
La notizia è “fresca fresca” di oggi: il presidente dell’Autorità garante della privacy Francesco Pizzetti intervenendo a Roma alla presentazione del Manuale per la Comunicazione in Oncologia ha manifestato la sua preoccupazione per il diffondersi a livello mondiale di siti sulla sanità dove spesso sono pubblicate, pur in perfetta buona fede, informazioni anche non del tutto corrette. Ha inoltre sottolineato in maniera critica il moltiplicarsi di blog e i siti sulle malattie rare in cui, ad esempio, i pazienti creano classifiche di gradimento delle strutture sanitarie come se fossero alberghi.
L’informazione ha destato in me non poco stupore e non perchè sono parte in causa: io scrivo di medicina ma sono un medico mentre molti dei siti o dei blog in ambito sanitario non sono scritti da medici. Inoltre le informazioni di natura sanitaria anche su siti non medici sono scritte da giornalisti che non essendo propriamente del campo potrebbero involontariamente dare informazioni errate.
E qui arrivo al punto: oggi si parla tanto di internet talora, demonizzandolo, ma il problema a mio parere risale alla notte dei tempi. Nessuno si è mai preoccupato quando pullulavano le trasmissioni televisive a carattere scientifico. Venivano presentati numerosi argomenti e soprattutto novità in campo sanitario non applicabili però a tutti, ma con il risultato che il giorno dopo la trasmissione i medici ricevevano richieste assurde da parte dei pazienti. E ricordo ancora che durante uno dei primi turni in pronto soccorso discussi a lungo con una paziente che doveva essere necessariamente sottoposta ad un esame strumentale invasivo, perché si ostinava a sostenere che alla trasmissione xy avevano spiegato che era superato da altro.
Io credo inoltre che se ci fosse maggior comunicazione medico-paziente (e quando parlo di comunicazione non intendo solo da parte del medico, ma anche da parte del paziente che spesso finge di aver capito le spiegazioni fornite e una volta a casa non legge i referti consegnati), quest’ultimo non avrebbe praticamente bisogno di trovare altrove le risposte che potrebbe fornirgli il proprio dottore di fiducia.
Detto questo non bisogna dimenticare che spesso, soprattutto chi è affetto da una malattia rara, si sente abbandonato dal mondo medico, per cui in rete oltre a cercare informazioni sulla propria patologia cerca qualcuno con cui condividere la sorte. Ma anche chi ha problemi di minima entità, come può essere una neomamma alle prese con pappe o sederini arrossati, trova in rete la solidarietà di altre mamme e risposte a problemi magari anche banali ma che nessuno nel mondo reale è in grado di risolvere.

















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