Perché le mamme urlano?

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Si lo so, è la scoperta dell’acqua calda, ma perché quando noi urliamo non ce ne accorgiamo neppure mentre se sono altri ad urlare ci da perfino fastidio?
L’altro pomeriggio tornando a casa, un amichetto di supernano continuava a chiedere la stessa cosa alla mamma che all’ennesima richiesta è sbottata. Il bambino con una tranquillità da far paura le ha chiesto perché urlasse sempre e fosse sempre arrabbiata. Risposta della mamma: “sono stanca, sono in piedi dalle sei della mattina e ho ancora da lavorare”.

Ho osservato la scena e iniziato a farmi domande essendomi immedesimata nella mia amica, ma comprendendo anche il bambino che alla richiesta, per di più apparentemente banale, aveva ricevuto solo dei secchi no e non una spiegazione di quei no.
Urliamo perché siamo stanche e stressate o per altro?
Rifletto di quanto spesso mi capiti. Di urlare senza validi motivi, di urlare in partenza per farmi ascoltare, di urlare quando al mattino stanno 20 minuti imbambolati davanti a una tazza di latte o ad osservare i vestiti, di urlare quando suona il telefono e loro fanno tutto il rumore possibile o hanno delle richieste assurde proprio in quel nano secondo, di urlare all’ora della nanna quando ogni scusa è buona per rimandare l’incontro con Morfeo e quando finalmente sono a letto e mi accingo non dico al meritato riposo ma a stendere-riordinare la cucina-preparare i vestiti per il giorno dopo… mammmmaaaaa….  hanno sete.
Di urlare perché: quelle scarpe no, quel maglione mi pizzica, non riesco a mettere la sciarpa, la frutta oggi no, anzi si, ma l’unico tipo che manca nel portafrutta.
Di urlare perché: i denti si lavano in bagno, la merenda si fa in cucina, non avete in casa Mary Poppins che con una bacchetta mette in ordine la camera.
E così via, l’elenco potrebbe non aver fine e ognuno aggiungere del suo.
Ma mi chiedo appunto se urlo perché sono sempre stanca o perché so che tutto diventerà una battaglia (sono veggente, eh…).
L’urlo in parte rimette l’ordine: la mamma è arrabbiata e si deve ubbidire.
Forse. Microba spesso si tappa le orecchie con le mani e mi guarda con l’aria di quella che sa che tanto poi non succede nulla.
E allora mi chiedo se esiste altro modo per farsi ascoltare, per farsi ubbidire

 

 

 

 

Comments

  1. mara says

    Potrei averlo scritto io questo post per come mi ci ritrovo e poi immancabilmente tutte le volte che ho urlato mi ritrovo a chiedermi fra me: ma non potevo evitare? No che non potevo perché sono stanca di ripetere le stesse cose all’infinito!! E allora come si può fare? Io non lo so.

  2. Laura says

    Bellissimo post e conclusione spinosa….Il problema non è se esiste un altro modo per farsi obbedire: certo che c’è, l’abbiamo sperimentato più o meno tutte che quando siamo miracolosamente calme e abbiamo tempo a disposizione, una soluzione a decibel più o meno zero si trova sempre(di solito ciò avviene spostando creativamente l’attenzione del pargolo/pargola dalla cosa richiesta)…Alzi però la mano chi sperimenta questi momenti più di una volta a settimana…Quindi la questione è: come fare a far sfogare le mamme dalla marea di frustrazioni che accumulano nel loro percorso di genitrici ed educatrici senza farsi sentire anche alle isole Svalbard?(a quel punto ottenere l’obbedienza non è l’obiettivo principale, bensì lo è la sanità mentale….)

  3. Flavia says

    Bellissimo e interessante post!
    Quale mamma, leggendolo, non ha pensato a tutte le volte che è capitato a lei!
    Urliamo per farci ascoltare…perchè, quando siamo stanche, è il tentativo più rapido e più semplice… condivido, infatti, pienamente l’osservazione di Laura: “quando siamo miracolosamente calme e abbiamo tempo a disposizione, una soluzione a decibel più o meno zero si trova sempre(di solito ciò avviene spostando creativamente l’attenzione del pargolo/pargola dalla cosa richiesta)”….e ritengo che anche in questo ci siamo riconosciute.
    Sono anche fermamente convinta che provare ad evitare l’ “urlo” esasperato e esasperante si può. E ritengo che i modi siano fondamentalmente due:
    1- prendere consapevolezza dei nostri stati d’animo: rendersi conto che sta per “sbottare” l’urlo, che stiamo perdendo il controllo e riprendere un po’ di distacco dalla situazione “snervante”. I modi per farlo sono: fare un bel respiro profondo e affrontare con più tranquillità la richiesta/ l’evento che ha scatenato la nostra rabbia; ammettere il nostro stato d’animo, cosa che non ci farà apparire agli occhi del nostro pargolo meno autorevoli, ma più umane e più mature
    2 – mettere regole di comportamento, a casa e fuori: farle insieme, concordandole, così di fronte agli eventuali capricci si può sempre far breccia su quanto si è fatto e concordato insieme: io e la mia cucciola, ad esempio, abbiamo fatto delle regole con i suoi personaggi preferiti, li abbiamo colorati e attaccati in giro per casa. Ad esempio, la nostra regola numero uno è la regola tanto cara alla Montessori: un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto. ho disegnato una peppa pig immersa nei suoi giochi e cucciola l’ha colorato e ha aggiunto “si mette tutto a posto”; quando era più piccola (ne aveva 3, adesso ha quasi 5 anni) avevo fatto un collage, e lei mi aveva aiutato ad attaccare su un foglio, tutte immagini di camerette pulite e ordinate che avevamo scelto insieme. Non sempre funziona, ma mi fa urlare sicuramente meno (a me urlare proprio non piace 😛 !)…

    Mi auguro che queste osservazioni possano essere d’aiuto a chi legge incuriosita questo post, alla ricerca di un’idea per conservare la “sanità mentale” di cui si parlava sopra e per poter godere di più i momenti di condivisione con i nostri bambini.

  4. Mamma Medico says

    anche noi abbiamo attaccato un bel “collage” di regole sulla porta di casa (non troppo, in realtà,altrimenti è più difficile rispettarle). ma anche quelle poche in realtà non sono troppo considerate…

  5. Flavia says

    nella mia esperienza, al momento di regole ne abbiamo scritte 3:
    1 – un posto per ogni cosa e cosa al suo posto
    2 – le regole per la ninna (noi abbiamo concordato: ci laviamo, si lavano i dentini, mettiamo il pigiama, cartone “abbraccicate” e favola – tutta la sequenza l’abbiamo pensata con i disegnini che sono più immediati e abbiamo messo anche i limiti orari con l’orologio disegnato e le lancette che indicano diverse fasce orarie. superate le 11 non c’è storia che tenga, tutti a nanna di filato!)
    3 – si rispetta il cibo

    le regole scritte vanno sempre rispettate e per prima cosa dagli adulti, altrimenti perdono senso e valore. Nulla vieta “l’eccezione” che “conferma la regola” (anche se la terza è sempre sacrosanta) ma in linea di massima scriverla e poi non rispettarle equivale a non scriverle, o peggio. Poi si aggiunge ciò di cui il bambino ha necessità! (per esempio: quando mia aveva problemi a fare i suoi bisognini sul water, ne avevamo un’altra che prevedeva che doveva stare seduta sul water almeno 10 minuti prima di alzarsi!).
    Ultimo consiglio: più che agire in termine di punizione e di negazioni (se non fi questo allora io ti tolgo/non faccio/…urlo!) agire in termini di premio (se tu fai questo allora io ti do questo/ti porto al parco/…non mi arrabbio!). è soltanto un modo per far cambiare la prospettiva da cui si guarda alle cose. Esempio: invece di dire “se non ti comporti bene non ti porto al parco”, possiamo dire “se ti comporti bene (e smetti di piangere), ti porto al parco” 😉

    Un abbraccio e buon proseguimento… da mamma a mamma! 😀

  6. says

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  7. says

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  8. says

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  9. says

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