Lo streptococco beta emolitico del gruppo B

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Ho parlato in generale di streptococco, ora entriamo nello specifico di una delle due forme più comuni e severe: lo streptococco beta emolitico del gruppo B.
Lo streptococco b emolitico di gruppo B (o SBEGB), noto come Streptococcus agalactiae, popola abitualmente la normale flora gastrointestinale di molti soggetti, ma talora può diffondere in alcune sedi anatomiche secondarie. Si stima che il batterio si comporti da commensale sia nell’uretra maschile che nella mucosa genitale femminile e la trasmissione avviene mediante rapporto sessuale non protetto. Si stima che il 15% di donne adulte, peraltro sane, ha questo batterio nel basso tratto vaginale e/o nell’intestino
La forma più grave di contagio delle infezioni  da parte dello Streptococcus agalactiae è quella tra madre-neonato in gravidanza: infatti al neonato può essere trasmessa l’infezione proprio al momento del parto. Per fortuna solo 3 bambini su 1.000 nati da donne portatrici sane sviluppano segni di malattia che si verifica quando il batterio riesce ad entrare nel circolo sanguigno del neonato (ossia quando si realizza una sepsi) con conseguenze molto gravi: shock, polmonite o meningite.

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Lo streptococco. Cos’è?  

 

streptococco

Microba si è ammalata a giugno. Nulla di strano con il tempo pazzo dell’ultimo periodo. È strano per lei, bimba tendenzialmente sana eccetto un episodio di virus intestinale all’anno che in coppia non ci facciamo mai mancare fra novembre e dicembre. È strano perché mi hanno chiamato dall’asilo: aveva 39 di temperatura. “Ti volevo solo avvisare” mi ha detto la maestra “non preoccuparti perché sembra comunque tranquilla”. Cosa aveva microba? Non è dato sapere. Un po’ di mal di pancia, un po’ di mal di gola e la solita voglia di giocare. Non mi sarei per nulla preoccupata se non fosse arrivato il wapp di un’amica “con il febbrone così alto non avrà mica lo streptococco? C’è un’epidemia…”. Ecco io allo streptococco non avevo proprio pensato. Ed è proprio una di quelle cose che non posso diagnosticare: ci vuole il tampone. Ma microba non ha un pediatra;  chi eventualmente glielo avrebbe potuto fare?  e soprattutto se lo sarebbe fatto fare, visto che rifiuta tutto, anche la tachipirina?  Tornando in ospedale ho contattato il pediatra di turno. Da cui mi sono presa della mamma ansiosa. Io? Io che ho lasciato che la febbre di microba passasse senza un farmaco? Ebbene il collega si è messo a disquisire sulle differenze fra scarlattina e faringite da streptococco per arrivare a convincermi di attendere  3 giorni. Già i classici 3 giorni. Grazie tante, lo sapevo anche io. “Se anche fosse streptococco, beta emolitico-per altro- hai tempo una settimana per iniziare l’antibiotico ed evitare eventuali complicanze”. Bell’aiuto.

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I pediatri…

pediatra

Ero molto arrabbiata per un evento che dopo vi racconto e che mi ha fatto riflettere, ma preferisco iniziare con una notizia positiva: tutti i pediatri coinvolti nell’inchiesta sul latte in polvere (di cui avevo parlato qui) sono stati scagionati e sono tornati al lavoro.
In genere quando qualche medico è inquisito “il mostro” è sbattuto in prima pagina e nessun mass media ne ha pietà; ma quando, per fortuna la maggior parte delle volte, ne viene dimostrata l’innocenza nella migliore delle ipotesi viene dedicato un trafiletto in ultima pagina.
Questa cosa mi ha da sempre fatto arrabbiare perché dietro tanti camici bianchi c’è dedizione, impegno, passione, amore verso una professione difficile, dove lo sbaglio è dietro l’angolo ma soprattutto dove subire una denuncia sembra essere più facile che andare al supermercato.
Denuncia spesso impropria.
Detto questo è mio compito, così come avevo descritto un fatto che se fosse stato vero era veramente da biasimare, tornare sui miei passi e raccontarne la non sussistenza.
Perché ho iniziato scrivendo che sono arrabbiata, o direi meglio amareggiata?
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Raffreddore e mal di gola: come curare i malesseri stagionali più comuni

raffreddore

Nei mesi invernali, ma non solo, è d’obbligo parlare di raffreddamenti e infiammazioni delle alte vie respiratorie.
Queste patologie sono le più “sentite” sia dai genitori per quanto riguarda terapia ed assenze scolastiche, sia dal mondo medico visto che sono una delle cause più frequenti che conducono alla visita dal pediatra.

Ancora l’altro giorno mi è arrivata la telefonata: cosa dare al nipotino con il “raffreddorone”.
Io sono brutale: nulla. Non serve nulla se non un’ottima pulizia del naso.
Nei bambini di età inferiore ai 6 anni vi è una media di 6-8 episodi di infezione delle alte vie respiratorie in un anno, fino a una al mese nel periodo tra settembre e aprile. Spesso questi episodi durano anche oltre 14 giorni e le aspettative dei pazienti, ops, dei genitori, talvolta, sono difficili da gestire per il pediatra. Qual è la conseguenza?

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La tonsillite acuta nel bambino

mal di gola

Le tonsille sono organi costituiti da tessuto linfatico che si distinguono in:
– tonsille palatine: situate nel cavo orale
– tonsille faringee o adenoidi: situate dietro alle fosse nasali dove il naso comunica con la faringe
– tonsille linguali: situate dietro alla base della lingua.
Questi organi, nel loro insieme, costituiscono una delle parti più importanti del sistema difensivo immunitario delle prime vie aeree soprattutto nei primi anni di vita:  si trovano infatti in una posizione chiave per captare immediatamente i germi in transito nel faringe e per scatenare una risposta immunitaria specifica contro di essi.
Si parla di  tonsillite quando le tonsille sono interessate da una infezione virale o batterica. Continua a leggere: La tonsillite acuta nel bambino…