Con umidità e muffa aumentano i rischi di sviluppare  patologie respiratorie

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Tempo fa venne in visita una coppia di coniugi per una sospetta asma bronchiale. Mi raccontarono che in seguito ad alcuni danni nel loro appartamento e alla muffa che ne derivò iniziarono ad accusare sintomi respiratori. Ovviamente attribuirono tutto alla situazione di casa e, oltre a cercare una cura, chiedevano che un medico pneumologo dimostrasse il nesso fra i sintomi e la muffa. È scontato che vivere in ambienti non salubri causi patologie all’apparato respiratorio, ma oggi è evidenziato anche da uno studio dell’Università di Uppsala pubblicato su Clinical and Experimental Allergy. I ricercatori hanno evidenziato un incremento del rischio di soffrire di sinusite cronica e bronchite, nonché allergie, asma e altri disturbi respiratori, per chi vive in appartamenti malsani, osservando più di 26mila adulti di quattro città svedesi.  

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Tosse notturna: efficacia di nettare di agave e placebo

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Una delle situazioni più fastidiose per genitori e bambini è la tosse, soprattutto notturna, una delle cause principali che portano a una visita pediatrica. Secondo recenti studi la tosse notturna disturba il sonno dell’88% dei bambini e del 72% dei genitori  ed è pertanto impellente  il desiderio di trovare un rimedio efficace per un sintomo tanto fastidioso quanto comune. Il problema è che molti farmaci da banco non possono essere utilizzati in età pediatrica a causa dei possibili effetti collaterali e della mancanza di efficacia provata.
Ma anche rimedi non farmacologici come il miele, spesso usato nel latte per calmare la tosse-il sempre valido rimedio della nonna- non può essere utilizzato nei bambini di età inferiore all’anno per il  rischio di botulismo infantile (causa la possibile presenza di spore di Clostridium botulinum). Anche per questa ragione è stato avviato uno studio, poi pubblicato su JAMA Pediatrics, da parte dei ricercatori del Penn State College of Medicine di Hershey in Pennsylvania in cui è stato utilizzato il nettare di agave, che ha proprietà simili al miele ma non è associato a botulismo. Gli studiosi hanno suddiviso in 3 gruppi, 119 bambini, di età compresa tra 2 e 47 mesi.
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