Gravidanza molare

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La mola vescicolare è la patologia che dà il nome alla gravidanza molare. 
Al momento del concepimento, come è noto, l’uovo è fecondato dagli spermatozoi, ma le cellule placentari agendo in modo anomalo portano alla formazione di un raggruppamento, non previsto, di cellule all’interno dell’utero materno; questo gruppo di cellule fuori dalla norma prende il nome di “mola”, la quale impedisce al feto di svilupparsi. Vi è infatti da un’alterazione dei villi coriali, i quali vanno incontro ad una trasformazione in vescicole (cisti), in conseguenza della quale non sono più in grado di assicurare gli scambi materno-fetali, ma conservano sia la proprietà infiltrativa sia quella endocrina, cioè come il trofoblasto normale.
La mola vescicolare si distingue in benigna o non invasiva e maligna o destruens.  La mola benigna si distingue a sua volta in parziale e totale o completa in rapporto all’estensione. In entrambi i casi l’embrione può essere presente o assente.

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L’infezione da papillomavirus (HPV – Human Papilloma Virus)

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Che microba sia precoce un po’ in tutto è noto e ne ho già parlato; spesso chiede e ottiene risposta su domande “più grandi di lei”. Ma io sono dell’idea che se un bambino ha delle curiosità, dei dubbi, delle domande appunto, bisogna dare una risposta. Sempre. Con un linguaggio idoneo all’età, ma spiegando senza giri di parole, metafore o simili. E questo vale anche e soprattutto per quanto riguarda la sfera sessuale. Solo così i nostri figli apprendono informazioni corrette e soprattutto sanno che non bisogna avere timore o vergogna nel rivolgersi ai genitori.
Ho solo una perplessità nell’essere così spontanea: cosa va a raccontare agli amichetti e alle maestre dell’asilo la mia piccola chiacchierona? Magari non tutti i genitori sono così aperti…
Ne ho parlato proprio qualche giorno fa con una mamma di 3 figli. La più piccola ha l’età di microba. Frequentano la stessa classe della materna. Si è messa a ridere e mi ha detto che se microba fosse tornata a casa parlando del papilloma virus tutte le informazioni venivano da casa sua. Il figlio più grande aveva infatti parlato dell’argomento anche in presenza della sorellina più piccola, dopo aver saputo che una compagna era andata a fare il vaccino.
Mi sono consolata, riflettendo che in fondo è normale che i figli minori sappiano tutto e prima in molti campi.
Ho però preso spunto per parlare di papilloma virus. In fondo il blog sta crescendo, così come le mamme e i figli dei primi lettori a cui interessano argomenti più “adulti”.
L’infezione da Hpv (dall’inglese Human papilloma virus) è molto frequente nella popolazione e costituisce una famiglia composta da oltre cento varietà diverse di virus. L’infezione genitale da Papilloma virus umano si trasmette essenzialmente attraverso i rapporti sessuali: è infatti una delle più frequenti malattie sessualmente trasmesse. È ammesso che la trasmissione possa avvenire anche con un contatto fisico, se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle e/o mucose. Le persone che hanno un sistema immunitario particolarmente vulnerabile sono più esposte al rischio di contagio.

Si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus Hpv, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. La maggior parte delle infezioni da Hpv è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. Il 60-90% delle infezioni da Hpv, incluse quelle da tipi oncogeni, si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio. La persistenza dell’infezione virale è invece la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma. In questo caso, si possono sviluppare lesioni precancerose che possono progredire fino al cancro della cervice uterina. In caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni (20-40 anni).

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Il fumo passivo e le gravi conseguenze per i bambini

fumo passivo e danni ai bambiniNon smetterò mai di ripeterlo: il FUMO FA MALEQuando si pensa al fumo il primo pensiero va al tumore al polmone, per cui il fumatore è generalmente molto fatalista pensando che “tanto viene anche a chi non fuma“. Spesso però si ignora  che i danni non consistono solo nelle neoplasie e possono essere ben peggiori soprattutto per la qualità della vita. Inoltre fumare è una libera scelta che non si può imporre agli altri. Io, in genere molto gentile con i miei pazienti, in quei casi divento molto cattiva e brutale: “Se vuoi ucciderti, fai pure, ma non far fare ai famigliari la stessa fine!”.

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Cellulari e bambini

cellulari e bambini

Il problema cellulare per i miei bimbi per il momento è ancora lontano anche se microba adora telefonare ed è uno spasso vederla mentre finge di parlare con qualcuno. Ovviamente in un linguaggio incomprensibile. Tempo fa la mia super amica pediatra mi ha fatto presente che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva raccomandato la cautela nell’uso dei telefonini soprattutto sopra l’ora quotidiana e consigliato l’uso dell’auricolare per gli adulti, aveva inoltre dato indicazione di limitarne il più possibile l’uso ai bambini per non rischiare un tumore al cervello.

Non mi sono più di tanto preoccupata perché raramente ho il tempo per lunghe conversazioni e i miei bambini sono ancora troppo piccoli per disporre di un loro apparecchio.

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Inquinamento e bambini

inquinamento e bambini

Che l’inquinamento fosse un grave reale problema per i nostri bambini, era noto da tempo e io ne avevo già parlato, ma al primo Meeting Internazionale su Bambino e Ambiente organizzato dalla Società Italiana di Pediatria a Firenze, gli studi esposti sono stati tutt’altro che confortanti.

Alcuni inquinanti come benzene, metalli pesanti e il particolato ultrafine che si può inalare nel traffico o vicino gli inceneritori sono stati messi in relazione ai tumori infantili del primo anno di vita, che negli ultimi 20 anni sono aumentati in modo consistente in Italia e in tutta Europa. La loro incidenza è cresciuta dell’1% all’anno nell’Unione Europea, cioè del 20% in 20 anni, e del 3% l’anno in Italia. Non si tratta solo di leucemie, ma anche di linfomi (+4%) e tumori solidi, come il neuroblastoma o alcuni tipi di sarcomi che prima non erano tipici dell’infanzia.

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