La sindrome di Asperger 

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La sindrome di Asperger consiste in una serie di disturbi dello sviluppo che influenzano le capacità comunicative e di socializzazione dell’individuo affetto, rendendolo privo di interesse verso gli altri, indifferente ai rapporti sociali, al punto da isolarlo dal resto della comunità. La malattia rientra nel quadro delle cosiddette patologie dello spettro autistico e si discute tuttora se debba considerarsi una forma mite di autismo, o se costituisca un disturbo a sé stante. Le cause della sindrome di Asperger sono poco chiare. Sembra che all’origine del disturbo vi sia una mutazione genetica soprattutto a livello del cromosoma 7, ma la ricerca scientifica deve  ancora chiarire diversi dettagli fondamentali.
I bambini affetti da sindrome di Asperger presentano problemi di comunicazione e mancanza di comunicazione non-verbale; incapacità di stabilire dei rapporti sociali, hanno attività e interessi limitati, un tono di voce monotono, si esprimono in modo pedante e interpretano tutto alla lettera ciò che gli viene detto, senza distinguere frasi sarcastiche, ironiche e modi di dire. I loro comportamenti sono singolari, fatti di gesti ripetitivi e stereotipati, spesso inutili, i movimenti goffi e poco coordinati; hanno un quoziente intellettivo normale ma talora iperattività e deficit dell’attenzione.
I sintomi che caratterizzano l’età adulta sono gli stessi dell’età infantile/adolescenza. Ciò che cambia è l’ambiente circostante, che non è più quello scolastico, ma quello lavorativo e delle relazioni di coppia. Spesso, l’isolamento sociale in età adulta si traduce in stati d’animo depressivi e di ansia.
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Attività sportiva in gravidanza

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Quando aspettavo supernano ero stata molto diligente e andavo in piscina due volte alla settimana, con microba il tempo si è notevolmente ridotto e purtroppo non sono stata così costante. Anche allora ogni settimana facevo mille propositi che puntualmente non rispettavo, così le gambe erano gonfie e la schiena dolente.
L’esercizio fisico, fondamentale sempre perché rafforza il tono muscolare, aumenta la resistenza, riduce il mal di schiena, previene il gonfiore, durante la gravidanza oltre a questi vantaggi previene e riduce tantissimi di quei disturbi tipici del periodo: stitichezza, mal di schiena, formazione delle vene varicose,emorroidi, edema alle caviglie e condiziona in senso positivo anche l’umore oltre ad aiutare a tornare in linea dopo il parto.

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Traumi cranici nel gioco del calcio

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Che il gioco del calcio, sport amatissimo da grandi e piccini possa essere pericoloso dal punto di vista dei possibili traumi, anche e soprattutto cranici, è ovvietà e in realtà non sarebbe stato necessario uno studio per dirlo. Eppure lo studio è stato fatto dai ricercatori della Colorado School of Public Health e della University of Colorado e pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics.

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Sport estivi: consigli per un giusto abbigliamento

 

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Se supernano in inverno è uno sportivo, d’estate “esagera” alla grande. Tutti i campus estivi che ha frequentato sono stati ad indirizzo sportivo, non c’è stato uno sport che non abbia almeno provato, tornava a casa stremato, sporchissimo, sudatissimo  ma felice.
Ed è abbastanza normale che nel periodo estivo bambini e ragazzi pratichino molto più sport rispetto al resto dell’anno. Ma mentre per il nuoto è scontato il tipo di abbigliamento necessario, per gli altri sport cosa è meglio indossare per evitare vesciche, traumi o alterazione nella sudorazione?

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I consigli per lo sport in montagna

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Ho già scritto un post sugli sport invernali, ne riparlo perché anche a casa di mammamedico siamo nel pieno della stagione sciistica e la più scatenata è microba. Ha messo gli sci ai piedi lo scorso anno e non ha praticamente mai smesso. Quanti anni aveva? 3 anni e 8 mesi. Non l’avremmo mai fatta cominciare se non fosse stata una sua esplicita richiesta. Ha frequentato sia la scuola che il maestro individuale e lo scorso week end è tornata orgogliosissima di essere stata “promossa”. L’hanno messa nella classe avanzata. Con bimbi molto più grandi di lei. Io, nonostante non ami né freddo né montagna, la porterei sempre sulle piste perché sono le uniche ore in cui “non frigna, non si lagna, non fa capricci”.
Ma a parte microba che è “tutta matta”, a che età e’ meglio mettere gli sci ai piedi di un bambino?
Secondo i pediatri a quattro anni si possono inforcare i primi sci, a otto si può salire sullo snowboard e dai dieci in poi è possibile praticare fondo. Il  tipo  di sport va scelto in funzione della crescita e dello sviluppo motorio: a quattro anni si può imparare a sciare su pendii non eccessivi, per lo snowboard è necessaria più coordinazione ed è quindi meglio essere più grandi. Praticare lo sci è anche un’ occasione per stare all’aria aperta oltre che fare attivita’ sportiva, cercando pero’ di osservare delle regole ben precise in modo da non essere un pericolo per sé e per gli altri. Soprattutto all’inizio infatti è molto importante apprendere le tecniche di base per evitare così cadute traumatiche che comportino conseguenze fisiche e psicologiche.
A differenza della pratica agonistica, che richiede gli accertamenti previsti dalla legge da parte di uno specialista in Medicina dello Sport, per frequentare i corsi di sci non sono richiesti certificati medici.