Troppi esami radiologi ai bambini

radiogr

Ne ho già parlato diverse volte (qui e qui) anche perché è uno dei miei “chiodi fissi”, ovvero la prescrizione eccessiva e inutile di radiografie. Da sempre non capisco, e so di ripetermi, il motivo della corsa in pronto soccorso immediatamente dopo un banale trauma e tanto più il soggetto è giovane, tanto meno capisco. Un bimbo che cade in bicicletta ovviamente proverà dolore, avrà qualche “sbucciatura” o “ammaccatura” ( e perdonatemi i termini poco scientifici, che rendono l’idea), se viene accompagnato in pronto soccorso nella maggior parte dei casi uscirà con la sua bella lastrina. Perché? Perché è più facile spedire in radiologia che discutere con i genitori. Io ci ho provato diverse volte, la definisco educazione sanitaria. Mi ascoltano, concordano con la pericolosità dei raggi ma alla fine spesso pronunciano la famosa frase “almeno sappiamo”. Stesso discorso per quelle fratture per cui prognosi e terapia non cambiano. Tipo i colpi costali ricevuti dai ragazzi giocando a calcetto. Anche nel caso di un’infrazione di una costa il trattamento è uguale a quello di una contusione. Anche in quel caso almeno sanno…
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Bambini che zoppicano: la sinovite reattiva dell’anca

gamba

L’argomento di oggi è uno di quelli di cui, ammetto l’ignoranza, non sapevo assolutamente nulla, uno di quelli che non ricordo neppure aver studiato sui libri di pediatria. Ma ne parlo poiché conoscerlo potrebbe essere molto utile in quanto possibile causa di forte spavento al suo verificarsi: la sinovite reattiva dell’anca detta anche “raffreddore dell’anca”. Come mi è venuto in mente? Perché il mio nipotino ne è affetto in questi giorni e sembra che possano esserci in giro forme virali che scatenino tali sintomi.
Accade spesso che un bambino, soprattutto dopo un attacco febbrile, un raffreddore, ma anche senza apparente motivo, si svegli la mattina con un dolore acuto ad una gamba, soprattutto all’interno della coscia verso il ginocchio. Il piccolo non appoggia l’arto a terra, o se lo fa, cammina zoppicando. E ‘evidente che questa situazione allarmi molto i genitori. In realtà nella maggior parte dei casi si tratta di una semplice sinovite reattiva dell’anca, cioè di un’infiammazione di probabile origine 
virale, che causa un versamento nell’articolazione dell’anca : è la prima causa di zoppia nella prima infanzia (12 mesi-4 anni) anche se non sono infrequenti sconfinamenti verso età maggiori.
La sede è in genere monolaterale, raramente bilaterale. I maschi sono colpiti più frequentemente delle femmine. La causa è comunque sconosciuta. Non sempre l’agente patogeno è 
individuato anche nei casi in cui é stato eseguita un’artrocentesi e quindi analizzato il liquido articolare; l’ipotesi più accreditata è però che si verifichi a distanza di 10-15 giorni da un episodio febbrile o di infezione delle alte vie aeree.
Attraverso il sangue una colonia batterica o virale può arrivare a localizzarsi a livello dell’articolazione coxo-femorale (dell’anca) e dar luogo ad una infiammazione con versamento articolare, dolore e mancato uso dell’arto.
La comparsa della sintomatologia e’ rapida, cosi’ come un raffreddore da qui il nome “raffreddore dell’anca” che spiega inoltre come l’affezione sia assolutamente benigna, senza che ci siano poi esiti invalidanti.
La diagnosi di sinovite transitoria è una diagnosi di esclusione in considerazione dell’eta’, della modalita’ di comparsa e della sintomatologia e della positività della manovra di “Thomas” una semplice manovra per identificare la presenza di una infiammazione dell’ anca che deve essere eseguita dal pediatra. Continua a leggere: Bambini che zoppicano: la sinovite reattiva dell’anca…

I cosidetti “dolori di crescita”

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Quanti bambini almeno una volta hanno lamentato dolori spontanei soprattutto alle gambe? Credo un’infinità e l’atteggiamento dei genitori va dal “non è niente, passerà come ti è venuto” (la sottoscritta), al “corriamo in PS anche se sono le 3 di notte”. Aiutooo, no, dai, vi prego….
Generalmente i pediatri li classificano come “dolori di crescita” e si riferiscono a dolori che i bambini accusano, soprattutto alle gambe, sempre nella stessa sede, di sera o di notte, di solito per più giorni consecutivi.
Sono conosciuti in tutto il mondo ma la causa è sconosciuta; probabilmente sono “mialgie”, dolori muscolari magari dovuti da un eccesso di attività diurna.

Il trauma cranico nel bambino

trauma

Tratto oggi di un “evergreen”, ovvero del trauma cranico nel bambino,  perchè, a parte riprendere i soliti, ma non scontati consigli, vorrei raccontare un’esperienza di così detta vita vissuta.
Qualche giorno fa un amichetto di microba all’inizio della sua avventura con la bici senza rotelle, ha fatto il primo volo. Caso ha voluto che io mi fossi allontanata dal parco giusto i 5 minuti dell’evento e quando, dopo una telefonata allarmata, arrivai di corsa, mi trovai di fronte ad una scena che da medico ma  soprattutto da mamma mi urtò parecchio. Era stata chiamata l’ambulanza (e fin qui nulla da dire, le ferite del capo, anche le più banali, sanguinano parecchio e il sangue fa sempre molta paura), trovai un ambulanziere che stava medicando il piccolo (che per fortuna stava benone), e dava alla madre informazioni alquanto scorrette su quello che sarebbe accaduto dopo, su chi avrebbe visitato il bambino, su che esami avrebbe fatto.
Ecco questo è il primo punto che vale per questo episodio ma per tutte le chiamate delle ambulanze: nessuno  può dire quale sarà il comportamento che terrà il medico del pronto soccorso,  per non spaventare ulteriormente gli interessati,  perchè quello che si valuta in una strada è ben diverso da quanto si evince da una visita in ambiente ospedaliero ma soprattutto perchè è solo un medico che può decidere degli esami e delle visite da effettuare.
Tornando al “nostro” trauma cranico, è fondamentale precisare che

Cosa fare se si “picchia la testa?” la maggior parte delle cadute dei bambini non ha risvolti negativi, poiché le ossa della testa sono robuste ed elastiche: si limitano a lesioni del cuoio capelluto, che essendo una zona ricca di vasi può sanguinare molto o a  bernoccoli e lividi.
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Incidenti stradali: tra le prime cause di trauma nei bimbi

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C’è una scritta che lampeggiando sui cartelloni in autostrada mi colpisce sempre: “non assecondare un capriccio, legalo”. È vero, legare i bambini sui seggiolini in auto è spesso fonte di lotte; anche microba, fin da sempre abituata, ogni tanto ci prova chiedendomi se il viaggio sia o meno lungo.
Non è una questione di lunghezza, gli incidenti possono verificarsi anche facendo il giro dell’isolato.
Secondo il presidente della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica (Simeup), gli incidenti stradali sono tra le cause più frequenti di mortalità e disabilità in età pediatrica e ogni anno nei Pronto soccorso arrivano migliaia di vittime della strada. Complessivamente, secondo i dati Istat, nel 2012 sono morti 27 bambini sotto i 9 anni e oltre 6.000 sono stati i feriti nella stessa fascia d’età.
Spesso si tratta di tragedie evitabili visto che la maggior parte dei decessi nei bambini è dovuta proprio al mancato utilizzo dei sistemi di ritenuta o al non corretto loro utilizzo.
Bisogna prima di tutto sfatare la falsa convinzione che la città sia meno pericolosa: più del 75% degli incidenti stradali si verificano nelle strade urbane (con una mortalità che sfiora il 43% del totale).
La posizione più pericolosa in assoluto è quella del bambino in braccio al passeggero sul sedile anteriore: in caso di incidente il trauma, anche grave (cranico, toracico, addominale) è dovuto all’esplosione dell’airbag, o nel caso di airbag disattivato dallo schiacciamento da parte dello stesso genitore.
Da non sottovalutare inoltre i traumi psicologici che si possono trascinare ben oltre la guarigione fisica. Continua a leggere: Incidenti stradali: tra le prime cause di trauma nei bimbi…