Influenza al termine, ma attenzione ai ‘virus cugini’

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Febbraio è finito e stiamo uscendo anche dal tunnel dell’influenza. Ma allora come mai ci sono ancora molte persone, fra cui bambini, a letto con la febbre? Si tratta di virus parainfluenzali in genere adenovirus, coronavirus e rotavirus,  i cugini dell’influenza. Quelli che non sono coperti dal vaccino dell’influenza, per intenderci e che spesso danno anche manifestazioni gastroenteriche. Secondo il confronto con gli anni passati si presenteranno per le prossime 1-2 settimane anche a causa degli sbalzi termici tipici del periodo pre-primaverile. Continua a leggere: Influenza al termine, ma attenzione ai ‘virus cugini’…

Attenzione ai giocattoli serbatoi di virus 

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I giocattoli possono essere veri e propri serbatoi di malattia. Sulla loro superficie, infatti, alcuni virus possono sopravvivere fino a 24 ore, pertanto, giocandoci, o ancora peggio portandoli alla bocca, i bambini hanno elevate possibilità di contrarre una patologia infettiva. La cosa è ovvia per i frequentatori di nidi e scuole materne, ma è scientificamente confermata in uno studio pubblicato sulla rivista “The pediatric infectious disease journal” da parte di due ricercatori della Georgia State University di Atlanta (Usa). 

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Il rigonfiamento dei linfonodi del collo nei bambini

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I linfonodi sono piccoli organi della misura di pochi millimetri diffusi in tutto l’organismo; rappresentano “stazioni” delle vie linfatiche. Nelle vie linfatiche scorre la linfa, un liquido costituito da varie componenti, fra cui i globuli bianchi e le cellule del sistema immunitario. Nei linfonodi sono presenti cellule del sistema immunitario “stanziali” ed in transito, ma che concorrono tutte a fronteggiare i pericoli provenienti dagli attacchi al nostro organismo da parte di agenti esterni (es. batteri, virus, altri agenti infettivi o tossici) o di cellule trasformate come quelle tumorali. Nel linfonodo si realizza la prima strategia difensiva dell’organismo perchè le cellule del sistema immunitario (principalmente i linfociti) vengono “istruite” a riconoscere l’agente nocivo individuato ed una volta immesse in circolo sono in grado di riconoscerlo e combatterlo in tutto l’organismo. Durante queste “minacce”, il numero delle cellule del sistema immunitario presenti all’interno del linfonodo aumenta anche in maniera cospicua, determinandone l’aumento delle dimensioni del linfonodo stesso.Un ingrossamento marcato è  invece segno di un’infezione più grave e di uno stato di  difficoltà del sistema difensivo.
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Io vaccino. E non credo alle bufale online

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Ho sempre scritto di vaccini nell’ambito della prevenzione, ho detto in diversi post di aver vaccinato i miei figli, ho risposto a domande di mamme e papà sui vari siti online o sulle pagine dei social network, ma non ho mai preso ufficialmente ed espressamente una posizione. Ecco credo sia arrivato il momento di farlo. Perché oggi? Perché siamo passati da un calo dei vaccini sia per le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B), che per alcune di quelle raccomandate,  segnalato dall’Istituto superiore di sanità,  alla corsa e all’ansia di effettuare nel più breve tempo possibile quelli per la meningite, anche agli adulti. Dicesi psicosi. Dicesi contraddizione. Si muore di meningite ma si muore di pertosse. E i recenti fatti di cronaca lo confermano. E il rischio difterite, malattia che si credeva per altro quasi del tutto scomparsa,  dove lo mettiamo? E il morbillo con le sue pericolosissime complicanze?
I vaccini sono fra le scoperte scientifiche più importanti per l’umanità, eppure la loro efficacia e utilità continua a essere messa in dubbio da una parte dell’opinione pubblica.
Le informazioni errate sono raccolte su siti web o opuscoli ‘non attendibili’ che lanciano allarmi su “possibili effetti collaterali”, su ingredienti ‘pericolosi’ o, peggio, su legami con l’insorgenza di questa o quella malattia.

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Meningite: sintomi e cura

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ll tempo di incubazione della meningite può variare a seconda della causa dell’infezione (virus o batterio):
– nella forma virale: varia da tre a sei giorni
– nella forma batterica: varia dai 3 ai 10 giorni
La malattia è contagiosa soltanto durante la fase acuta, ossia la fase in cui sono presenti sintomi.
I sintomi classici della meningite sono diversi e dipendono sia dall’età del malato sia dalla causa dell’infezione. I primi sintomi possono presentarsi all’improvviso oppure più lentamente dopo alcuni giorni in cui si è affetti da altre più banali forme infettive: raffreddore, diarrea, vomito etc.  
Nelle prime 8 ore dal contagio si possono presentare sintomi così detti precoci: dolori alle gambe, mani e piedi freddi,colorito anormale. I sintomi tradizionalmente conosciuti tendono invece a svilupparsi in una fase avanzata della patologia (da 13 a 22 ore dal contagio). I più caratteristici sono febbre, mal di testa (il sintomo caratteristico della malattia e il più comune all’esordio, colpisce infatti il 90% degli adulti) irritazione delle membrane meningee che il paziente avverte come una forma di rigidezza dei muscoli nucali con conseguente rigidità del collo e del dorso.

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