Influenza, in Usa multe a ospedali con medici non vaccinati

aaaQuesto è il titolo di una notizia Ansa di qualche giorno fa. E sinceramente non mi è piaciuta: mi è sembrato un metodo altamente repressivo.  

Ma veniamo ai fatti: il Cdc di Atlanta (Centers for Disease Control and Prevention) da questa stagione invernale richiede a tutte le strutture sanitarie un report sul tasso di vaccinazione del personale. Nei casi giudicati  troppo bassi applicheranno delle multe, sotto forma di minori rimborsi e pubblicizzeranno il risultato su siti che censiscono la qualità degli ospedali.

Tutte le strutture stanno pertanto lavorando duramente per riuscire ad alzare la percentuale di sanitari vaccinati, sia offrendo gratis l’immunizzazione sia attraverso corsi di sensibilizzazione. L’obiettivo dell’agenzia è portare il tasso, ora al 72%, sopra il 90% entro il 2020.
In Italia gli operatori sanitari sono nelle categorie per cui il vaccino è raccomandato, anche se non è obbligatorio,ma appena il 15% di medici e infermieri si immunizza.

Io non sono fra questi.

Ho spiegato più volte che sono favorevole alle vaccinazioni nei bambini, io stessa sono vaccinata per alcune delle patologie più serie, tipo l’epatite B, ma l’antinfluenzale no. E la sconsiglio alle persone sane.

Perché?

Innanzitutto perché lo scopo della copertura vaccinale a tappeto è l’eliminazione di alcune serie malattie, in secondo luogo l’evitare le possibili complicanze.  Per quanto riguarda l’influenza è causata da un virus influenzale. Ne esistono 3 tipi, ma quello responsabile è il virus di tipo A. Tale virus ha la caratteristica di mutare di anno in anno, per tale motivo è praticamente sempre nuovo e l’aver contratto l’infezione, non dà protezione per l’anno successivo e quindi non è possibile avere un vaccino unico che dia protezione per più anni. Inoltre  il vaccino viene costituito sulla base del virus dell’anno precedente che potrebbe avere delle seppur minime differenze con il virus della stagione in corso.  Bisogna inoltre ricordare  che il vaccino, come da letteratura scientifica, è efficace mediamente nell’ 80% dei casi, quindi il 20% dei soggetti che hanno assunto il vaccino è esposto al contagio dell’influenza.

Secondo il vicepresidente della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva (Siti) la vaccinazione è raccomandata non solo per proteggere il singolo operatore, che come la maggior parte degli adulti sani difficilmente va incontro a gravi conseguenze, ma soprattutto per il fatto che è a contatto con pazienti, già compromessi, a cui il virus influenzale può portare danni gravi e persino la morte. Vaccinarsi inoltre riduce il numero di assenze lavorative.

E ora un po’ di polemica: perché se uno dei primi obiettivi è tutelare la salute dei pazienti, molti datori di lavoro contestano le assenze per malattia del personale?

Siamo proprio sicuri che se siamo vaccinati per il vaccino dell’influenza siamo protetti? O invece non maggiormente esposti ad altri virus parainfluenzali in un momento (l’inizio della stagione fredda), in cui proliferano, abbassando momentaneamente qualsiasi vaccino le difese immunitarie?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *