Le fratture ossee

fratture ossee

Per frattura ossea si intende la rottura di un osso, generalmente accompagnata da lesioni dei tessuti circostanti, la cui gravità dipende da quale osso viene colpito e dal tipo di frattura. Le fratture possono essere esposte (quando la cute e le parti molli che coprono l’osso sono lacerate) o chiuse; scomposte (quando le estremità fratturate dell’osso sono separate o angolate) o composte; nel caso dei bambini si parla di frattura a legno verde in cui l’osso è solo parzialmente flesso e non si ha la  sua rottura completa (come nella rottura incompleta che si verifica quando si tenta di piegare un ramoscello verde).
Le fratture ossee sono generalmente provocate da traumi, incidenti, cadute, contusioni o anche movimenti insoliti. Alcune patologie (come infezioni, tumori ossei benigni, cancro, osteoporosi) possono indebolire parti dello scheletro rendendo più facili le fratture (in questo caso, si parla di fratture patologiche).


Il sintomo più evidente di una frattura è il dolore, soprattutto se si carica un peso sull’arto leso:  il violento dolore che ne consegue è dovuto alla sollecitazione delle terminazioni nervose deputate a rilevare il dolore.
Entro poche ore dalla frattura, compaiono tumefazione e gonfiore delle parti molli circostanti, spesso accompagnati da ematoma dovute alla perdita di sangue dall’osso stesso o dei tessuti vicini. In genere poi l’arto presenta impotenza funzionale (ovvero non può essere mosso correttamente).  Il paziente può inoltre presentare pallore, abbassamento della pressione arteriosa, accelerazione dei battiti cardiaci (non necessariamente a causa di un’emorragia ma anche in risposta al dolore provocato dalla frattura), lipotimia (svenimento).
Per esperienza di medico di PS devo però precisare che non sempre questi sintomi sono presenti. Ho visto anziani con la frattura del femore entrare in sala visita camminando e bambini con il polso fratturato che non lamentavano alcun dolore, tanto per fare degli esempi.
Per diagnosticare una frattura ossea è necessaria la radiografia che permette anche di valutare il tipo di frattura e come sono allineati i frammenti ossei, ma vi sono casi particolari in cui la lastra non dà sufficienti indicazioni ed in tal caso sono necessarie o la TAC o addirittura la risonanza magnetica.

Per quanto riguarda la terapia la prima cosa da fare è applicare sulla sede del trauma ghiaccio e assumere degli antidolorifici (meglio del paracetamolo in caso di bambini piccoli);  una volta fatta la diagnosi  il trattamento delle fratture composte è in genere conservativo (apparecchio gessato), in quelle scomposte o aperte il trattamento è chirurgico e consiste nella riduzione della frattura stessa e nell’immobilizzazione dei monconi ossei con mezzi di sintesi quali viti, chiodi, placche, fissatori esterni o nella sostituzione della parte interessata con una protesi (nel caso ad esempio delle fratture articolari, quali quelle dell’anca).
E’ indispensabile tenere sollevato un arto ingessato per evitare la formazione di edemi; nelle immobilizzazioni gessate degli arti inferiori viene instaurata una profilassi anticoagulante per evitare la comparsa di trombosi venose profonde che possono complicarsi con un’embolia polmonare.

Particolare attenzione andrà riservata allo stato dei nervi e dei vasi che potrebbero essere stati danneggiati a seguito del trauma e della frattura.

Trackbacks

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *