Clima caldo e disidratazione del neonato

sole

Il neonato  è maggiormente a rischio disidratazione sia per via della sua anatomia ovvero della pelle più sottile rispetto a bambini più grandi e adulti e di una maggiore superficie della testa (da cui si disperde maggiormente sudore) rispetto al resto del corpo sia perché non è in grado di esprimere la sete se non con un senso di irrequietezza generale.
Ci si preoccupa della disidratazione quando il piccolo è affetto da vomito o gastroenterite, ma non dobbiamo dimenticarci che i bambini possono disidratarsi anche per il caldo. E  le temperature equatoriali di questi giorni potrebbero essere responsabili di ciò.

Ma per non allarmarsi inutilmente a quali sintomi è importante prestare attenzione?
– Eccessiva sonnolenza anche durante la poppata che il neonato tende a non portare a termine
– mucose secche
– pannolino troppo frequentemente asciutto
Nei casi più gravi si può presentare anche avvallamento della fontanella anteriore,  aumento di temperatura corporea da lieve fino a vera e propria febbre.
La prevenzione è pertanto fondamentale:
– il neonato non deve essere esposto a temperature elevate e mai direttamente al sole
– il neonato allattato al seno deve essere attaccato più frequentemente per un adeguato apporto idrico, mentre nel caso di un neonato allattato artificialmente ma in giusta quantità, non c’è bisogno di un’idratazione aggiuntiva, né aumentando il numero delle poppate né aumentando la quantità d’acqua di diluizione. In entrambi i casi il latte, se ingerito nella giusta quantità, è sufficiente al neonato e non è necessario somministrare acqua in più.
A partire dai cinque mesi, invece, soprattutto se è stato già iniziato lo svezzamento, si può proporre l’acqua che deve essere a temperatura ambiente, non di frigo e non scaldata.

– è importante verificare se la pipì viene fatta regolarmente.

Da non sottovalutare inoltre la mamma che allatta che  deve bere più del solito per non  rischiare di disidratarsi lei.

Comments

  1. says

    That sales chart of Martin ukes suggests there may have been a ukulele bubble in the 20s followed by the depression. We have a uke bubble at the moment, and danger of a depression. It’s only a matter of time before an economist makes the connection and we get the blame.

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