Le donne e il lavoro: Rapporto annuale Istat 2011 sullo stato dell’Italia

Donne e lavoro

Alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e di numerosi rappresentanti del Governo e del Parlamento, il presidente dell’Istat Enrico Giovannini nei giorni scorsi ha illustrato la sintesi della diciannovesima edizione del Rapporto Annuale sulla situazione del Paese. In cinque capitoli sono state esposte le più recenti dinamiche in campo economico, sono state documentate le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane proiettando lo sguardo sui prossimi anni, valutando lo stato del Paese alla luce di “Europa 2020” .

I dati sono preoccupanti soprattutto per quanto riguarda la finestra dell’Italia femminile che lavora. Conciliare vita famigliare e lavoro appare nell’Italia del 3° millennio un’impresa titanica! Ottocentomila donne “licenziate” o costrette a lasciare il lavoro a causa della maternità. Ovvero l’8,7% delle donne lavoratrici con almeno un figlio. Tante sono le mamme che, nel 2010, hanno abbandonato il mondo del lavoro o sono state costrette a farlo.

La fotografia dell’Italia al femminile è desolante: una volta lasciato il lavoro, solo il 40,7% ha ritrovato un impiego, secondo l’Istat, infatti, su 100 donne licenziate o indotte a dimettersi, riprendono a lavorare in 15 al Nord e in 23 al Sud. A subire l’allontanamento dal lavoro a causa della maternità sono soprattutto le mamme giovani (13,1%) quelle che vivono al Sud (10,5%) e quelle con titoli di studio più basso (10,4%).

Per chi invece riesce a tenerlo, il lavoro, il divario con gli stipendi maschili, è ancora notevole. La retribuzione netta mensile delle lavoratrici dipendenti è di 1.077 euro contro i 1377 degli uomini, circa il 20% in meno. Se confrontati al resto dei Paesi europei, inoltre, i dati sulla partecipazione delle donne al mondo del lavoro sono allarmanti: nel 2010 il tasso di occupazione al femminile si è arrestato al 46,1%, il 12% in meno rispetto alla media europea.

Comments

  1. says

    Certo, purtroppo questi dati sono allarmanti. Qualche speranza viene data però dal fatto che inizia a diffondersi in Italia la cultura del welfare aziendale: cioè di tutti quei servizi che vengono messi a disposizione dei dipendenti al fine di permettere una migliore conciliazione vita-lavoro. Noi di Eudaimon ci occupiamo da anni di welfare ed abbiamo realizzato soluzioni per le aziende più disparate, che permettono soprattutto alle donne di mantenere i propri posti di lavoro, senza doversi sacrificare nella sfera privata. Ciò che cerchiamo di fare ora è non solo sensibilizzare le aziende che ancora non ne fanno uso mostrando come in realtà il welfare abbia un ritorno positivo per le imprese in termini di produttività, ma anche fare cultura tra i dipendenti sulle soluzioni possibili.

  2. says

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