 anni, ma ora sono stati pubblicati i risultati del follow-up sulla medesima popolazione fino a 29 anni. Una spirometria è stata eseguita all’età di 11, 16, 22, e 26 anni, e l’eventuale comparsa di asma e respiro sibilante è stata accertata all’età di 11, 13, 16, 18, 22, 24, 26 e 29 anni. I  dati raccolti indicano che, rispetto ai partecipanti allo studio senza infezioni polmonari precoci, quelli colpiti da polmonite nei primi tre anni di vita hanno sviluppato una successiva compromissione dei volumi spirometrici nell’età dagli 11 ai 26 anni. Si è visto inoltre che la polmonite precoce si associa anche a un aumento del rischio di asma e respiro sibilante nella stessa fascia di età. Poiché purtroppo gli studi di follow up sono ancora pochi, rimane il dubbio se il danno polmonare sia direttamente causato dalla polmonite, se quest’ultima si verifica in polmoni la cui crescita è già compromessa prima dell’episodio infettivo o se invece vi sia un deficit immunitario che favorisce il danno polmonare a lungo termine.
Al di là di queste ragionevoli domande, poiché vi sono prove che la limitazione al flusso aereo che può appunto essere una conseguenza di infezioni polmonari precoci, è un fattore di rischio per lo sviluppo futuro di Bpco, la prevenzione sia delle polmoniti nei primi anni di vita sia dei fattori che determinano una compromissione della funzione polmonare (ad esempio evitare il fumo di sigaretta sia attivo che passivo) è l’unica arma a nostra disposizione.

 

 

Lo Pneumococco: cos’è, come si previene

vaccino

Lo Streptococcus pneumoniae, comunemente detto pneumococco è un batterio di cui esistono diversi tipi (più di 90), ma solo una parte di essi è in grado di provocare malattie importanti.
Questo microbo può trovarsi nella gola o nel naso senza dare alcun sintomo, ma in caso di indebolimento delle difese immunitarie può essere causa di malattie anche non gravi, come otiti, sinusiti, bronchiti, ma in alcuni casi, fortunatamente non frequenti, può interessare polmoni, sangue o raggiungere le meningi ed essere responsabile di meningiti, polmoniti o infezioni diffuse a tutto l’organismo (sepsi).
In particolare lo pneumococco è responsabile di circa un terzo di tutte le otiti medie acute e molte delle sinusiti del bambino. Dopo l’otite, la polmonite è l’infezione più frequente. In realtà la polmonite pneumococcica si sviluppa più spesso nell’adulto che nel bambino.
In generale i  più esposti alle infezioni da pneumococco sono i bambini nei primi 2 anni di vita o gli adulti con più di 65 anni ma anche i soggetti di qualsiasi età affetti da patologie croniche come
– cardiopatie
– malattie polmonari croniche
– malattie croniche del fegato come la cirrosi epatica
– diabete mellito
– immunodeficienze congenite o acquisite
– malattie del sangue come leucemie o linfomi
– neoplasie
– pazienti sottoposti a trapianto d’organo
– insufficienza renale cronica Continua a leggere: Lo Pneumococco: cos’è, come si previene…